Le origini: Alejandro de Tomaso e la nascita della Casa di Modena
De Tomaso nasce nel 1959 a Modena per iniziativa di Alejandro de Tomaso, pilota italo-argentino trasferitosi in Italia per correre in Formula 1 e Formula 2. L'azienda parte come costruttore di vetture da competizione, sostenuta finanziariamente anche grazie alla moglie americana Isabelle Haskell.
- Vallelunga (1964-1967): la prima vettura stradale del marchio, appena 59 esemplari costruiti, con telaio a spina centrale e un piccolo quattro cilindri Ford Kent da 104 CV. Fu tra le prime vetture di serie con motore centrale della storia dell'auto italiana.
- Le prime esperienze in pista servono a de Tomaso per costruire competenze tecniche che confluiranno, pochi anni dopo, nei modelli che renderanno celebre il marchio.
Fondazione
1959
Mangusta: il ponte verso la Pantera
Nel 1967 arriva la Mangusta, disegnata da Giorgetto Giugiaro per la carrozzeria Ghia: linee basse e teatrali, con il celebre cofano posteriore a doppia ala che si apre a libro per mostrare il motore. Ne vengono costruiti circa 401 esemplari fino al 1971, la maggior parte con V8 Ford da 4,7 o 4,9 litri.
La Mangusta introduce l'impostazione a motore centrale-posteriore che diventerà la firma tecnica del marchio, ma sconta anche difetti di assetto e una guida non sempre facile, oltre a un abitacolo angusto: limiti che De Tomaso cercherà di risolvere con il modello successivo.
Modello più prodotto
Pantera, oltre 7.000 esemplari tra il 1971 e il 1992
Pantera: il modello che ha reso De Tomaso immortale
Presentata a Modena nel 1970 e lanciata ufficialmente l'anno dopo, la Pantera è il capolavoro commerciale della Casa: oltre 7.000 esemplari costruiti fino al 1992, la stragrande maggioranza venduti negli Stati Uniti tramite la rete Lincoln-Mercury grazie a un accordo con Ford.
- Design di Tom Tjaarda per Ghia, con ingegneria strutturale curata da Gianpaolo Dallara e il primo telaio monoscocca in acciaio mai adottato da De Tomaso.
- Motore centrale Ford V8 Cleveland da 5,8 litri, poi sostituito negli anni Ottanta dal Ford Windsor e, sulle ultime serie Si dei primi anni Novanta, da un V8 Ford 302 con iniezione elettronica.
- Nel tempo si sono succedute varianti più estreme come GTS, GT5 e GT5-S, riconoscibili per le carreggiate allargate e i parafanghi maggiorati in vetroresina.
Proprio la lunga vita commerciale e le tante versioni rendono la Pantera il modello di riferimento per chi si avvicina al collezionismo De Tomaso, ma anche quello su cui la provenienza e lo stato di conservazione incidono di più sul valore.
Deauville, Longchamp e Guarà: le altre anime del marchio
Accanto alle sportive, De Tomaso ha coltivato anche una vocazione da granturismo. La Deauville (1971-1988), berlina a quattro porte con motore V8 anteriore Ford, è stata prodotta in circa 244 esemplari e ha condiviso il pianale con la coupé Longchamp (1972-1983, 395 coupé e 14 cabriolet), disegnata anch'essa da Tom Tjaarda.
Negli anni Novanta il marchio ha provato a rilanciarsi con la Guarà (1993-2004), una coupé compatta in materiali compositi equipaggiata con motori Ford o BMW, prodotta in numeri molto limitati e oggi tra i modelli meno conosciuti ma più rari della gamma storica.
Fallimenti, rinascite e il ritorno con la P72
Il percorso di De Tomaso è stato tutt'altro che lineare: tra il 1976 e il 1993 il marchio ha controllato anche Maserati, oltre a Benelli e Moto Guzzi nel settore motociclistico. Alla morte di Alejandro de Tomaso, nel 2003, l'azienda entra in una fase di incertezza che culmina nel fallimento dichiarato dal Tribunale di Livorno nel 2012, dopo un tentativo di rilancio non andato a buon fine.
Nel 2014 il marchio viene rilevato dalla società di Hong Kong Ideal Team Ventures, che nel 2019 presenta al Goodwood Festival of Speed la P72, supercar in fibra di carbonio ispirata ai prototipi da corsa degli anni Sessanta, con un V8 sovralimentato di derivazione Ford preparato da Roush Performance da 750 CV, prodotta in soli 72 esemplari e con le prime consegne previste a fine 2025.
