Dalle prime officine al primato mondiale delle kit car
La storia di Dutton nasce da un'intuizione semplice: molti appassionati non potevano permettersi un'auto sportiva nuova, ma erano disposti a montarsela da soli partendo da meccaniche di modelli comuni. Dopo la Mantis costruita artigianalmente nel 1968, Tim Dutton-Woolley fonda l'azienda nel 1970 e lancia la P1, ispirata alle piccole barchette a telaio scoperto. Segue nel 1971 la B-Type, basata sulle componenti della Triumph Herald, che segna il vero decollo commerciale del marchio.
Nel giro di pochi anni Dutton passa da una piccola officina a un'azienda con più stabilimenti tra Worthing, Tangmere e Lancing: al culmine dell'attività, a metà degli anni Ottanta, l'azienda impiega circa 80 persone e produce oltre mille kit l'anno, diventando così il maggiore costruttore di kit car al mondo per volumi.
Fondazione
1970
Il cuore tecnico: telaio a scala e componenti donor
La ricetta tecnica di Dutton resta sostanzialmente invariata per tutta l'epoca d'oro del marchio: un telaio a scala realizzato in profilati d'acciaio, sul quale trovano posto sospensioni, motore e trasmissione prelevati da vetture di serie già diffuse sul mercato inglese. Le prime B-Type attingono alla Triumph Herald, mentre dalla fine degli anni Settanta il riferimento diventa la Ford Escort, prima nella versione Mk1 e poi Mk2.
Questa impostazione consente kit relativamente economici e facili da assemblare in garage, ma rende la qualità finale molto legata alla cura del singolo costruttore: la carrozzeria in vetroresina, in particolare, non ha sempre lo stesso livello di finitura tra un esemplare e l'altro.
Produzione storica
1970-1989
Una famiglia numerosa: da Phaeton a Sierra
Attorno al nucleo tecnico condiviso, Dutton sviluppa negli anni una gamma sorprendentemente ampia. La Phaeton, lanciata nel 1977-78, diventa il modello più longevo e conosciuto del marchio, evolvendo in quattro serie fino al 1989: nella versione S4, con meccanica Ford Escort e assetto a cinque bracci, viene ricordata come la più equilibrata da guidare. Nella sua declinazione completamente costruita monta un quattro cilindri Ford Crossflow da 1,6 litri e circa 84 CV.
Nel 1979 arriva la Sierra, una sorta di fuoristrada in miniatura dall'aspetto avventuroso che diventa protagonista di una curiosa vicenda legale: quando Ford lancia la propria Sierra, l'azienda di Detroit cita in giudizio Dutton per l'uso del nome. L'Alta Corte di Londra dà però ragione a Dutton, stabilendo che i kit car costituiscono una categoria di veicoli distinta dalle auto vendute già assemblate. Completano la gamma la Malaga, la 2+2 Melos e le più rare Rico e Beneto, fino al Maroc basato sulla Ford Fiesta, l'ultimo progetto lanciato prima della chiusura del 1989.
La chiusura, il ritorno con le anfibie e la rinascita moderna
Nel 1989 Tim Dutton vende i progetti e lascia il mercato dei kit car; la produzione del Maroc prosegue per qualche tempo presso un'altra officina, ma il marchio Dutton resta di fatto fermo. A metà degli anni Novanta lo stesso fondatore torna in attività con una linea di veicoli anfibi basati su componenti Suzuki Samurai e Jimny, con cui stabilisce anche un record personale attraversando la Manica due volte a bordo di un'auto anfibia.
Più di recente, sotto il marchio Tim Dutton, l'attività dei kit car è ripresa con la Phaeton 5, oggi basata su meccanica Mazda MX-5 di terza generazione con motori 1.8 e 2.0 litri, e con la B Plus 3, presentata per celebrare i decenni di produzione quasi ininterrotta del marchio. È proprio questo doppio binario, tra vetture storiche ormai riconosciute come Oldtimer e una piccola produzione artigianale ancora attiva, a rendere Dutton un caso particolare nel panorama delle kit car britanniche.
