Scheda modello

Oldtimer Champion

La Champion fu una microvettura tedesca nata all'indomani della Seconda guerra mondiale da un progetto ZF Friedrichshafen, portata in produzione dall'ex pilota Hermann Holbein: un piccolo capitolo della mobilità a basso costo del dopoguerra tedesco, oggi ricercato dai collezionisti di Oldtimer.

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Perché sì

  • Tra le prime microvetture tedesche del dopoguerra pensate per una mobilità realmente economica
  • Struttura evoluta nel tempo: dalla carrozzeria in tela dei primi prototipi si passa a una scocca in acciaio saldata a un telaio centrale tubolare
  • Sospensioni anteriori a ruote indipendenti, una soluzione tecnicamente avanzata per una vettura di questa fascia e di quest'epoca
  • Oggi è un modello raro e riconoscibile, apprezzato da chi colleziona la piccola industria automobilistica tedesca del secondo dopoguerra

Da valutare

  • Le prime versioni montavano pneumatici molto duri e un assorbimento degli urti minimo, con un comfort di marcia scarso
  • Assenza di avviamento elettrico sui modelli iniziali, che richiedevano l'avviamento a manovella
  • Con l'evoluzione della gamma il prezzo si è avvicinato a quello della Volkswagen Maggiolino, annullando il principale vantaggio competitivo dell'auto
  • Le versioni prodotte sotto il marchio Maico mantenevano una guida imprevedibile e una rumorosità interna elevata
  • Storia produttiva instabile, con continui cambi di proprietà, sede e fornitori dei motori che ne hanno limitato la continuità qualitativa

In sintesi

Segmento
Microvettura (Kleinwagen)
Carrozzeria
Cabriolet-berlina a due posti, poi anche a quattro posti
Anni di produzione
1949-1958 (sotto diversi costruttori)
Paese di origine
Germania
Motore
Bicilindrico due tempi, 248-452 cc a seconda della versione
Potenza
Da 6,5 a 18 CV secondo la motorizzazione
Velocità massima
60-90 km/h a seconda del modello
Costruttori succedutisi
Hermann-Holbein-Fahrzeugbau, Champion-Automobilbau GmbH, Rheinische Automobil-Fabrik, Maico

Dietro il nome Champion non c'è un grande costruttore, ma una sequenza di piccole aziende tedesche che tra il 1949 e il 1958 provarono a dare una risposta economica alla fame di mobilità del dopoguerra. Il progetto nasce alla ZF di Friedrichshafen, che sviluppa un prototipo di utilitaria minima affidato all'ingegner Albert Maier. Non volendo avviarne la produzione in proprio, ZF cede i diritti al pilota ed ex tecnico BMW Hermann Holbein, che il 12 gennaio 1949 rileva il progetto e nel novembre dello stesso anno avvia la costruzione a Herrlingen, vicino Ulm. Da lì la Champion cambierà più volte proprietà e sede, restando sempre fedele alla propria missione originaria: un'auto piccola, leggera ed economica per una Germania che usciva dalla guerra.

Dal prototipo ZF alla prima Champion di Holbein

L'idea di una microvettura popolare tedesca nasce nel 1946 nei laboratori ZF di Friedrichshafen, sotto la guida dell'ingegner Albert Maier: un progetto che l'azienda decide però di non portare avanti in produzione diretta. È il pilota ed ex tecnico BMW Hermann Holbein a rilevarne i diritti il 12 gennaio 1949, avviando nel novembre successivo la costruzione a Herrlingen, alle porte di Ulm.

Le prime realizzazioni, note come Ch-1 e Ch-2, sono vetturette spartane a due posti prive di portiere, con motori derivati da propulsori motociclistici Triumph tra i 198 e i 248 cc. È l'antipasto della Champion 250, presentata dalla primavera del 1950 con un monocilindrico o un bicilindrico Triumph da 250 cc e potenze comprese tra 6,5 e 10 CV.

Motore

Bicilindrico due tempi, 248-452 cc a seconda della versione

Paderborn e la nascita della Champion 400

Nel luglio 1950 la piccola realtà di Holbein si unisce al gruppo industriale Benteler International AG di Bielefeld, dando vita alla Champion-Automobilbau GmbH, con sede a Paderborn, nel quartiere Mönkeloh, su un ex aeroporto militare. La nuova società, che arriva a impiegare circa 70 persone, presenta nel febbraio 1951 la Champion 400: un due posti cabriolet-berlina con capote integrale, dalle linee che richiamano la Fiat Topolino scoperta ma con un impianto meccanico più vicino a quello della Volkswagen.

Il nuovo modello monta un bicilindrico ILO da 398 cc e 14 CV, capace di spingere l'auto fino a 85 km/h. Rispetto ai primi prototipi la carrozzeria in tela lascia il posto a una struttura in acciaio più solida, con sospensioni più curate. La produzione a Paderborn si interrompe però già nell'ottobre 1952.

Potenza

Da 6,5 a 18 CV secondo la motorizzazione

Ludwigshafen: la Champion 400 H e la variante Kombi 500 G

Dopo la chiusura dello stabilimento di Paderborn, i macchinari passano prima alla Rheinische Automobil-Fabrik Hennhöfer & Co. e poi, dalla metà del 1954, all'imprenditore danese Henning Thorndahl, entrambi attivi nello stabilimento di Ludwigshafen am Reno. È in questa fase che nasce la Champion 400 H, prodotta dal giugno 1953 all'ottobre 1954 in 1.969 esemplari.

  • Motore bicilindrico due tempi raffreddato ad acqua, fornito da Heinkel, 396 cc e 15 CV (11 kW) a 4.000 giri
  • Velocità massima di 90 km/h e consumo dichiarato di 5,6 litri per 100 km
  • Carrozzeria cabriolet-berlina a due posti in acciaio, saldata su un telaio centrale a traliccio tubolare
  • Lunghezza di 3.170 mm, peso a vuoto di 520 kg
  • Prezzo di listino di 3.995 marchi, sceso a 3.850 dal luglio 1954

Accanto alla 400 H viene proposta, tra il 1953 e il 1955, anche la Champion 500 G: una variante Kombi a quattro posti con motore Heinkel maggiorato a 452 cc e 18 CV. Le immatricolazioni tedesche della gamma Champion toccano il picco di 1.685 unità nel 1953, per poi crollare a 428 nel 1954, complice anche l'avvicinamento del prezzo di listino a quello della più solida Volkswagen Maggiolino.

Velocità massima

60-90 km/h a seconda del modello

La fine del marchio e l'eredità Maico

Nel giugno 1955 tutti i diritti sul progetto Champion vengono ceduti alla Maico, storico costruttore di motociclette, per circa 300.000 marchi. Da quel momento il nome Champion scompare e la microvettura prosegue la propria vita come Maico MC 400, affiancata da una versione a quattro posti e, più avanti, dal Maico 500: quattro posti con motore posteriore due tempi raffreddato ad acqua e 18 CV, oltre a un prototipo Sport Cabriolet realizzato dai carrozzieri svizzeri Beutler.

Il tentativo di rilanciare le vendite puntando anche sul mercato statunitense non trova però riscontro commerciale, e Maico abbandona la produzione automobilistica agli inizi del 1958, dopo aver costruito, sommando tutte le fasi del progetto dal 1949 al 1958, alcune migliaia di esemplari complessivi tra Champion e Maico.

Anni di produzione

1949-1958 (sotto diversi costruttori)

Perché la Champion interessa oggi i collezionisti di Oldtimer

Proprio la sua storia produttiva breve e frammentata, divisa tra cinque diversi costruttori in meno di un decennio, rende la Champion un oggetto raro sul mercato dell'usato d'epoca. Non fu un'auto di grande successo commerciale, ma resta una testimonianza diretta di come l'industria automobilistica tedesca minore abbia provato a intercettare la domanda di mobilità economica del miracolo economico postbellico, prima che modelli più solidi e organizzati, come la Volkswagen Maggiolino, ne rendessero superata la formula.

Per questo motivo la Champion, in qualunque delle sue declinazioni, rientra a pieno titolo tra le vetture che il regolamento tedesco sulle immatricolazioni classifica come Oldtimer: un veicolo conservato in condizioni sostanzialmente originali, testimone di una fase precisa della cultura tecnica motoristica europea.

Le generazioni della Champion

12anni di storia

1946—19493 anni

ZF Champion, Ch-1 e Ch-2

Fase di sviluppo del progetto originario alla ZF di Friedrichshafen e primi prototipi a due posti scoperti, senza portiere, con piccoli motori motociclistici Triumph.

1949—19512 anni

Champion 250 / 250 S

Prima vettura di serie realizzata da Hermann Holbein a Herrlingen e poi a Paderborn, con motore Triumph monocilindrico o bicilindrico da 250 cc.

1951—19521 anno

Champion 400

Cabriolet-berlina a due posti prodotta dalla neonata Champion-Automobilbau GmbH di Paderborn, con motore ILO bicilindrico da 398 cc e carrozzeria in acciaio.

1953—19552 anni

Champion 400 H e 500 G

Produzione trasferita a Ludwigshafen sotto nuovi proprietari, con motori Heinkel da 396 e 452 cc e l'introduzione della variante Kombi a quattro posti.

1955—19583 anni

Maico MC 400 e Maico 500

Ultima fase del progetto dopo la cessione dei diritti a Maico, con versioni a due e quattro posti e un prototipo Sport Cabriolet, fino all'uscita di Maico dal mercato auto nel 1958.

Domande frequenti sulla Champion

Chi ha ideato la Champion?

Il progetto nasce alla ZF di Friedrichshafen, ma è il pilota ed ex ingegnere BMW Hermann Holbein a rilevarne i diritti nel gennaio 1949 e ad avviarne la produzione a Herrlingen.

Che motore montava la Champion 400?

Un bicilindrico due tempi ILO da 398 cc e 14 CV, capace di spingere la vettura fino a 85 km/h; le versioni successive adottarono motori Heinkel da 396 e 452 cc.

Perché la produzione della Champion cambiò così tante volte proprietario?

L'azienda passò in pochi anni da Hermann-Holbein-Fahrzeugbau a Champion-Automobilbau GmbH, poi alla Rheinische Automobil-Fabrik e infine a Maico, complici le difficoltà finanziarie di un segmento di mercato reso via via meno competitivo dall'aumento dei prezzi.

Quanti esemplari di Champion furono prodotti?

Le cifre variano a seconda del modello e della fase produttiva: solo della Champion 400 H, tra il 1953 e il 1954, furono realizzati 1.969 esemplari, mentre le immatricolazioni complessive della gamma toccarono il picco di 1.685 unità nel 1953.

Cosa accadde al progetto dopo la fine del marchio Champion?

Nel giugno 1955 Maico acquistò tutti i diritti per circa 300.000 marchi, proseguendo la produzione come Maico MC 400 e Maico 500 fino al definitivo abbandono del settore auto nel 1958.

Fonti

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