Una vettura nata tra due proprietà
La Shamal debutta nel dicembre 1989 come il modello più prestigioso e costoso dell'intera famiglia Biturbo, in un momento delicatissimo per Maserati. Il marchio è ancora sotto il controllo di Alejandro de Tomaso, ma il passaggio di metà della proprietà a Fiat è già alle porte e si concretizza a distanza di poche settimane, nel gennaio 1990.
La Shamal rappresenta quindi l'ultimo atto significativo dell'era De Tomaso: una vettura pensata per dimostrare che, pur tra le difficoltà finanziarie del periodo, Maserati poteva ancora produrre una granturismo capace di competere con le supercar dell'epoca.
Motore
V8 3,2 litri biturbo (AM479)
La firma di Marcello Gandini
Lo stile è opera di Marcello Gandini, lo stesso designer della Lamborghini Countach e della Lancia Stratos, affiancato dal centro stile interno Maserati. Pur riprendendo l'ossatura della Biturbo, la carrozzeria della Shamal è completamente nuova e porta la firma inconfondibile di Gandini nelle forme squadrate e nei passaruota posteriori asimmetrici.
- Montante centrale sempre nero, che funge da roll bar strutturale
- Fanali posteriori a sviluppo orizzontale, con fascia scura che riporta la scritta Shamal
- Spoiler anteriore posizionato alla base del parabrezza, soluzione non comune sul mercato
- Cerchi in lega da 16 pollici e fari con proiettori Carello
- Interni rifiniti in pelle con inserti in legno di ciliegio massello
Potenza massima
326 CV a 6.000 giri/min
Il cuore V8 biturbo
Sotto il cofano debutta un motore inedito per la gamma Biturbo: un V8 di 3.217 cc con doppio turbocompressore, quattro alberi a camme in testa e 32 valvole, capace di erogare 326 CV a 6.000 giri e 431 Nm di coppia a 3.000 giri. La potenza viene scaricata a terra tramite un cambio manuale a 6 marce Getrag, lo stesso schema poi adottato anche dalla BMW 850CSi, abbinato a un differenziale autobloccante.
Le sospensioni, con schema McPherson all'anteriore e bracci obliqui al posteriore, integrano un sistema adattivo Maserati-Koni in grado di variare la taratura in base alle condizioni di guida, una soluzione tecnologicamente ambiziosa per una vettura di fine anni Ottanta.
Velocità massima
270 km/h
Guida, rarità e mercato del collezionismo
Con appena 1.417 kg a vuoto, la Shamal scatta da 0 a 100 km/h in 5,3 secondi e raggiunge i 270 km/h di velocità massima: numeri che, all'epoca, la mettevano in diretta concorrenza con supercar ben più blasonate. La guida è diretta e poco mediata dall'elettronica, con una risposta del turbo pronta ma da gestire con attenzione, e un assetto piuttosto rigido che privilegia la reattività rispetto al comfort.
La produzione limitata a 369 unità ne fa oggi un pezzo ambito dai collezionisti: gli esemplari meglio conservati, con documentazione completa e meccanica originale, possono superare i 100.000 euro, mentre vetture da revisionare si trovano su valori più contenuti. Il rovescio della medaglia riguarda la manutenzione, resa complessa dalla rarità dei ricambi e dalla sofisticazione dell'impianto sospensivo attivo.









