Dalla fusione con Prince Motors alla prima trazione anteriore
La storia della Cherry nasce all'incrocio tra due eredità industriali: quella di Nissan e quella di Prince Motors, assorbita dalla casa di Yokohama nel 1966. Gran parte dello sviluppo del nuovo modello viene condotto da tecnici provenienti proprio da Prince, che portano in dote competenze utili a realizzare la prima Nissan con motore anteriore e trazione sulle ruote anteriori.
Presentata nell'ottobre 1970, la E10 debutta con una linea che Nissan definisce a capsula, caratterizzata da montanti posteriori inclinati a J. Il nome Cherry, ispirato al fiore di ciliegio, viene scelto per richiamare un'identità marcatamente giapponese. Sul piano meccanico la vettura adotta una sospensione indipendente su tutte e quattro le ruote, soluzione non scontata per una compatta dell'epoca, e propone due motori quattro cilindri della famiglia A-series, da 988 e 1.171 cc.
Motori
Benzina 988-1.488 cc (anche turbo); Diesel 1.681 cc su N12
Le generazioni successive: da F-II a Pulsar/Cherry
Nel 1974 arriva la seconda generazione, conosciuta in Giappone come F-II e negli Stati Uniti come Datsun F10: è la prima Nissan a trazione anteriore venduta sul mercato nordamericano. La gamma si arricchisce con il motore 1.397 cc e con un cambio semiautomatico Sportmatic, mentre le vendite, soprattutto in Europa, restano inferiori alle attese rispetto alla generazione precedente.
Il salto generazionale del 1978 porta con sé una scelta di denominazione particolare: in Giappone il modello diventa Pulsar, mentre in Europa mantiene il nome Cherry. Le linee più squadrate, in linea con le tendenze stilistiche di fine anni Settanta, contribuiscono al successo commerciale: nel 1981 la Cherry si aggiudica il titolo di auto straniera più venduta nel Regno Unito.
Anni di produzione
1970 - 1986
La quarta generazione e la parentesi Alfa Romeo Arna
Dal 1982 la Cherry cambia ancora pelle con la generazione N12, una hatchback a tre o cinque porte dal disegno più spigoloso, tipico dello stile Nissan dei primi anni Ottanta. La gamma motori comprende benzina da 988, 1.270 e 1.488 cc, quest'ultimo disponibile anche in versione turbo, oltre a un diesel da 1.681 cc.
È in questa fase che nasce l'accordo industriale con Alfa Romeo: la variante europea, denominata Cherry Europe, condivide meccanica e cassa con l'Alfa Romeo Arna, assemblata nello stabilimento di Pratola Serra. Il progetto univa telaio e componenti di carrozzeria giapponesi, apprezzati per la resistenza alla corrosione, a motore e trasmissione Alfa Romeo. Nonostante le buone intenzioni, la joint venture non ottiene il successo commerciale sperato e la collaborazione si chiude nel 1987.
Nissan Cherry oggi, tra eredità e collezionismo
Con la fine della produzione, il testimone passa a modelli come Nissan Pulsar a livello internazionale, Nissan Micra/March in Giappone e, per diversi mercati export, Nissan Sunny. La Cherry lascia comunque un'eredità precisa: aver introdotto Nissan al mondo della trazione anteriore, layout che sarebbe diventato lo standard per le utilitarie del marchio.
Oggi trovare una Cherry in buone condizioni non è semplice: la produzione risale a oltre quarant'anni fa e gli esemplari sopravvissuti sono rari, soprattutto fuori dal Giappone. Chi la cerca nel mercato del collezionismo apprezza la robustezza della scocca, spesso citata come punto di forza rispetto a molte concorrenti europee coeve, ma deve fare i conti con una reperibilità dei ricambi limitata.









