Come Horch diventò Audi
La vicenda che lega Horch ad Audi è tra le più curiose della storia dell'automobile tedesca. Dopo aver lasciato l'azienda che portava il suo cognome in seguito a un dissidio con i soci, August Horch ne fondò una nuova nella stessa città, Zwickau, continuando a usare il proprio nome.
- I vecchi soci, proprietari del marchio Horch, fecero causa e la vinsero
- Ad August Horch fu vietato di utilizzare ancora il proprio cognome come marchio
- Nel 1910 la nuova società fu ribattezzata Audi, dal latino ascolta, traduzione del tedesco horchen
Il nuovo nome nacque, secondo la ricostruzione più accreditata, durante una discussione in famiglia con uno dei soci: fu il figlio di quest'ultimo, alle prese con i compiti di latino, a suggerire la traduzione che sarebbe diventata uno dei marchi più noti al mondo.
Fondazione
1899 a Colonia, sede a Zwickau dal 1904
Gli anni d'oro: dagli otto cilindri al lusso assoluto
Nella seconda metà degli anni Venti Horch si affermò come uno dei costruttori più raffinati di Germania. Il modello Horch 8, presentato nel 1926, fu tra le prime vetture di serie tedesche con un motore a otto cilindri in linea, capostipite di una lunga famiglia di modelli prodotta fino al 1935 in circa 12.000 esemplari complessivi, con cilindrate comprese tra 3 e 5 litri e potenze salite fino a 100 CV.
Al vertice della gamma arrivò poi la Horch 12, dotata di un motore V12 di circa sei litri da 120 CV, prodotta in appena una manciata di decine di esemplari e riservata a una clientela ristrettissima. Negli anni Trenta la produzione si allargò con le famiglie Horch 830, ad otto cilindri a V, e Horch 850/851/853/855/951, con motore otto cilindri in linea da quasi cinque litri capace di 120 CV nelle versioni più spinte: berline Pullman, cabriolet e coupé sportivi carrozzati su misura da atelier come Voll & Ruhrbeck e Gläser.
Anni di produzione come marchio di lusso
1900-1940
La fusione in Auto Union e la fine del marchio
Nel 1932 la crisi economica seguita al crollo di Wall Street mise in ginocchio le quattro case automobilistiche sassoni: Audi, DKW, Horch e la divisione auto di Wanderer si unirono così in un unico gruppo, Auto Union AG, il cui logo a quattro anelli intrecciati rappresenta ancora oggi quella fusione. All'interno del nuovo gruppo, Horch mantenne il proprio nome e la propria identità, diventando il marchio di punta destinato alla clientela più facoltosa, mentre Audi si posizionava un gradino sotto, Wanderer nella media cilindrata e DKW nelle utilitarie e nelle moto.
La Seconda guerra mondiale segnò la fine di questo capitolo: lo stabilimento di Zwickau si trovò in zona di occupazione sovietica e fu nazionalizzato, riconvertito dapprima alla costruzione di autocarri. Solo a metà degli anni Cinquanta il nome Horch tornò brevemente sulle grandi ammiraglie di rappresentanza della Germania Est, prima che il marchio confluisse definitivamente in Sachsenring sul finire del decennio, chiudendo la sua storia come costruttore.
Ultima produzione (come Sachsenring)
1953-1959
Auto di rappresentanza, auto del potere
Il prestigio delle grandi Horch degli anni Trenta ne fece anche le vetture prescelte da alti ufficiali e gerarchi del regime nazista, che ne commissionavano esemplari unici ai migliori carrozzieri tedeschi in occasione dei saloni dell'automobile. Un'eredità scomoda che convive, nella storia del marchio, con il suo indiscusso valore ingegneristico e con la rarità odierna: degli esemplari più prestigiosi, come alcune Pullman-cabriolet, sopravvivono oggi solo poche unità, custodite in collezioni e musei.
