Il motore che respira: la scelta del raffreddamento ad aria
La caratteristica che rese la Franklin immediatamente riconoscibile fu la rinuncia totale al radiatore. Il motore, disegnato da John Wilkinson, smaltiva il calore attraverso alette in lega leggera investite da una ventola, eliminando pompa dell'acqua, tubazioni e il rischio di congelamento del liquido nei mesi più freddi. Questa impostazione tecnica, ritenuta dagli ingegneri Franklin più semplice e affidabile di un impianto a liquido, permise inoltre di contenere i pesi: la Casa di Syracuse fu tra i maggiori utilizzatori di alluminio al mondo nei primi decenni del Novecento, impiegandolo per motore, telaio e carrozzeria.
Alla leggerezza si affiancarono soluzioni tecniche allora all'avanguardia: il sei cilindri di serie già dal 1905 e, nel 1907, il primo anticipo automatico dell'accensione mai offerto su un'automobile di serie. Il risultato erano vetture nervose e resistenti, capaci di distinguersi anche nelle prove di regolarità sulle strade dissestate dell'epoca.
Anni di produzione
1902 - 1934
Dai primi Type ad H al successo della Series 9
Le prime Franklin, commercializzate a partire dal 1902, erano identificate da lettere progressive a partire dal Type A e proponevano un quattro cilindri leggero venduto a un prezzo di listino ben superiore a quello delle utilitarie di massa: la clientela Franklin era fin dall'inizio un pubblico abbiente, attratto più dalla raffinatezza meccanica che dal risparmio.
Il salto di popolarità arrivò con la Series 9, prodotta tra il 1916 e il 1922 e divenuta il modello di maggior successo commerciale della Casa: un sei cilindri più compatto e affidabile, apprezzato per l'economia di esercizio e per la capacità di affrontare senza difficoltà le strade non asfaltate ancora diffuse nell'America dell'epoca.
Ultimo modello
Franklin Twelve, V12 raffreddato ad aria (1932-1934)
Il restyling di De Causse e gli anni d'oro
Nel 1922 la gamma fu rinnovata con la Series 10, riconoscibile per il caratteristico cofano a "collare di cavallo", un raffreddamento ad aria a compressione con ventola frontale e un impianto elettrico passato da 12 a 6 volt. Tre anni più tardi, nel 1925, la Series 11 portò la firma del designer parigino J. Frank de Causse, chiamato a disegnare l'intera gamma con linee più moderne e un cofano dalla forma convenzionale che nascondeva l'assenza del radiatore.
Lo stile De Causse ebbe un successo immediato: solo tra la seconda metà del 1925 e la fine del 1926 ne furono vendute oltre 13.000 unità, e tra i proprietari più celebri figurò l'aviatore Charles Lindbergh. Fu probabilmente il periodo di maggior prestigio per il marchio di Syracuse.
Fine attività
Fallimento nell'aprile 1934
Il canto del cigno: la Twelve e la fine della produzione
Nel 1932, mentre gli Stati Uniti erano nel pieno della Grande Depressione, Franklin presentò il suo progetto più ambizioso: la Twelve, nota anche come Series 17, equipaggiata con un V12 raffreddato ad aria da 6,5 litri e 150 CV progettato dall'ingegnere aeronautico Glenn Shoemaker. Nonostante le doti meccaniche, la vettura arrivò sul mercato nel momento peggiore possibile: tra il 1932 e il 1934 ne furono costruiti solo circa 212 esemplari, un numero troppo esiguo per sostenere i costi di un'azienda ancora legata a metodi produttivi di tipo artigianale.
Il peso dell'invenduto accumulato dopo l'espansione del 1929, unito a margini di profitto talmente ridotti da consentire la distribuzione di un dividendo agli azionisti una sola volta in tutta la storia dell'azienda, nel 1925, portò la Franklin Automobile Company al fallimento nell'aprile 1934, chiudendo un capitolo unico nella storia dell'auto americana.
