La nascita della Variomatic
Il tratto distintivo di ogni DAF da collezione è il Variomatic, il cambio automatico a variazione continua ideato dall'ingegnere Hub van Doorne e presentato con la DAF 600 nel 1958. Il sistema utilizza due cinghie di gomma a sezione trapezoidale che scorrono su coppie di pulegge a diametro variabile: al variare del regime motore e della forza centrifuga, il diametro effettivo delle pulegge cambia, modificando il rapporto di trasmissione senza soluzione di continuità.
- Nessuna frizione né leva del cambio da azionare
- Marcia avanti e retromarcia con prestazioni pressoché identiche
- Guida semplificata, storicamente utile a automobilisti con disabilità motorie
Una soluzione così radicale ha reso le DAF vetture uniche nel panorama europeo dell'epoca, ma ha anche richiesto un'attenta manutenzione delle cinghie in gomma, componente critico dell'intero sistema.
Anni di produzione automobili
1959-1976
Dalla 600 alla Daffodil: i primi passi
La DAF 600 entra in produzione il 23 marzo 1959 e resta in listino fino al 1963, con circa 30.591 esemplari costruiti a Eindhoven. Monta un bicilindrico boxer raffreddato ad aria da 590 cm³ e 22 CV a 4.000 giri, abbinato naturalmente al Variomatic.
Nel 1961 arriva la DAF 750, meglio nota come Daffodil, pensata per sostituire la 600 e rimasta in produzione fino al 1967. Anche in questo caso il Variomatic resta il vero elemento di differenziazione rispetto alle rivali dell'epoca, in un segmento dove il cambio manuale era ancora la norma assoluta.
Fine produzione
Cessione a Volvo (1975)
DAF 33 e DAF 44: la gamma si allarga
Presentata nel 1967 come evoluzione della Daffodil, la DAF 33 resta in produzione fino al 1974 con 131.621 esemplari costruiti nello stabilimento di Born. Monta un bicilindrico boxer da 746 cm³ ed è proposta in versione berlina due porte, oltre a varianti pick-up e furgonata; dal 1972 l'impianto elettrico passa da 6 a 12 volt.
La DAF 44, prodotta tra il 1966 e il 1974 con 167.902 unità, adotta un boxer bicilindrico da 844 cm³ e 34 CV ed è disponibile in berlina due porte, station wagon e furgone, mantenendo dimensioni molto compatte (lunghezza 3.848 mm, passo 2.248 mm) e un peso a vuoto di soli 724 kg.
DAF 55 e DAF 66: il salto ai quattro cilindri
Con la DAF 55, prodotta dal dicembre 1967 al settembre 1972 (164.231 esemplari), il marchio olandese abbandona i bicilindrici boxer per adottare un quattro cilindri Renault B110 da 1.108 cm³, disegnato nella carrozzeria da Giovanni Michelotti e proposto in berlina, coupé e station wagon. La versione Marathon, da 63 CV, raggiunge i 145 km/h; la 55 si fa notare anche in gara, con una vittoria di classe alla Rally delle Alpi 1968 e un buon piazzamento al London-Sydney Marathon dello stesso anno.
La DAF 66, erede diretta prodotta dal settembre 1972 al 1976 (146.297 unità), introduce un retrotreno De Dion a balestre che migliora sensibilmente tenuta e comfort, e amplia l'offerta motoristica con il quattro cilindri Renault 1.289 cm³ da 57 CV per la versione 1300 Marathon, oltre alle finiture De Luxe e Super Luxe. È l'ultima vettura a portare il marchio DAF: dopo la cessione a Volvo diventerà, con modifiche estetiche minime, la Volvo 66.
La cessione a Volvo
Nel 1972 Volvo acquisisce una quota di minoranza pari a circa un terzo di DAF Car BV, entrando così per la prima volta nel segmento delle utilitarie. Nel 1975 la quota sale al 75% e la società viene riorganizzata come Volvo Car BV: la DAF 66 viene sostituita dalla Volvo 66, meccanicamente identica e solo leggermente ristilizzata, mentre il progetto della berlina DAF 77, quasi pronto al debutto, viene ripreso e rielaborato da Volvo fino a diventare, dopo un anno di ritardo, la Volvo 343. Secondo Wikipedia, tra il 1959 e il 1976 la produzione complessiva delle vetture a marchio DAF ha raggiunto circa 767.383 esemplari.
