Dalle ceneri della Auto Union
Alla fine della Seconda guerra mondiale gli stabilimenti Auto Union in Sassonia si trovarono nella zona sotto controllo sovietico. Anziché essere smantellati, vennero nazionalizzati e riorganizzati: la ex fabbrica Audi di Zwickau divenne il VEB Kraftfahrzeugwerk Audi, primo nucleo di quella che sarebbe diventata la produzione automobilistica IFA.
Il consorzio non era una casa automobilistica nel senso tradizionale del termine, ma un raggruppamento statale che coordinava più stabilimenti, marchi e tipologie di veicoli, dalle biciclette ai camion pesanti. Le automobili, però, furono il segmento che diede al marchio IFA la sua visibilità più ampia, grazie a due modelli entrati nella memoria collettiva della Germania Est.
Fondazione del consorzio
1947
IFA F8: la piccola erede della DKW
La F8 nacque come continuazione diretta della DKW F8 prebellica e venne prodotta dal 1949 al 1955. Il cuore era un bicilindrico a due tempi con distribuzione a lamelle Schnürle, di 690 cm³, capace di circa 20 CV a 3.500 giri, sufficienti per una velocità massima intorno agli 85 km/h.
Le dimensioni erano contenute, con una lunghezza attorno ai 4 metri e un passo di 2.600 mm, mentre il peso non superava i 900 kg nelle versioni più equipaggiate. La gamma di carrozzerie era sorprendentemente ampia per un'auto così essenziale: berlina, cabriolet, familiare con listelli di legno a vista, pick-up e furgone. Nel complesso ne furono costruiti circa 26.000 esemplari, prima che la produzione passasse alla AWZ P70, che ne ereditò meccanica e propulsore ma non più il marchio IFA.
Periodo di utilizzo del marchio IFA per le auto
1949-1956
IFA F9: il salto in avanti verso i tre cilindri
Presentata a partire dal 1950, la F9 rappresentò un passo tecnico più ambizioso: un motore a tre cilindri a due tempi raffreddato ad acqua, di circa 900-910 cm³, con una potenza dichiarata tra 28 e 30 CV e una velocità massima che poteva sfiorare i 110 km/h. Una curiosità tecnica riguardava la posizione del radiatore, collocato dietro il motore anziché davanti, e la trasmissione a quattro marce con ruota libera che trasferiva la coppia all'avantreno.
Nata inizialmente a Zwickau, la produzione della F9 si spostò nel 1953 nello stabilimento di Eisenach, ex sede BMW poi diventata EMW, dove il modello proseguì con la sigla EMW 309 fino al 1956, anno in cui lasciò il posto alla Wartburg 311. In totale furono realizzati oltre 40.000 esemplari tra berlina, cabriolet e familiare.
La fine del marchio e l'eredità nel collezionismo
Il 1956 segnò lo spartiacque: il marchio IFA scomparve dalle automobili, sostituito da denominazioni regionali come Wartburg per Eisenach e, di lì a poco, Trabant per Zwickau. La sigla IFA continuò comunque a esistere come ombrello industriale per l'intero comparto veicolare della DDR fino alla riunificazione tedesca del 1990.
Oggi le F8 e le F9 sopravvissute sono considerate testimonianze rare della cultura tecnica della Germania divisa, ricercate da un pubblico di collezionisti relativamente ristretto ma appassionato, soprattutto in area tedesca ed europea. Le quotazioni sul mercato dell'usato d'epoca variano molto in base allo stato di conservazione e all'originalità delle componenti, mentre restano piuttosto contenute rispetto ad altre Oldtimer occidentali coeve, complice anche una minore notorietà internazionale del marchio.
