Dalle biciclette alle prime automobili
La storia di Hillman comincia nel 1907, quando William Hillman, già affermato produttore di biciclette, fonda insieme all'ingegnere e pilota Louis Coatalen la Hillman-Coatalen Company nei pressi di Coventry. Dopo la partenza di Coatalen nel 1909, destinato a legare il proprio nome alla Sunbeam, l'azienda assume nel 1910 la denominazione definitiva di Hillman Motor Car Company.
I primi modelli sono vetture dai motori generosi, ma è con la più modesta 9 HP, dotata di un quattro cilindri a valvole laterali da circa 1,4 litri, che Hillman conquista il suo primo vero successo commerciale, aprendo la strada a una filosofia produttiva orientata all'auto accessibile.
Anni di attività del marchio
1907-1976
L'ingresso nel gruppo Rootes e il successo della Minx
Nel 1929 Hillman viene acquisita da Humber e, due anni dopo, entrambe confluiscono nel neonato Rootes Group, che ne fa il proprio marchio generalista di punta. È in questo contesto che nel 1932 debutta la Minx, la vettura che per quasi quarant'anni rappresenterà l'anima popolare di Hillman.
- Nel 1935 la Minx diventa una delle prime auto di grande serie con cambio interamente sincronizzato
- Il dopoguerra porta numerose serie evolutive, dalle Mark I-VIII alla più moderna serie Audax disegnata con la collaborazione dello studio di Raymond Loewy
- La gamma si allarga con la Super Minx a passo allungato e motori fino a 1.725 cc
Gruppo di appartenenza (dal 1931)
Rootes Group, poi Chrysler dal 1967
La Imp: la scommessa tecnica più audace
Prodotta dal 1963 al 1976 nello stabilimento scozzese di Linwood, la Hillman Imp è la risposta di Rootes alla Mini della BMC. Con motore posteriore in alluminio da 875 cc (portato a 998 cc nelle versioni Rally), sospensioni posteriori a bracci semi-obliqui e frizione a molla a diaframma, per l'epoca è un'auto tecnicamente all'avanguardia.
Il raffreddamento del propulsore posteriore si rivelò tuttavia un punto debole, e la scarsa dimestichezza dei meccanici dell'epoca con i motori in alluminio contribuì a intaccarne la fama di affidabilità. Restò comunque in produzione per tredici anni, un record per un'utilitaria britannica dell'epoca, con circa 440.000 esemplari costruiti tra berlina, coupé e la variante familiare Husky.
Hunter e Avenger: la maturità del marchio
Negli anni Sessanta e Settanta Hillman consolida la propria immagine con due modelli di taglio più convenzionale ma apprezzati per la solidità meccanica. La Hunter (1966), con motori da 1,5 e 1,7 litri, si distingue per la marcia fluida e la spartana affidabilità, trovando mercato anche fuori dal Regno Unito. L'Avenger (1970), con sospensione anteriore MacPherson e sterzo a cremagliera, offre un comportamento su strada più moderno e una struttura leggera rispetto alla stessa Hunter, ritagliandosi un ruolo di rilievo grazie anche alle versioni sportive GT.
Il tramonto del marchio e l'interesse odierno
Con l'ingresso di Chrysler nel controllo del gruppo Rootes, completato nel 1967, il marchio Hillman viene progressivamente affiancato e poi sostituito dai marchi Chrysler e, dal 1979 sotto Peugeot, da Talbot: il nome Hillman scompare dai listini nel 1976. Lo stabilimento di Ryton, che aveva ospitato la produzione per settant'anni, ha chiuso definitivamente nel 2007.
Oggi le Hillman sono ricercate dal collezionismo come testimonianza di un'ingegneria britannica pragmatica e a tratti innovativa: chi si avvicina a un esemplare d'epoca dovrebbe verificare con cura lo stato della carrozzeria, i punti di ruggine più comuni e le condizioni dell'impianto elettrico, prima ancora di valutare la meccanica.
