Dalla Barcellona del 1904 al mito franco-spagnolo
La storia di Hispano-Suiza comincia il 14 giugno 1904 a Barcellona, quando gli imprenditori Damián Mateu e Francisco Seix uniscono le forze con l'ingegnere svizzero Marc Birkigt per dare vita a un nuovo costruttore di automobili di lusso. Il nome stesso, che unisce l'aggettivo riferito alla Spagna e quello riferito alla Svizzera, racconta già l'anima internazionale del progetto.
Il salto di qualità arriva nel 1911, con l'apertura di uno stabilimento a Levallois-Perret, alle porte di Parigi, seguito nel 1914 dalla fabbrica di Bois-Colombes. La produzione francese finisce per superare quella spagnola, tanto che Hispano-Suiza viene comunemente descritta come una Casa franco-spagnola più che come un semplice marchio iberico.
Uno dei modelli simbolo di questa prima fase è la Alfonso XIII, un quattro cilindri di 3.620 cm³ da 64 CV realizzato tra il 1911 e il 1914 su progetto dello stesso Birkigt. Il nome non è casuale: il sovrano spagnolo Alfonso XIII, grande appassionato di automobili, era diventato azionista dell'azienda nel 1910 e uno dei suoi maggiori clienti, arrivando ad acquistare circa una trentina di vetture del marchio nel corso del suo regno.
Fondazione
14 giugno 1904, Barcellona
H6, K6 e J12: l'epoca d'oro delle grandi chassis di lusso
Nel primo dopoguerra Hispano-Suiza mette a frutto l'esperienza maturata con i motori aeronautici della Prima Guerra Mondiale per dare vita alla sua gamma più prestigiosa. La H6, con il suo sei cilindri di 6.597 cm³, diventa il modello di riferimento della Casa fino al 1932, quando viene affiancata e progressivamente sostituita dalla ammiraglia a dodici cilindri.
Il J12, prodotto dal 1931 al 1938, rappresenta infatti l'apice tecnico del marchio: un dodici cilindri di 9.500 cm³ da 220 CV, capace di superare i 170 km/h con un'elasticità di marcia giudicata straordinaria per l'epoca. Venduto esclusivamente come telaio nudo, destinato ai grandi carrozzieri dell'epoca, il J12 era anche il modello più costoso mai realizzato dall'azienda.
Accanto a questa ammiraglia, dal 1933 arriva il K6, un sei cilindri di 5.184 cm³ da 125 CV derivato tecnicamente dal J12: una vettura pensata per chi cercava la stessa qualità costruttiva e lo stesso prestigio del dodici cilindri, ma su un telaio più compatto e maneggevole, pur restando una vera gran turismo capace di crociere autostradali fluide e silenziose.
Anni di produzione auto (epoca classica)
1904-1938
La cicogna che vola: dai motori d'aereo alla fine della produzione classica
Lo stemma di Hispano-Suiza, la celebre cicogna alata, non è un semplice ornamento stilistico ma un omaggio preciso: il marchio lo adotta in onore dell'asso dell'aviazione francese Georges Guynemer, che durante la Prima Guerra Mondiale pilotava un caccia con una cicogna dipinta sulla fusoliera, equipaggiato con un motore Hispano-Suiza.
Non è un caso isolato: tra il 1904 e il 1946 l'azienda realizza oltre 12.000 veicoli di lusso, ma anche circa 50.000 motori per l'aviazione, contribuendo in modo determinante allo sviluppo dei propulsori aeronautici della prima metà del Novecento.
La produzione automobilistica classica si interrompe nel 1938, complice anche la Guerra Civile spagnola che porta alla chiusura dello stabilimento di Barcellona già nel 1936. Nel 1946 gli asset automobilistici spagnoli passano infine a Enasa, l'azienda statale che darà vita ai veicoli industriali Pegaso, chiudendo di fatto il capitolo classico della Casa e lasciando che il marchio continuasse a vivere per decenni solo nel settore aeronautico e della difesa.
Rinascita moderna
Dal 2019, hypercar elettriche Carmen
La rinascita elettrica: da Ginevra 2019 a oggi
Dopo oltre ottant'anni di silenzio sul fronte automobilistico, il marchio torna in scena nel 2019 al Salone di Ginevra con la Carmen, hypercar completamente elettrica sviluppata a Barcellona sotto il controllo del Gruppo Peralada, riconducibile alla famiglia Suqué Mateu, discendente dei fondatori.
La Carmen monta due motori elettrici per una potenza complessiva dichiarata di circa 750 kW (1.019 CV) e una coppia massima di 1.000 Nm, con un'autonomia dichiarata fino a 500 km grazie a un pacco batterie agli ioni di litio da 80 kWh, integrato nel corpo vettura anche come elemento di rigidità strutturale. Il design richiama esplicitamente le forme della storica H6B Dubonnet Xenia del 1938, in un omaggio diretto al passato del marchio.
Alla Carmen originale sono seguite le varianti Boulogne e, più di recente, Sagrera, a conferma di una strategia di prodotto costruita su numeri di produzione volutamente ridottissimi e su un posizionamento estremo nel segmento delle hyperlux electric car.
