Le origini: da Giacinto Ghia alla carrozzeria di Torino
La storia di Ghia comincia nel 1916 a Torino, quando Giacinto Ghia fonda insieme al socio Gariglio una piccola carrozzeria specializzata in strutture leggere in alluminio. Il nome si afferma presto grazie all'Alfa Romeo 6C 1500 vestita da Ghia, vincitrice della Mille Miglia del 1929, e negli anni Trenta l'atelier lavora per Alfa Romeo, Fiat e Lancia, firmando tra l'altro la Fiat 508 Balilla Sport Coupé del 1933.
Il secondo conflitto mondiale segna una battuta d'arresto drammatica: nel 1943 un bombardamento alleato distrugge lo stabilimento torinese e l'anno seguente Giacinto Ghia muore per un attacco cardiaco mentre segue personalmente la ricostruzione della fabbrica. L'azienda passa quindi nelle mani di due suoi collaboratori, Giorgio Alberti e Felice Mario Boano, che ne raccolgono l'eredità stilistica.
Motorizzazioni Karmann Ghia
Boxer raffreddato ad aria, 1192-1600 cm3, 30-54 CV
L'era Segre: il decennio d'oro del design italiano
Quando Boano lascia la società nel 1953, la guida passa a Luigi Segre e per Ghia inizia un decennio, fino al 1963, in cui le più importanti case automobilistiche del mondo bussano alla porta della carrozzeria torinese. In questi anni Ghia disegna e realizza serie speciali per Chrysler, tra cui le limousine Imperial Crown, la coupé Ghia L6.4 e la Ghia 450 SS di metà anni Sessanta. Nello stesso periodo firma anche la Volvo P1800 e il concept Lincoln Futura per Ford, dimostrando una capacità unica di adattare lo stile italiano al gusto dei costruttori americani e scandinavi.
Sono gli anni in cui nell'atelier torinese lavorano designer che scriveranno la storia del disegno automobilistico, come Giovanni Savonuzzi e, più avanti, un giovanissimo Giorgetto Giugiaro, attivo in Ghia tra il 1965 e il 1967.
Fondazione carrozzeria
1916, Torino
La Karmann Ghia: la creazione che ha reso immortale il nome
Se c'è un'auto che ha portato il nome Ghia fuori dai circoli degli appassionati di design, questa è la Volkswagen Karmann Ghia. Nata da un'idea del carrozziere tedesco Wilhelm Karmann, che nel 1953 chiese a Ghia di disegnare una coupé sportiva sul pianale del Maggiolino, la vettura viene presentata al Salone di Francoforte del 1955 con le linee firmate da Luigi Segre e Felice Mario Boano.
La carrozzeria, rifinita e levigata a mano, nasconde una meccanica Volkswagen semplice e robusta: motore boxer raffreddato ad aria, montato in posizione posteriore, con cilindrata che nel corso della produzione cresce da 1192 a 1600 cm3 e potenza che passa dai 30 CV iniziali fino a circa 54 CV delle ultime serie. Alla versione Type 14, coupé e dal 1957 anche cabriolet, si affianca dal 1961 la Type 34, una berlinetta più grande costruita sul pianale della Tipo 3.
La produzione tedesca si chiude nel gennaio 1974 con oltre 443.000 esemplari realizzati tra coupé e cabriolet, cui si aggiungono le versioni assemblate in Brasile fino al 1975.
Periodo d'oro
1953-1963, sotto la guida di Luigi Segre
Il badge Ghia: quando il nome diventa un allestimento Ford
Nel 1970 Ford acquisisce la maggioranza della Carrozzeria Ghia e da quel momento il marchio torinese smette gradualmente di essere un semplice atelier di design: dal 1973 "Ghia" diventa la sigla che Ford riserva agli allestimenti più ricchi della propria gamma europea. La Granada Ghia, proposta dall'aprile 1974, diventa la versione più prestigiosa e costosa della grande berlina Ford, mentre negli anni successivi il badge compare su Escort, Cortina, Capri, Sierra, Orion, Scorpio e Mondeo.
Il caso più longevo è quello della Fiesta, che monta l'allestimento Ghia ininterrottamente dal febbraio 1977 al novembre 2008, un record fra tutti i modelli Ford. Il nome viene progressivamente ritirato a partire dal 2010, sostituito dalla denominazione Titanium, mentre lo studio di Torino, ridimensionato negli anni Duemila, sopravvive più come riferimento stilistico che come vero centro stile fisico.
Creazione più iconica
Volkswagen Karmann Ghia (1955-1974)
Perché una Ghia è oggi una vera Oldtimer da collezione
Nel panorama delle Oldtimer, le vetture legate al nome Ghia occupano una posizione particolare: uniscono l'artigianalità di una carrozzeria italiana storica alla affidabilità di una meccanica di grande serie, il che le rende accessibili anche a chi si avvicina per la prima volta al collezionismo. La Karmann Ghia, in particolare, resta la più ricercata: la buona reperibilità dei ricambi meccanici, ereditati dal Maggiolino e dalla Tipo 3, semplifica la manutenzione rispetto ad altre coupé d'epoca dalla meccanica più esotica, mentre le linee disegnate a Torino continuano a essere studiate come un caso di scuola di design automobilistico.
- Meccanica semplice e diffusa, facile da mantenere in efficienza
- Carrozzeria artigianale con una storia di design riconosciuta a livello internazionale
- Community di appassionati e registri di modello attivi anche in Italia
