Scheda modello

Oldtimer Berkeley

La Berkeley Sports fu una piccola roadster britannica costruita tra il 1956 e il 1960, nata dall'incontro tra il designer Lawrence Bond e un produttore di caravan in fibra di vetro, capace di unire leggerezza estrema, motori motociclistici e un carattere brillante nonostante le dimensioni ridotte.

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Perché sì

  • Peso contenuto (poco più di 300 kg) che regala un'agilità sorprendente per l'epoca
  • Consumi molto ridotti, fino a circa 60 miglia per gallone con i motori più piccoli
  • Sterzo diretto e tenuta di strada lodati dalla stampa specializzata dell'epoca
  • Palmares sportivo di rilievo, con una vittoria alla 12 Ore di Monza 1958
  • Soluzione costruttiva innovativa con scocca in fibra di vetro derivata dal know-how sui caravan

Da valutare

  • Il motore tricilindrico 492cc si rivelò cronicamente inaffidabile, al punto da bloccare le spedizioni negli Stati Uniti
  • Abitacolo essenziale, con protezione dagli agenti atmosferici minima
  • Produzione totale limitata, che oggi rende rari i ricambi originali
  • Il modello Bandit, pensato per rilanciare il marchio con un'auto a quattro ruote più matura, restò allo stadio di prototipo per il fallimento dell'azienda

In sintesi

Costruttore
Berkeley Cars Ltd
Paese
Regno Unito
Sede produttiva
Biggleswade, Bedfordshire
Anni di produzione
1956-1960
Segmento
Microcar sportiva / roadster leggera
Carrozzeria
Roadster biposto in fibra di vetro (anche a tre ruote nella versione T60)
Trazione
Anteriore
Motori
Bicilindrici e tricilindrici due tempi 322-492cc; bicilindrico quattro tempi Royal Enfield 692cc
Peso
Circa 274-402 kg a seconda della versione
Esemplari prodotti
Circa 4.100 unità complessive

Berkeley Cars nacque nel 1956 a Biggleswade, nel Bedfordshire, da un'idea tanto semplice quanto originale: applicare all'automobile le competenze di Charles Panter, il cui stabilimento Berkeley Coachworks era tra i maggiori produttori europei di caravan in fibra di vetro. L'incontro con il designer Lawrence Bond diede forma a un progetto che puntava a costruire una vettura sportiva economica, sicura e facile da riparare, ma con prestazioni degne di competere anche in gara. Il risultato fu una roadster leggerissima, con scocca monoscocca in vetroresina e motori derivati dal mondo motociclistico, che in soli quattro anni di attività riuscì a vendere oltre quattromila esemplari prima che il crollo del mercato dei caravan trascinasse l'azienda alla liquidazione.

Una sportiva nata da un'azienda di caravan

L'idea alla base della Berkeley era tanto pragmatica quanto ambiziosa: Charles Panter, alla guida di uno dei più grandi produttori europei di caravan in vetroresina, cercava un modo per diversificare la produzione della sua fabbrica. Il designer Lawrence Bond portò invece l'esperienza necessaria per trasformare quel know-how in una piccola automobile sportiva.

Ne nacque una vettura con scocca monoscocca interamente in fibra di vetro, una soluzione rara per l'epoca che permetteva di contenere il peso a poco più di trecento chilogrammi. La trazione era anteriore, con sospensioni indipendenti su tutte e quattro le ruote, mentre la potenza arrivava alle ruote tramite catena e cambio a tre marce.

Motori

Bicilindrici e tricilindrici due tempi 322-492cc; bicilindrico quattro tempi Royal Enfield 692cc

La gamma: dalla SA322 alla B105

Il primo modello, la SA322 Sports, debuttò nell'ottobre 1956 con un bicilindrico due tempi British Anzani da 322cc e 15 CV. Le richieste del mercato spinsero rapidamente Berkeley ad ampliare la gamma: la SE328, con motore Excelsior da 328cc e 18 CV, divenne il modello di maggior successo commerciale, mentre la SE492 introdusse un più potente tricilindrico da 492cc e 30 CV, penalizzato però da seri problemi di affidabilità.

Nel 1959 arrivarono le versioni B95 e B105, equipaggiate con il bicilindrico quattro tempi Royal Enfield da 692cc: la B105, da 50 CV, fu la prima Berkeley capace di superare le 100 miglia orarie. Accanto alle roadster a quattro ruote, dal settembre 1959 la gamma si arricchì del T60, una versione a tre ruote pensata per sfruttare in Regno Unito i vantaggi fiscali e di patente riservati ai motocicli.

Anni di produzione

1956-1960

Un carattere brillante, apprezzato dalla stampa dell'epoca

Nonostante le dimensioni minime, la Berkeley Sports conquistò il favore dei giornalisti specializzati britannici. La rivista Autocar ne lodò la risposta immediata ai comandi e una tenuta di strada giudicata superiore a quella dei concorrenti diretti, definendola una piccola sportiva capace di premiare chi sapeva apprezzarne la meccanica. Anche il T60 a tre ruote fu accolto positivamente, descritto come un mezzo che univa economia di esercizio, brillantezza di guida e una sorprendente tenuta in curva.

Le corse: la vittoria alla 12 Ore di Monza

La Berkeley non fu soltanto un'auto per l'uso quotidiano: prese parte anche a competizioni internazionali. Nel 1958 Pat Moss guidò una SE328 nella categoria fino a 500cc della Liegi-Brescia-Liegi, gara durissima che mise a nudo i limiti di raffreddamento della piccola inglese nelle salite estive. Lo stesso anno il pilota e ingegnere italiano Giovanni Lurani acquistò tre esemplari di SE492, allestendoli con un hardtop su misura per farli correre nella classe GT 750cc: una di queste vetture, affidata a Lorenzo Bandini, vinse la 12 Ore di Monza del 1958, regalando a Berkeley uno dei risultati sportivi più prestigiosi della sua breve storia.

Il fallimento e l'eredità di un marchio di culto

Sul finire degli anni Cinquanta Berkeley tentò il salto di qualità con la Bandit, una vettura a quattro ruote più matura, disegnata da John Tojeiro e motorizzata con il quattro cilindri Ford da 997cc della Anglia 105E, dotata di sospensione posteriore indipendente e freni a disco anteriori. Il progetto restò però allo stadio di due soli prototipi: il crollo del mercato dei caravan alla fine del 1960 privò l'azienda della sua principale fonte di liquidità, portando Berkeley Cars alla liquidazione nel dicembre dello stesso anno, nonostante un tentativo di cessione poi non andato a buon fine.

Oggi la memoria del marchio è custodita dal Berkeley Enthusiasts' Club, che segue circa trecento esemplari sopravvissuti in tutto il mondo, mentre sul mercato del collezionismo le quotazioni restano relativamente accessibili rispetto ad altre sportive britanniche coeve.

Le generazioni della Berkeley

4anni di storia

1956—19571 anno

SA322 Sports

Primo modello di serie, con motore bicilindrico due tempi British Anzani da 322cc e 15 CV, circa 163 esemplari prodotti.

1957—19581 anno

SE328

Versione con motore Excelsior 328cc e 18 CV, il modello di maggior successo commerciale del marchio con oltre 1.200 unità.

1957—19592 anni

SE492 e Foursome

Variante con tricilindrico due tempi 492cc da 30 CV, affiancata dalla rara Foursome a carrozzeria allungata; motore penalizzato da problemi di affidabilità.

1959—19601 anno

B95 / B105 e QB

Top di gamma con bicilindrico quattro tempi Royal Enfield 692cc, in versione da 40 CV (B95) o 50 CV (B105, la prima Berkeley oltre le 100 mph); esistettero anche rare varianti a quattro posti QB95/QB105.

1959—19601 anno

T60 e T60/4

Versione a tre ruote con motore Excelsior 328cc, pensata per sfruttare i vantaggi fiscali britannici; la T60/4 aggiungeva due sedili posteriori per bambini. Fu il modello più venduto, con circa 1.800 esemplari.

Domande frequenti sulla Berkeley

Chi produceva la Berkeley Sports?

La Berkeley Cars Ltd, azienda britannica con sede a Biggleswade, nel Bedfordshire, nata dalla collaborazione tra il designer Lawrence Bond e Charles Panter, titolare di una delle maggiori fabbriche europee di caravan in fibra di vetro.

Che motori montava la Berkeley?

Nel corso della produzione furono utilizzati diversi propulsori motociclistici: bicilindrici e tricilindrici due tempi da 322, 328 e 492cc, fino al bicilindrico quattro tempi Royal Enfield da 692cc montato sulle versioni B95 e B105.

Perché Berkeley Cars ha chiuso l'attività nel 1960?

Il crollo del mercato dei caravan, principale fonte di reddito dell'azienda madre, causò una crisi di liquidità che portò alla liquidazione della società nel dicembre 1960, interrompendo anche lo sviluppo del nuovo modello Bandit.

La Berkeley ha ottenuto successi sportivi?

Sì: nel 1958 una SE492 preparata da Giovanni Lurani e guidata da Lorenzo Bandini vinse la 12 Ore di Monza nella classe GT 750cc, mentre una SE328 partecipò con Pat Moss alla Liegi-Brescia-Liegi dello stesso anno.

Quanti esemplari di Berkeley sono sopravvissuti oggi?

Si stima che circa trecento esemplari siano ancora esistenti e seguiti dal Berkeley Enthusiasts' Club, a fronte di una produzione complessiva di circa 4.100 vetture tra il 1956 e il 1960.

Fonti

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