Dalle origini alla popolarità internazionale
Prima di diventare un marchio a sé, Datsun era il nome commerciale delle utilitarie compatte prodotte dall'evoluzione della Kwaishinsha, la casa costruttrice del veicolo DAT del 1914. Con l'ingresso di Nissan Motor nel 1934, il nome Datsun viene utilizzato per le vetture di piccola e media cilindrata destinate sia al mercato interno sia, progressivamente, all'esportazione.
Il vero salto di qualità arriva negli anni Sessanta, quando Nissan sceglie di affidare al marchio Datsun la propria offensiva commerciale sui mercati occidentali, in particolare Stati Uniti ed Europa, puntando su berline compatte come la Bluebird e la 510 e su una gamma di vetture sportive capaci di competere con la produzione britannica ed europea a un prezzo più accessibile.
Motore 240Z
6 cilindri in linea 2.4 litri, circa 151 CV
La 510 e la sfida alle berline sportive europee
Presentata nel 1967, la Datsun 510 (conosciuta anche come Bluebird 510) viene concepita guardando esplicitamente alle compatte sportive europee, con sospensioni indipendenti e motori con distribuzione ad albero a camme in testa che all'epoca erano soluzioni non scontate in quella fascia di mercato.
Proposta con motorizzazioni comprese tra 1.3 e 1.8 litri, la 510 viene realizzata in versione berlina due e quattro porte, coupé e familiare. La sua indole sportiva, unita a una meccanica semplice da modificare, le vale un lungo palmares nei rally e nelle competizioni turismo, e ne ha fatto uno dei modelli Datsun più apprezzati dal collezionismo, specialmente in Nord America, Australia e Nuova Zelanda.
Anni di attività
1932-1986, poi 2013-2022
La 240Z: la sportiva che cambiò la percezione del Giappone
Lanciata nel 1969 e prodotta fino al 1978 nella serie S30, la Datsun 240Z (chiamata Fairlady Z sul mercato giapponese) è il modello che più di ogni altro consolida la reputazione internazionale del marchio. Il progetto nasce sotto la spinta di Yutaka Katayama, allora presidente di Nissan USA, con un design firmato dal team di Yoshihiko Matsuo.
Il motore 6 cilindri in linea da 2,4 litri con distribuzione monoalbero, abbinato a sospensioni indipendenti su quattro ruote, offre soluzioni tecniche fino ad allora riservate a sportive europee ben più costose, come alcune Jaguar e BMW dell'epoca. Il risultato è un'auto capace di superare i 200 km/h e di accelerare da 0 a 100 km/h in circa 8 secondi, venduta a un prezzo accessibile: un mix che la rese, per un periodo, l'auto sportiva più venduta al mondo. Alla 240Z seguiranno le evoluzioni 260Z e 280Z, con cilindrate e potenze crescenti.
Produzione 240Z
1969-1978
Il declino, il ritorno e l'eredità nel collezionismo
Tra il 1982 e il 1984 Nissan avvia una costosa campagna di transizione del marchio (circa 500 milioni di dollari, di cui 200 milioni in pubblicità) per sostituire progressivamente Datsun con il proprio nome. Il marchio viene ritirato definitivamente nel marzo 1986.
Nel 2013, sotto la guida dell'allora amministratore delegato Carlos Ghosn, Nissan rilancia Datsun come marchio low cost per i mercati emergenti, a partire dall'India con la utilitaria Datsun GO, basata sulla piattaforma della Micra. L'esperienza si chiude però nel giro di un decennio, con l'uscita da Russia e Indonesia nel 2020 e la cessazione della produzione in India nel 2022.
Per il collezionismo Oldtimer, restano soprattutto le vetture del periodo classico 1960-1986: berline come la 510 e sportive come la serie Z, oggi ricercate per l'equilibrio fra prestazioni, semplicità meccanica e importanza storica nella diffusione dell'automobile giapponese in Occidente.
