Dal prototipo ZF alla prima Champion di Holbein
L'idea di una microvettura popolare tedesca nasce nel 1946 nei laboratori ZF di Friedrichshafen, sotto la guida dell'ingegner Albert Maier: un progetto che l'azienda decide però di non portare avanti in produzione diretta. È il pilota ed ex tecnico BMW Hermann Holbein a rilevarne i diritti il 12 gennaio 1949, avviando nel novembre successivo la costruzione a Herrlingen, alle porte di Ulm.
Le prime realizzazioni, note come Ch-1 e Ch-2, sono vetturette spartane a due posti prive di portiere, con motori derivati da propulsori motociclistici Triumph tra i 198 e i 248 cc. È l'antipasto della Champion 250, presentata dalla primavera del 1950 con un monocilindrico o un bicilindrico Triumph da 250 cc e potenze comprese tra 6,5 e 10 CV.
Motore
Bicilindrico due tempi, 248-452 cc a seconda della versione
Paderborn e la nascita della Champion 400
Nel luglio 1950 la piccola realtà di Holbein si unisce al gruppo industriale Benteler International AG di Bielefeld, dando vita alla Champion-Automobilbau GmbH, con sede a Paderborn, nel quartiere Mönkeloh, su un ex aeroporto militare. La nuova società, che arriva a impiegare circa 70 persone, presenta nel febbraio 1951 la Champion 400: un due posti cabriolet-berlina con capote integrale, dalle linee che richiamano la Fiat Topolino scoperta ma con un impianto meccanico più vicino a quello della Volkswagen.
Il nuovo modello monta un bicilindrico ILO da 398 cc e 14 CV, capace di spingere l'auto fino a 85 km/h. Rispetto ai primi prototipi la carrozzeria in tela lascia il posto a una struttura in acciaio più solida, con sospensioni più curate. La produzione a Paderborn si interrompe però già nell'ottobre 1952.
Potenza
Da 6,5 a 18 CV secondo la motorizzazione
Ludwigshafen: la Champion 400 H e la variante Kombi 500 G
Dopo la chiusura dello stabilimento di Paderborn, i macchinari passano prima alla Rheinische Automobil-Fabrik Hennhöfer & Co. e poi, dalla metà del 1954, all'imprenditore danese Henning Thorndahl, entrambi attivi nello stabilimento di Ludwigshafen am Reno. È in questa fase che nasce la Champion 400 H, prodotta dal giugno 1953 all'ottobre 1954 in 1.969 esemplari.
- Motore bicilindrico due tempi raffreddato ad acqua, fornito da Heinkel, 396 cc e 15 CV (11 kW) a 4.000 giri
- Velocità massima di 90 km/h e consumo dichiarato di 5,6 litri per 100 km
- Carrozzeria cabriolet-berlina a due posti in acciaio, saldata su un telaio centrale a traliccio tubolare
- Lunghezza di 3.170 mm, peso a vuoto di 520 kg
- Prezzo di listino di 3.995 marchi, sceso a 3.850 dal luglio 1954
Accanto alla 400 H viene proposta, tra il 1953 e il 1955, anche la Champion 500 G: una variante Kombi a quattro posti con motore Heinkel maggiorato a 452 cc e 18 CV. Le immatricolazioni tedesche della gamma Champion toccano il picco di 1.685 unità nel 1953, per poi crollare a 428 nel 1954, complice anche l'avvicinamento del prezzo di listino a quello della più solida Volkswagen Maggiolino.
Velocità massima
60-90 km/h a seconda del modello
La fine del marchio e l'eredità Maico
Nel giugno 1955 tutti i diritti sul progetto Champion vengono ceduti alla Maico, storico costruttore di motociclette, per circa 300.000 marchi. Da quel momento il nome Champion scompare e la microvettura prosegue la propria vita come Maico MC 400, affiancata da una versione a quattro posti e, più avanti, dal Maico 500: quattro posti con motore posteriore due tempi raffreddato ad acqua e 18 CV, oltre a un prototipo Sport Cabriolet realizzato dai carrozzieri svizzeri Beutler.
Il tentativo di rilanciare le vendite puntando anche sul mercato statunitense non trova però riscontro commerciale, e Maico abbandona la produzione automobilistica agli inizi del 1958, dopo aver costruito, sommando tutte le fasi del progetto dal 1949 al 1958, alcune migliaia di esemplari complessivi tra Champion e Maico.
Anni di produzione
1949-1958 (sotto diversi costruttori)
Perché la Champion interessa oggi i collezionisti di Oldtimer
Proprio la sua storia produttiva breve e frammentata, divisa tra cinque diversi costruttori in meno di un decennio, rende la Champion un oggetto raro sul mercato dell'usato d'epoca. Non fu un'auto di grande successo commerciale, ma resta una testimonianza diretta di come l'industria automobilistica tedesca minore abbia provato a intercettare la domanda di mobilità economica del miracolo economico postbellico, prima che modelli più solidi e organizzati, come la Volkswagen Maggiolino, ne rendessero superata la formula.
Per questo motivo la Champion, in qualunque delle sue declinazioni, rientra a pieno titolo tra le vetture che il regolamento tedesco sulle immatricolazioni classifica come Oldtimer: un veicolo conservato in condizioni sostanzialmente originali, testimone di una fase precisa della cultura tecnica motoristica europea.
