Le origini: da August Horch al nome latino Audi
Prima di diventare uno dei marchi premium tedeschi più riconosciuti al mondo, Audi nasce da una vicenda personale. August Horch aveva già fondato una casa automobilistica a Colonia nel 1899, ma un contrasto con i soci lo costrinse ad abbandonarla e a perdere il diritto di usare il proprio nome come marchio.
Nel 1909 Horch fondò a Zwickau una nuova azienda. Per aggirare il divieto, tradusse il proprio cognome in latino: Horch, in tedesco, è l'imperativo del verbo ascoltare, e il corrispettivo latino di quell'imperativo è audi. La società fu registrata come Audi Automobilwerke nell'aprile del 1910: un nome nato da un cavillo commerciale che sarebbe diventato una delle sigle più prestigiose dell'automobilismo mondiale.
Anno di fondazione
1909, a Zwickau
Auto Union e la nascita dei quattro anelli
Nel giugno 1932, per superare le difficoltà della crisi economica globale, quattro case automobilistiche sassoni in affanno decisero di unire le forze: Audi, DKW, Horch e Wanderer si fusero dando vita ad Auto Union AG, con sede a Chemnitz. Ogni marchio si concentrò su una fascia di mercato diversa, da DKW per le utilitarie a Horch per il lusso assoluto, passando per Audi nella fascia media-alta.
Il logo dei quattro anelli intrecciati, ancora oggi simbolo del marchio, nacque proprio per rappresentare questa unione. In quegli stessi anni Auto Union costruì anche le leggendarie vetture da corsa a motore centrale progettate da Ferdinand Porsche, protagoniste dell'epoca delle Frecce d'Argento con piloti come Bernd Rosemeyer e, più tardi, Tazio Nuvolari.
Simbolo
Quattro anelli intrecciati, nati nel 1932 con la fusione in Auto Union
Il lungo silenzio del dopoguerra e la rinascita del 1965
Dopo la Seconda guerra mondiale lo stabilimento di Zwickau finì sotto controllo sovietico e Auto Union AG fu cancellata dal registro delle imprese nel 1948. Il marchio Audi rimase inattivo per circa vent'anni: una nuova Auto Union, rinata a Ingolstadt nel 1949, produceva solo veicoli a marchio DKW, prima sotto il controllo di Daimler-Benz e poi, dalla metà degli anni Sessanta, di Volkswagen.
Fu Volkswagen a decidere di riesumare il nome Audi nel 1965, lanciando la serie F103: una berlina derivata dalla DKW F102 ma con un motore a quattro tempi al posto del due tempi, sviluppato in collaborazione con Daimler-Benz. Nel 1969 la fusione con NSU diede vita ad Audi NSU Auto Union AG, e solo nel 1985 la denominazione fu semplificata nell'unico marchio Audi che conosciamo oggi.
Rinascita del marchio
1965, con la Audi F103
I modelli che meritano lo status di Oldtimer
Diversi capitoli della storia Audi hanno prodotto vetture oggi considerate a pieno titolo Oldtimer:
- Audi F103 (1965-1972): il modello del rilancio postbellico del marchio, prodotto in oltre 416.000 esemplari nelle varianti Audi 60, 72, 75, 80 e Super 90, con potenze comprese tra 55 e 90 CV.
- Audi 100 prima serie, C1 (1968-1976): la prima berlina sviluppata interamente da Audi sotto il controllo Volkswagen, oltre 827.000 esemplari prodotti, disponibile anche nella ricercata variante Coupé S dal 1970.
- Audi 80 prima serie, B1 (1972-1978): disegnata da Giorgetto Giugiaro, eletta Auto dell'Anno 1973, oltre un milione di esemplari costruiti.
- Audi Quattro (1980-1991): la prima vettura di serie al mondo con trazione integrale permanente, motore cinque cilindri turbo da 200 CV nella versione iniziale e fino a 220 CV nell'ultima serie, protagonista assoluta dei rally Gruppo B negli anni Ottanta.
Adozione del marchio unico Audi
1985
Collezionare un'Audi d'epoca oggi
Chi si avvicina al collezionismo Audi trova un marchio che unisce solidità ingegneristica e un capitolo sportivo di primo piano, quello della Quattro, capace di cambiare per sempre le regole dei rally. Il supporto di Audi Tradition rende relativamente più semplice reperire informazioni storiche e alcuni ricambi rispetto a marchi meno strutturati.
Restano comunque le attenzioni tipiche di ogni auto d'epoca: verificare lo stato della carrozzeria e i punti più esposti alla ruggine, controllare la storia manutentiva di motore e freni, e mettere in conto che i modelli più rari e sportivi richiedono una manutenzione più impegnativa e ricambi meno immediati da trovare rispetto alle versioni di produzione più comune.
