Il progetto: sostituire l'Austin-Healey 3000
La MGC nasce dall'esigenza di British Motor Corporation di rimpiazzare l'Austin-Healey 3000, ormai a fine carriera, con un modello capace di offrire prestazioni superiori restando all'interno della gamma MG. Anziché sviluppare una vettura completamente nuova, gli ingegneri scelgono di innestare sulla scocca della MGB il motore a sei cilindri in linea C-Series da 2912 cc, già utilizzato su altre vetture del gruppo.
- Per fare spazio al nuovo propulsore, il vano motore e il pianale vengono rivisti in profondità
- Le sospensioni anteriori adottano barre di torsione al posto delle molle elicoidali della MGB
- Il cofano riceve una caratteristica gobba per contenere l'ingombro del gruppo di aspirazione
- I cerchi passano a un diametro maggiore, da 15 pollici
Motore
6 cilindri in linea, 2912 cc
Motore e prestazioni
Il cuore della MGC è il sei cilindri in linea da 2912 cc, alimentato da due carburatori SU, che eroga 145 CV a 5250 giri/min e una coppia massima di 236 Nm a 3500 giri/min. Numeri che permettono alla vettura di raggiungere una velocità massima di circa 193 km/h e di scattare da 0 a 100 km/h (60 mph) in circa 10 secondi, prestazioni di rilievo per una gran turismo di fine anni Sessanta.
La trasmissione è affidata a un cambio manuale a quattro marce sincronizzate, con overdrive disponibile come optional sulle marce superiori; era inoltre proposto un cambio automatico a tre rapporti per chi cercava una guida più rilassata.
Potenza
145 CV a 5250 giri/min
Roadster e GT: le due carrozzerie
La MGC viene offerta in due configurazioni, identiche nelle quote esterne ma diverse nell'impostazione: la Roadster scoperta, pensata per una guida più sportiva e diretta, e la GT Coupé, con abitacolo chiuso e un'impronta più orientata al gran turismo. Tra il dicembre 1967 e l'agosto 1969 vengono assemblate complessivamente circa 9000 vetture, suddivise in 4544 Roadster e 4458 GT Coupé; di queste, solo poche centinaia con guida a sinistra e specifiche europee.
Anni di produzione
1967 - 1969
Le critiche e il comportamento su strada
Il lancio della MGC non va come sperato. Il peso aggiuntivo del sei cilindri sull'avantreno, unito a un assetto non ancora perfettamente calibrato, si traduce in uno sterzo più pesante e in un comportamento meno agile rispetto alla MGB. A peggiorare la prima impressione contribuisce anche un errore pratico: le vetture consegnate alla stampa per le prove di lancio avevano una pressione degli pneumatici non corretta, il che accentuò la sensazione di sottosterzo e penalizzò ulteriormente i giudizi dei giornalisti dell'epoca. Questa accoglienza tiepida è tra le cause principali della vita commerciale molto breve del modello.
L'esperienza nelle competizioni
Nonostante le critiche stradali, la MGC ha avuto una discreta carriera sportiva grazie al reparto corse di British Motor Corporation, che realizzò due esemplari alleggeriti della versione GT, arrivando a scendere fino a circa 900 kg di peso. Queste vetture ufficiali hanno preso parte alla Targa Florio del 1967, alla 12 Ore di Sebring del 1968 e alla massacrante Marathon de la Route di 84 ore sul circuito del Nürburgring, sempre nel 1968. Il programma corse venne chiuso dopo un'ultima uscita a Sebring nel 1969.
La MGC oggi tra i collezionisti
Complice la produzione limitata a due soli anni, oggi la MGC è un modello ricercato nel mondo dell'auto d'epoca, meno diffuso della MGB da cui deriva. Il valore delle vetture sul mercato del collezionismo dipende molto dallo stato di conservazione, dall'originalità meccanica e dalla documentazione storica disponibile: gli esemplari ben mantenuti e con provenienza certa spuntano quotazioni sensibilmente più alte rispetto a vetture modificate o con manutenzione trascurata.









