Dalle rovine di Eisenach nasce una nuova sigla
Lo stabilimento BMW di Eisenach, in Turingia, finì nell'aprile 1945 sotto occupazione americana per poi passare, con gli accordi di Potsdam, sotto controllo sovietico. Anziché smantellare la fabbrica come riparazione di guerra, le autorità sovietiche autorizzarono la ripresa della produzione: operai e tecnici rimisero in moto le linee di montaggio riutilizzando i progetti prebellici, a partire dalla berlina BMW 321.
Per alcuni anni le vetture costruite a Eisenach continuarono a portare il nome e il celebre logo blu e bianco BMW, pur essendo realizzate in un contesto industriale e politico ormai completamente separato dalla casa madre di Monaco, rimasta nella Germania Ovest.
Motori
6 cilindri in linea 2.0 litri; 3 cilindri 2 tempi 0.9 litri
La causa con BMW e la nascita del marchio EMW
La convivenza di due fabbriche che si contendevano lo stesso nome e lo stesso marchio non poteva durare a lungo. La BMW di Monaco avviò un'azione legale contro lo stabilimento di Eisenach, che nel 1952 fu costretto a rinunciare sia al nome BMW sia al logo storico. Nacque così EMW, Eisenacher Motorenwerk, con un nuovo emblema che riprendeva la stessa geometria circolare del marchio bavarese ma sostituiva il blu con il rosso, colore che richiamava simbolicamente la Germania socialista.
Al di là del nome e della livrea, le vetture EMW restarono per lungo tempo tecnicamente identiche alle omologhe BMW da cui derivavano, segno di quanto la rottura fosse più commerciale e politica che ingegneristica.
Anni di attività del marchio EMW
1952-1956
La gamma: dalla berlina 340 alla piccola 309
Il modello più diffuso fu la EMW 340, berlina a quattro porte con motore sei cilindri in linea da 1.971 cc derivata dalla BMW 326, prodotta dal 1949 al 1955: oltre alla versione berlina, la 340 fu declinata anche in station wagon e in allestimenti speciali per polizia, forze armate e servizio sanitario.
Accanto alla berlina sopravvisse, quasi immutata rispetto all'ammirata BMW 327 prebellica, la EMW 327: una coupé e una cabriolet due porte con lo stesso sei cilindri da 1.971 cc, erogante circa 55 CV, prodotte in serie molto limitate tra il 1952 e il 1955.
Il capitolo finale della casa di Eisenach fu invece la EMW 309, presentata nel 1955: una vettura di impostazione completamente diversa, derivata dalla IFA F9 e mossa da un piccolo motore a tre cilindri a due tempi da circa 900 cc, disponibile in versione berlina, familiare e cabriolimousine.
Origine
Ex stabilimento BMW, attivo dal 1945 sotto controllo sovietico
Un'apparizione in Formula 1
Nel 1953 EMW tentò anche l'avventura sportiva iscrivendosi come costruttore al Campionato del Mondo di Formula 1, presentandosi però a una sola gara, il Gran Premio di Germania. Al volante c'era Edgar Barth, che fu costretto al ritiro dopo dodici giri a causa di un problema all'impianto di scarico, chiudendo così, nello stesso anno in cui era iniziata, la breve storia agonistica del marchio ai vertici del motorsport.
La fine di EMW e l'eredità Wartburg
A metà degli anni Cinquanta lo stabilimento di Eisenach cambiò ancora identità: la produzione automobilistica passò sotto la sigla statale VEB Automobilwerk Eisenach, mentre il marchio commerciale delle vetture divenne Wartburg, nome che avrebbe accompagnato la produzione della fabbrica per i successivi decenni della Germania Est. La sigla EMW, dopo appena quattro anni di vita ufficiale, uscì così di scena, lasciando in eredità una manciata di modelli oggi rarissimi e ricercati dagli appassionati di auto storiche.
