Le origini: un marchio nato per sperimentare
Autobianchi vede la luce nel gennaio 1955 come costola industriale della Bianchi, storica realtà milanese di biciclette, motociclette e automobili, affiancata da Pirelli e Fiat. L'obiettivo iniziale era rimettere in moto lo stabilimento di Desio con un progetto di respiro moderno.
Nel giro di pochi anni la quota Bianchi esce di scena e la proprietà si consolida tra Pirelli e Fiat, fino a quando, nel 1968, Fiat assume il controllo totale del marchio. Da quel momento Autobianchi diventa un vero e proprio banco di prova tecnico: molte soluzioni che sarebbero diventate standard sulle Fiat di serie sono state collaudate per la prima volta proprio su una piccola Autobianchi.
Fondazione
1955, a Desio (Monza-Brianza)
Bianchina, Stellina e Primula: gli anni della sperimentazione
La Bianchina, presentata nel 1957, riprende meccanica e pianale della Fiat Nuova 500 ma con un allestimento più curato e diverse carrozzerie: dalla Trasformabile con portiere incernierate al centro, alla rara Cabriolet, fino alla Berlina, alla Panoramica e al Furgoncino. Il motore bicilindrico raffreddato ad aria cresce nel tempo da 479,5 a 499,5 centimetri cubici.
Nel 1963 arriva la sperimentale Stellina, prima vettura italiana di serie con carrozzeria in vetroresina, prodotta in appena 502 esemplari prima di lasciare spazio alla Fiat 850 Spider. Ma il salto tecnico più importante porta la firma della Primula, lanciata nel 1964: è la prima vettura del gruppo Fiat con motore trasversale, trazione anteriore e cambio laterale, oltre a sterzo a cremagliera e sospensioni anteriori indipendenti tipo MacPherson. Una soluzione che Fiat aveva accantonato decenni prima e che, validata proprio sulla Primula, diventerà l'architettura di riferimento per generazioni di utilitarie a trazione anteriore.
Anni di attività del marchio
1955-1995
A112: la piccola che ha fatto scuola
Lanciata nel 1969 per contrastare la Mini britannica, l'A112 è probabilmente il modello più amato del marchio: una delle prime utilitarie europee a tre porte con portellone posteriore, schema che anticipa quello della Fiat 127. Nel corso di otto serie, prodotte fino alla metà degli anni Ottanta, monta motori di 903 e 965 centimetri cubici, arrivando a superare il milione di esemplari costruiti.
- Nel 1970 sfiora il titolo di Car of the Year, arrivando seconda dietro la Fiat 128
- Le versioni Abarth, da 58 e poi 70 CV su base 982 e 1.050 centimetri cubici, sono le più ricercate dai collezionisti
- Dal 1977 al 1984 corre un campionato monomarca dedicato, la A112 Abarth, palestra per piloti italiani di rally
- Un trofeo per esemplari storici è stato reintrodotto nel 2010, segno della vitalità del modello nelle competizioni classiche
Y10: l'ultima Autobianchi, tra stile e tecnologia
Presentata al Salone di Ginevra nel marzo 1985, la Y10 raccoglie l'eredità dell'A112 con un design più maturo, firmato dal Centro Stile Fiat, riconoscibile per il portellone nero lucido a contrasto. Nelle tre serie prodotte fino al 1995 offre motorizzazioni Fire da 999 a 1.297 centimetri cubici, inclusa una versione turbo da 85 CV, oltre alla trazione integrale inseribile e, dal 1989, al cambio automatico a variazione continua.
Gli interni, con sedili in Alcantara e climatizzatore elettronico opzionale, la rendono una delle city car più raffinate della sua epoca, tanto da arrivare seconda al Car of the Year 1986. Le serie speciali firmate FILA, Martini, Missoni e Poltrona Frau restano tra le versioni più ricercate oggi. Con la chiusura dello stabilimento di Desio nel 1995 la produzione si sposta ad Arese e il testimone passa alla neonata Lancia Y.
Comprare un'Autobianchi da collezione oggi
Chi si avvicina a un'Autobianchi come Oldtimer trova un mercato vivace ma eterogeneo. L'A112, soprattutto nelle versioni Abarth ben documentate e con cambio a cinque marce, resta il modello di riferimento per prezzo e liquidità del mercato, sostenuta anche da un registro dedicato attivo tra i collezionisti. La Bianchina mantiene quotazioni elevate sulle carrozzerie più rare, come la Cabriolet, mentre la Y10 sta guadagnando interesse come classica emergente, in particolare nelle serie speciali.
Prima di acquistare conviene sempre verificare lo stato di longheroni e passaruota, il vero punto debole di queste vetture, oltre alla documentazione storica e alla corrispondenza dei numeri di telaio e motore.