Dalla componentistica alle automobili: la nascita di Alvis
Il marchio nasce nel 1919 a Coventry per iniziativa di Thomas George John, che trasforma una piccola realtà attiva nella componentistica in un vero e proprio costruttore automobilistico. Nel giro di due anni la società prende il nome di Alvis Car and Engineering Company e si trasferisce negli stabilimenti di Holyhead Road.
Il primo modello, la 10/30, riscuote da subito un buon successo commerciale e stabilisce lo standard qualitativo che accompagnerà il marchio per i decenni successivi: attenzione alla meccanica, cura costruttiva e un posizionamento sempre orientato al cliente esigente.
Motorizzazioni storiche
4 e 6 cilindri in linea, da 1,9 a 4,4 litri
La 12/50 e gli anni d'oro delle corse
Il modello che consacra Alvis nel mondo delle vetture sportive è la 12/50, in produzione dal 1923 al 1932 su progetto dell'ingegnere G. T. Smith-Clarke e del disegnatore W. M. Dunn. La vettura conquista la vittoria assoluta alla 200 Miglia di Brooklands del 1923 e continua a collezionare risultati in salite, prove di velocità e gare in pista, compreso il circuito di Le Mans.
- Tra le varianti più ricercate spicca la Super Sports, con carrozzeria torpedo in alluminio e scarico esterno a vista
- Con l'evoluzione 12/60 la famiglia raggiunge quasi 4.000 esemplari prodotti complessivamente
- Negli stessi anni Alvis sperimenta anche la trazione anteriore in ambito racing, tecnologia rara per l'epoca
Sono anni in cui il marchio si guadagna una reputazione che ancora oggi lo rende un riferimento per i collezionisti di vetture vintage.
Anni di produzione auto
1919-1967, poi Continuation Cars dal 2012
Il lusso britannico tra le due guerre
Negli anni '30 la gamma si arricchisce di modelli a sei cilindri pensati per un pubblico più orientato al comfort e alla velocità di crociera che alla competizione pura. La Speed 20 e la successiva Speed 25 adottano cambi tutti sincronizzati e sospensioni anteriori indipendenti, mentre l'ammiraglia 4.3 Litre monta un sei cilindri da 4.387 cm³ e oltre 130 CV, prestazioni di assoluto rilievo per l'epoca.
La produzione bellica interrompe bruscamente questa fase: nella notte del 14 novembre 1940 lo stabilimento di Coventry viene colpito dai bombardamenti, con la perdita di gran parte degli impianti produttivi e l'interruzione della serie in corso dopo appena 73 telai completati.
Dal dopoguerra alla chiusura della produzione
La ripartenza post-bellica passa dalla TA14, costruita su un telaio derivato dalla prebellica 12/70 e disponibile con carrozzeria berlina firmata Mulliners o decappottabile Tickford e Carbodies. Nonostante una meccanica ormai datata, con freni a comando meccanico e molle a balestra non indipendenti, la TA14 diventa il modello Alvis più venduto del dopoguerra.
Negli anni successivi la gamma si sposta verso vetture più raffinate e veloci: la TA21 e la TB21 introducono un nuovo sei cilindri da 3 litri, la TC21 sfiora i 100 mph, mentre TD21, TE21 e TF21, con carrozzeria disegnata da Park Ward, rappresentano l'apice qualitativo del marchio prima della chiusura della produzione automobilistica nel 1967, conseguenza dell'ingresso di Rover nel controllo della società.
La rinascita con le Continuation Cars
Dopo la cessazione della produzione, l'attività di assistenza e ricambi prosegue a Kenilworth con il nome Red Triangle. Nel 2010 la società si trasforma in The Alvis Car Company e dal 2012 avvia la costruzione di vetture continuation, riprendendo la produzione da dove si era interrotta nel 1940.
- Bertelli Sports Coupé, Lancefield Concealed Hood e Vanden Plas Tourer riutilizzano il sei cilindri 4.3 litri e proseguono la numerazione dei telai prebellici rimasti incompiuti
- Park Ward Drop Head, Graber Super Coupe e Graber Super Cabriolet si basano invece sul telaio 3 litri del dopoguerra
- Ogni esemplare viene realizzato seguendo i disegni tecnici originali, con l'aggiunta della tecnologia necessaria a rispettare le normative moderne sulle emissioni
Il risultato è un caso più unico che raro nel panorama dell'automobile storica: un marchio che non si limita a essere ricordato, ma continua letteralmente a produrre i propri modelli originari.
