Dalle due ruote alle quattro: la nascita dell'auto Honda
Prima di diventare un costruttore di automobili, Honda si è affermata negli anni '50 e '60 come uno dei principali produttori mondiali di motociclette. Il debutto nel mondo dell'auto arriva nel 1963, quando l'azienda lancia quasi in contemporanea il piccolo autocarro T360 e la roadster S500, la prima vettura di serie del marchio.
Fin da subito Honda sceglie una strada diversa rispetto agli altri costruttori giapponesi: invece di puntare solo su affidabilità ed economia, propone motori capaci di girare a regimi altissimi, quasi da moto, montati su vetture leggere e maneggevoli.
Fondazione Honda
1948
S500, S600, S800: la stirpe delle piccole sportive
La S500 del 1963 viene seguita nel 1964 dalla S600 e poi, nel 1966, dalla S800, prodotta fino al 1970. Quest'ultima monta un quattro cilindri da 791 cc capace di erogare 70 CV a 8.000 giri, con un regime di rottura fissato a 8.500 giri, tra i più alti mai visti su un'auto sportiva stradale del periodo.
- Lunghezza di 3.335 mm e peso di circa 782 kg
- Disponibile in versione roadster e coupé a due porte
- Velocità massima superiore ai 160 km/h
Questi numeri, uniti alla rarità degli esemplari sopravvissuti, hanno reso la S800 uno dei modelli Honda più ricercati dai collezionisti.
Ingresso nel mercato auto
1963
N360 e Civic: la rivoluzione delle piccole Honda
Nel 1967 arriva la N360, una kei car con motore bicilindrico raffreddato ad aria da 354 cc e 31 CV, lunga meno di tre metri e pesante appena 508 kg. Fu il primo modello Honda esportato ufficialmente negli Stati Uniti, nel 1970, e pose le basi per il successo delle vetture per passeggeri del marchio.
Il vero salto di qualità arriva però nel 1972 con la prima Civic, spinta da un motore 1.169 cc che dal dicembre 1973 può montare la testata CVCC: una soluzione che permetteva di rispettare i severi limiti antinquinamento americani senza bisogno della marmitta catalitica. Il tempismo si rivelò perfetto, perché la crisi petrolifera del 1973 spinse molti automobilisti verso vetture piccole e parsimoniose come la Civic.
Soglia Oldtimer nel 2026
Veicoli immatricolati fino al 1996
Coupé e muscoli leggeri: Prelude, CR-X e Beat
Nel 1978 debutta la prima Honda Prelude, una coupé quattro posti dal profilo basso con un quattro cilindri 1,6 litri da 80 CV e un ampio tettuccio panoramico in vetro, elemento raro per l'epoca.
Nel 1983 è la volta della CR-X, presentata in Giappone come Honda Ballade Sports CR-X: derivata dalla Civic, monta un 1.488 cc da 100 CV a 5.800 giri, pesa circa 825 kg e raggiunge i 190 km/h, diventando un'icona delle piccole sportive giapponesi leggere.
Chiude idealmente questa famiglia la Beat del 1991, kei car roadster con motore posteriore-centrale tricilindrico da 656 cc e 63 CV, disegnata dalla Pininfarina e venduta esclusivamente in Giappone fino al 1996, per un totale di circa 33.600 esemplari.
NSX: la supercar che sfidò Ferrari
Presentata nel 1990, la NSX resta il modello più ambizioso della storia Honda: prima vettura di serie al mondo con una scocca semi-monoscocca interamente in alluminio, montava un V6 3.0 litri con tecnologia VTEC, poi portato a 3,2 litri nel 1997. Nello sviluppo dell'assetto contribuì anche Ayrton Senna, che fornì indicazioni dirette al team di ingegneri guidato da Shigeru Uehara.
Furono prodotti meno di 20.000 esemplari della prima generazione, pensata per competere con le supercar V8 italiane offrendo però l'affidabilità tipica di una Honda di serie. Le unità immatricolate entro il 1996 sono ormai a tutti gli effetti delle Oldtimer, mentre la sportiva successiva, la S2000 del 1999 con il suo motore F20C capace di 9.000 giri, si avvicina anno dopo anno alla stessa soglia.
