Le origini: un'idea nata da un giornalista
Il progetto del Fuldamobil non nasce in un ufficio tecnico ma dalla penna, e dalla curiosità meccanica, di Norbert Stevenson, giornalista freelance che aveva collaborato con testate come la Rhein-Zeitung. La sua idea era semplice: una vettura chiusa, leggera ed economica, con due ruote anteriori sterzanti per garantire stabilità e un piccolo motore posteriore a muovere l'unica ruota motrice dietro. Il concetto viene sviluppato industrialmente dalla Elektromaschinenbau Fulda GmbH, con sede nella città di Fulda che dà il nome al progetto, e in seguito prodotto su licenza anche dalla Nordwestdeutscher Fahrzeugbau di Wilhelmshaven.
Velocità massima
Circa 80 km/h (versione S del 1955)
Dalle tre alle quattro ruote: l'evoluzione delle serie
Nel corso di quasi vent'anni di produzione il Fuldamobil attraversa diverse serie, ciascuna con piccole ma significative evoluzioni tecniche e stilistiche.
- Type N (1951-1955): la prima serie di serie, a tre ruote, con struttura in legno e compensato e successivamente carrozzeria in alluminio.
- Type S (1953-1955): linea arrotondata e ancora configurazione a tre ruote.
- S-4 (1955-1956): passaggio storico alla configurazione a quattro ruote.
- S-6 (1956-1957): evoluzione diretta della S-4, con affinamenti meccanici.
- S-7 (1957-1969): la serie più longeva e prodotta, con carrozzeria in vetroresina e la maggiore diffusione internazionale.
Anni di produzione
1950 - 1969
Motori e prestazioni di una vera microcar
Il cuore meccanico del Fuldamobil è sempre stato un monocilindrico a due tempi raffreddato ad aria, montato in posizione centrale posteriore e abbinato a un cambio manuale, inizialmente a tre e poi a quattro rapporti. Nel corso degli anni la vettura ha utilizzato propulsori di diversi fornitori, tra cui Baker & Pölling, Fichtel & Sachs, ILO-Motorenwerke e, nelle ultime serie, Heinkel, con cilindrate comprese tra 191 e 360 cm³. Le prestazioni restano coerenti con la missione del mezzo: una velocità massima di circa 80 km/h, sufficiente per la mobilità urbana ma lontana dagli standard delle utilitarie tradizionali.
Un successo esportato in tutto il mondo
Nonostante i volumi di produzione contenuti, il progetto tedesco riscuote un interesse tale da essere costruito su licenza in diversi paesi, spesso con nomi locali diversi.
- Nobel, prodotto nel Regno Unito, in Cile e in Turchia.
- Bambi, in Argentina.
- Bambino, nei Paesi Bassi.
- Fram King, in Svezia.
- Attica, in Grecia.
- Hans Vahaar, in India.
Una diffusione su quattro continenti che testimonia quanto l'idea originaria di Stevenson fosse adattabile a contesti e mercati molto diversi tra loro.
Il Fuldamobil oggi, tra collezionismo e curiosità tecniche
Al di là della sua storia commerciale, il Fuldamobil occupa un posto particolare nella storia dell'ingegneria automobilistica: è infatti riconosciuto come la prima vettura al mondo a montare un angolo di incidenza dello sterzo (scrub radius) negativo, soluzione poi adottata come standard di sicurezza sulle automobili moderne. Nella sua configurazione finale, con carrozzeria in vetroresina e forme arrotondate, ha inoltre contribuito a ispirare il termine informale di bubble car, usato per descrivere le microcar dal profilo tondeggiante nate nel dopoguerra europeo. Oggi, con appena circa 2.900 esemplari prodotti complessivamente, il Fuldamobil è un veicolo raro e ricercato nel mondo del collezionismo Oldtimer, apprezzato più per il suo valore storico e tecnico che per le prestazioni.
