Le origini: la fusione del 1932
Auto Union AG nasce il 29 giugno 1932 su iniziativa della banca di stato della Sassonia, che spinge Audiwerke, Horchwerke e la Zschopauer Motorenwerke (proprietaria del marchio DKW) a unirsi in un solo gruppo, a cui si affianca anche la divisione automobilistica di Wanderer.
L'obiettivo è superare insieme la grande crisi economica mondiale, mettendo in comune sviluppo e produzione. Nasce così il secondo gruppo automobilistico tedesco per dimensioni, identificato dal celebre logo dei quattro anelli intrecciati, simbolo dell'unione indissolubile tra le quattro case.
- DKW copre il segmento delle utilitarie e delle motociclette, con propulsori a due tempi
- Wanderer produce vetture di cilindrata media
- Audi si posiziona nella fascia medio-alta
- Horch resta sinonimo di lusso, con motori otto e dodici cilindri
Fondazione
29 giugno 1932
Le Frecce d'Argento: il mito delle corse
Dal 1934, con il sostegno dei finanziamenti statali voluti dal governo tedesco per la promozione sportiva, Auto Union acquisisce la società di progettazione di Ferdinand Porsche e sviluppa una serie di monoposto da Grand Prix rivoluzionarie per l'epoca, con motore centrale-posteriore.
La Type A del 1934 sviluppa circa 550 CV, la Type C del 1936 arriva a superare i 520 CV con un possente V16 sovralimentato da 6 litri e permette a piloti come Hans Stuck, Achille Varzi, Bernd Rosemeyer e Tazio Nuvolari di conquistare vittorie prestigiose nei Gran Premi europei. Con la Type C, Auto Union si aggiudica anche il Campionato Europeo piloti del 1936. L'ultima evoluzione, la Type D del 1938-1939 con V12 sovralimentato da circa 3 litri, resta protagonista fino alla vigilia della guerra, mentre una versione aerodinamica delle monoposto stabilisce un record di velocità su strada pubblica rimasto imbattuto per decenni.
Sede dal dopoguerra
Ingolstadt (dal 1949)
La guerra e la rinascita a Ingolstadt
Con lo scoppio del conflitto la produzione civile si ferma e gli stabilimenti sassoni vengono convertiti per fornire mezzi e componenti all'esercito tedesco. Alla fine della guerra le fabbriche in Sassonia, occupate dall'Armata Rossa, vengono smantellate come riparazione di guerra e nel 1948 Auto Union AG viene cancellata dal registro delle imprese della Germania Est.
Il marchio rinasce nella Germania Ovest il 3 settembre 1949, quando viene fondata Auto Union GmbH a Ingolstadt, in Baviera, grazie ai fondi del piano Marshall. Di tutte le case originarie sopravvive solo DKW, con vetture a motore due tempi come la F89 Meisterklasse: Audi e Horch restano invece marchi dormienti per anni. Nel 1958 Daimler-Benz rileva il controllo della società e rilancia anche il nome Auto Union con la berlina Auto Union 1000, mentre nel 1964 è Volkswagen ad acquisire lo stabilimento di Ingolstadt e i diritti sul marchio Auto Union.
Fine del marchio autonomo
Fusione con NSU nel 1969, nome abbandonato nel 1985
Dalla fusione con NSU alla nascita di Audi
Nel settembre 1965 debutta un nuovo modello a quattro tempi, erede dell'ultima DKW F102, che Volkswagen decide di lanciare non più come DKW, ormai associata ai superati motori a due tempi, ma con il nome Audi, riportando in vita un marchio rimasto in ombra per trent'anni.
Nel 1969 Auto Union si fonde con NSU Motorenwerke, altro storico costruttore tedesco, dando vita ad Audi NSU Auto Union AG. Solo nel 1985 la ragione sociale viene semplificata nell'attuale Audi AG, mentre Auto Union GmbH sopravvive come società che detiene ancora oggi il marchio storico e il patrimonio dei quattro anelli, simbolo diventato immagine coordinata dell'Audi contemporanea.
Il mercato del collezionismo
Le vetture da Grand Prix Auto Union sono tra gli oggetti più rari e ricercati al mondo per i collezionisti di auto storiche: ne sopravvivono pochissimi esemplari originali, spesso custoditi in musei o grandi collezioni private, e le rare apparizioni in asta hanno raggiunto valutazioni nell'ordine di svariati milioni di euro.
Diverso il discorso per i modelli stradali del dopoguerra a marchio DKW e Auto Union, più accessibili ma comunque di nicchia, apprezzati soprattutto dagli appassionati della storia del marchio dei quattro anelli e da chi cerca un capitolo meno noto, ma fondamentale, delle origini di Audi.
