Scheda modello

Oldtimer Fairthorpe

Fairthorpe è stata una piccola casa automobilistica britannica attiva dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, nota per sportive leggere in vetroresina costruite anche in kit, tra cui la duratura Electron Minor.

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Perché sì

  • Peso ridotto grazie alla carrozzeria in vetroresina, con benefici su accelerazione e maneggevolezza
  • Meccanica derivata da modelli di serie diffusi (Standard, Triumph, Coventry Climax), quindi relativamente semplice da mantenere
  • Carattere sportivo e guida diretta, apprezzati ancora oggi dagli appassionati di auto d'epoca
  • Disponibilità in kit che ha reso l'accesso alla vettura più economico rispetto a rivali dell'epoca
  • Comunità di proprietari ed enthusiasti attiva, utile per assistenza e reperimento di informazioni tecniche

Da valutare

  • Costruzione artigianale e finiture spartane, lontane dagli standard delle case generaliste
  • Numeri di produzione molto bassi per quasi tutti i modelli, con conseguente rarità e difficoltà nel reperire pezzi originali
  • Rete commerciale e assistenza limitate già all'epoca, essendo un piccolo costruttore indipendente
  • Documentazione tecnica e storica frammentaria per diversi modelli minori

In sintesi

Paese
Regno Unito
Fondatore
Donald Bennett
Anno di fondazione
1954
Sede produttiva
Chalfont St Peter, poi Denham (Buckinghamshire)
Fine produzione
Seconda metà anni Settanta
Materiale carrozzeria
Vetroresina (GRP)
Modello più prodotto
Electron Minor, circa 700 esemplari
Modalità di vendita
Vettura completa o in kit di montaggio

Fairthorpe nasce nel 1954 a Chalfont St Peter, nel Buckinghamshire, per iniziativa di Donald Bennett, ex pilota della Royal Air Force diventato il più giovane Air Vice Marshal britannico e noto per aver guidato la Pathfinder Force durante la Seconda guerra mondiale. Il nome dell'azienda deriva da quello della casa di famiglia a Toowoomba, in Australia, dove Bennett aveva trascorso l'infanzia. L'idea alla base del marchio era semplice: costruire vetture sportive leggere, economiche e facilmente accessibili, sfruttando le potenzialità della carrozzeria in vetroresina, materiale ancora poco diffuso nell'industria automobilistica dell'epoca. Dal 1961 la produzione si sposta a Denham, sempre nel Buckinghamshire, dove l'azienda continua a realizzare piccole serie e vetture in kit fino alla seconda metà degli anni Settanta.

Dall'Atom alle prime sportive in vetroresina

La prima vettura del marchio fu l'Atom, presentata nel 1954: una piccola due posti con motore motociclistico raffreddato ad aria, montato posteriormente, e telaio a spina dorsale rivestito da una carrozzeria in vetroresina. Vennero proposte diverse cilindrate, comprese unità BSA da 250 e 350 cc e un bicilindrico Anzani da 322 cc, abbinate a un cambio motociclistico Albion a tre marce collegato alle ruote posteriori tramite catena.

Ne furono costruiti pochi esemplari prima che il progetto venisse rivisto in maniera più radicale con la Atomota, che adottava un motore bicilindrico BSA da 646 cc. Anche in questo caso la diffusione restò limitata, ma queste prime vetture stabilirono il metodo di lavoro che avrebbe caratterizzato Fairthorpe per i vent'anni successivi: telai semplici, meccanica presa in prestito da altri costruttori e carrozzerie leggere in materiale plastico rinforzato.

Anno di fondazione

1954

Electron ed Electron Minor, il cuore della produzione

Nel 1956 arriva la Electron, una due posti aperta equipaggiata con il motore Coventry Climax monoalbero, disponibile in tagli da 1098, 1216 e 1910 cc e capace, nelle versioni più spinte con doppio carburatore SU, di superare i 90 CV. Il peso contenuto, poco più di 500 kg, permetteva alla vettura di raggiungere circa 177 km/h nonostante la cilindrata modesta. Ne furono realizzati solo una trentina di esemplari tra il 1956 e il 1964, il che la rende oggi una delle Fairthorpe più rare in assoluto.

Il vero pilastro dell'azienda arriva però nel 1957 con la Electron Minor, una versione più accessibile che sostituisce il propulsore Coventry Climax con meccanica di derivazione Standard Ten, poi aggiornata con componenti Triumph Herald e, nelle ultime serie EM4/EM5/EM6 prodotte tra il 1965 e il 1973, con un quattro cilindri da 1296 cc. Con circa 700 unità costruite fino al 1973, la Electron Minor resta di gran lunga il modello più diffuso del marchio, apprezzato per la leggerezza e per un carattere di guida vivace nonostante un allestimento volutamente essenziale. Esisteva anche una rara variante chiusa 2+2, la Electrina, meccanicamente simile ma realizzata in appena una manciata di esemplari.

Zeta e Rockette, le varianti più prestazionali

Accanto alla produzione principale, Fairthorpe sperimentò anche versioni più orientate alle prestazioni. La Zeta, introdotta nel 1959, montava una versione modificata del sei cilindri Ford Zephyr, portata fino a sei carburatori e dotata di testata BRM: un progetto ambizioso per una casa così piccola, che però restò confinato a una manciata di esemplari costruiti fino al 1965.

Sulla stessa linea si colloca la Rockette, equipaggiata con il quattro cilindri Triumph Vitesse da 1600 cc: anche in questo caso la produzione fu molto limitata, con circa 25 unità realizzate fino al 1967. Entrambi i modelli testimoniano il tentativo di Fairthorpe di offrire, accanto alle vetture entry level come la Electron Minor, alternative più grintose per una clientela di appassionati.

La TX-GT e la fine della produzione

Nel 1967 Torix Bennett, figlio del fondatore Donald, entra nell'azienda e sviluppa la TX-GT, una coupé con carrozzeria in vetroresina costruita sul pianale della Triumph GT6 ma dotata di uno schema di sospensione posteriore indipendente a bracci trasversali di sua progettazione. Il modello, proseguito anche nelle varianti TX-S e TX-SS, restò in produzione fino alla metà degli anni Settanta, ma con numeri molto contenuti: si stima che siano stati realizzati complessivamente una trentina di esemplari.

Con il calo della domanda per le piccole sportive artigianali britanniche, Fairthorpe cessò gradualmente l'attività nella seconda metà degli anni Settanta. Torix Bennett proseguì per proprio conto con la società Technical Exponents, che condivideva gli stabilimenti con Fairthorpe e realizzò tra l'altro la TX Tripper, erede ideale dello spirito artigianale del marchio.

Le generazioni della Fairthorpe

17anni di storia

1956—19648 anni

Electron

Roadster con motore Coventry Climax monoalbero fino a 1910 cc, la più prestazionale e rara tra le Fairthorpe di prima generazione.

1957—197316 anni

Electron Minor

Versione più economica della Electron, con meccanica Standard e poi Triumph: il modello più costruito del marchio, circa 700 esemplari.

1959—19678 anni

Zeta e Rockette

Varianti più sportive con motori Ford Zephyr modificato e Triumph Vitesse 1600, prodotte in serie molto limitate.

1961—19632 anni

Electrina

Variante chiusa 2+2 della Electron Minor, realizzata in pochissimi esemplari.

Domande frequenti sulla Fairthorpe

Chi ha fondato Fairthorpe e perché si chiama così?

Fairthorpe fu fondata nel 1954 da Donald Bennett, ex pilota della Royal Air Force ed ex comandante della Pathfinder Force durante la Seconda guerra mondiale. Il nome deriva da quello della casa di famiglia a Toowoomba, in Australia, dove Bennett era cresciuto.

Qual è stato il modello Fairthorpe più costruito?

La Electron Minor, prodotta dal 1957 al 1973, con circa 700 esemplari realizzati: di gran lunga il modello più diffuso della gamma.

Le Fairthorpe erano vendute anche in kit?

Sì, molti modelli, tra cui la Electron Minor, erano disponibili sia già assemblati sia in kit di montaggio, una formula che riduceva il costo d'acquisto per il cliente finale.

Quando ha cessato l'attività Fairthorpe?

La produzione si è progressivamente esaurita nella seconda metà degli anni Settanta, con l'ultimo modello, la TX-GT e le sue varianti, realizzato fino a circa il 1976.

È facile trovare oggi una Fairthorpe da acquistare?

No: trattandosi di una casa artigianale con produzioni complessive molto ridotte per quasi tutti i modelli, le Fairthorpe sono vetture rare, ricercate soprattutto da collezionisti e club di appassionati del marchio.

Fonti

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