Prima generazione (1978-1984): il coupé a trazione posteriore
La prima Sapporo nasce come variante coupé della terza generazione Galant, con carrozzeria hardtop a due porte priva di montante centrale, una soluzione stilistica che all'epoca conferiva alla vettura un profilo elegante e filante. La gamma motori copriva un ampio ventaglio di cilindrate: si andava dal quattro cilindri 1.6 fino al 2.6 litri, passando per un 2.0 turbo e un 2.3 turbodiesel, quest'ultimo raro per una vettura di questo segmento nel periodo.
- Il motore 2.6 litri adottava la tecnologia Silent Shaft, alberi di equilibratura pensati per ridurre le vibrazioni tipiche dei quattro cilindri di grossa cilindrata.
- La versione turbo GSR si distingueva per la sospensione posteriore indipendente, una raffinatezza meccanica non comune sulle coupé generaliste dell'epoca.
- Nel 1980 il modello ricevette un restyling che ne aggiornò lo stile senza stravolgerne l'impostazione.
Fuori dal Giappone e dall'Europa la vettura ebbe una vita parallela sotto altri marchi: negli Stati Uniti fu venduta con i badge Dodge Challenger e Plymouth Sapporo grazie all'accordo commerciale tra Mitsubishi e Chrysler, mentre in Australia circolò come Chrysler/Mitsubishi Scorpion.
Anni di produzione
1978-1984 (I gen.) e 1987-1990 (II gen.)
Seconda generazione (1987-1990): la berlina hardtop a trazione anteriore
Dopo alcuni anni di assenza, il nome Sapporo torna nel 1987 su una vettura profondamente diversa dalla prima: una berlina hardtop a quattro porte, sempre priva di montante centrale, basata sulla quinta generazione della Galant e questa volta a trazione anteriore. Il modello era destinato esclusivamente al mercato europeo e rappresentava il vertice di gamma prima dell'arrivo di Sigma e Diamante.
La motorizzazione principale era il quattro cilindri 2.4 litri Sirius, capace di 129 CV a 5.000 giri (124 CV nella versione catalizzata), affiancato da un'unità 2.0 litri per i mercati con fiscalità più favorevole alle cilindrate contenute. L'assetto adottava sospensioni anteriori a ruote indipendenti tipo McPherson e un retrotreno a ponte torcente, una configurazione più orientata al comfort che alla sportività, coerente con il posizionamento da berlina di rappresentanza.
Uno stile hardtop fuori dal comune
Il tratto che unisce le due generazioni Sapporo è la carrozzeria hardtop senza montante centrale, con i finestrini che si abbassano completamente lasciando un fianco libero da ingombri quando i cristalli sono aperti. Una soluzione affascinante dal punto di vista estetico, all'epoca utilizzata da diversi costruttori giapponesi per differenziare le versioni di punta della gamma dalle berline tradizionali, ma più complessa e costosa da realizzare rispetto a una carrozzeria con montante.
La fine della gamma e l'eredità odierna
Nel 1990 la produzione della Sapporo si ferma definitivamente: Mitsubishi decide di concentrare l'offerta di fascia alta sui nuovi modelli Sigma e Diamante, più moderni e meglio allineati alle esigenze del mercato europeo dell'epoca. Oggi la Sapporo, in entrambe le sue generazioni, è un'auto rara sulle strade e ricercata dal collezionismo di vetture giapponesi classiche, complice anche la scarsità di ricambi originali ancora reperibili.









