Una Gran Turismo per allargare il pubblico Maserati
Quando Alejandro De Tomaso rilevò Maserati nella seconda metà degli anni '70, il marchio modenese era un costruttore di nicchia, lontano dai grandi numeri dei concorrenti generalisti di lusso. La Biturbo, presentata a fine 1981, doveva cambiare questa condizione: una vettura compatta, relativamente economica da produrre, ma capace di offrire prestazioni e un'immagine da Gran Turismo.
Il prezzo di lancio, fissato inizialmente attorno ai 22 milioni di lire, fu aumentato di alcuni milioni già poche settimane dopo l'esordio commerciale, raffreddando in parte l'entusiasmo del mercato rispetto alle attese iniziali. Ciononostante, la Biturbo e la lunga famiglia di derivate che ne seguì rappresentarono per oltre un decennio il cuore pulsante della produzione Maserati, in un periodo in cui l'azienda aveva bisogno di volumi per sostenersi economicamente.
Potenza
da 180 a 285 CV a seconda della versione
Il motore biturbo: la vera novità tecnica
Il cuore del progetto è il propulsore che dà il nome alla vettura: un V6 a 90° derivato nell'architettura di base dal motore del Maserati Merak, dotato di due turbocompressori, uno per ciascuna bancata di cilindri. Si trattava di una soluzione pionieristica per l'epoca, tra le prime applicate a una vettura di serie al mondo.
Nel corso degli anni la gamma di motorizzazioni si è ampliata sensibilmente, passando da cilindrate di 2 litri fino a 2,8 litri, con potenze che sulle prime versioni a carburatori si attestavano attorno ai 180 CV per il mercato italiano, fino a superare i 280 CV sulle varianti più spinte a 24 valvole. Un passaggio tecnico fondamentale avvenne nel 1987, quando l'iniezione elettronica sostituì i carburatori su gran parte della gamma, migliorando in modo netto regolarità di funzionamento e affidabilità generale.
Al vertice prestazionale si colloca la versione Racing, prodotta in soli 230 esemplari, capace di erogare 285 CV e di rappresentare il punto più sportivo raggiunto dall'intera famiglia Biturbo.
Anni di produzione
1981/1982 - 1994 (la denominazione Biturbo viene abbandonata nel 1988)
Coupé, berlina, spyder: le tante declinazioni della gamma
Nel corso di oltre un decennio di carriera commerciale, la piattaforma Biturbo ha dato origine a un numero molto ampio di varianti e carrozzerie, pensate per coprire diversi segmenti di mercato.
- Coupé 2 porte: la versione originaria, evoluta nel tempo nelle serie S, E, i/Si e infine ristilizzata da Marcello Gandini con la denominazione 222.
- Berlina 4 porte: introdotta con le sigle 420 e 425, poi evoluta nella 430, pensata come ammiraglia della gamma per una clientela più orientata al comfort.
- Spyder: la versione cabriolet a due porte, disegnata e assemblata dalla carrozzeria Zagato, prodotta per circa un decennio.
- 228: una coupé Gran Turismo di fascia più alta, a cinque posti, prodotta in numeri decisamente più contenuti rispetto alle altre varianti.
Sulla stessa base tecnica furono inoltre sviluppati modelli con denominazione propria, come Maserati Karif e Maserati Shamal, generalmente considerati capitoli a sé nella storia del marchio più che semplici varianti della Biturbo.
Pregi, difetti e mercato dell'usato oggi
La Biturbo resta apprezzata per il carattere brillante del suo motore doppio turbo, per la linea elegante e per un abitacolo curato, con legno di radica e pelle diffusi anche sulle versioni meno costose. Il prezzo di listino, inferiore a quello delle Gran Turismo rivali, ne fece a suo tempo un accesso relativamente abbordabile al mondo delle vetture sportive di lusso.
Le prime serie, tuttavia, hanno sofferto di difetti di gioventù piuttosto diffusi: impianti elettrici poco affidabili, problemi di carburazione risolti solo con l'arrivo dell'iniezione elettronica nel 1987, e una marcata tendenza alla corrosione, in particolare attorno ai finestrini. Anche i turbocompressori richiedono attenzione, potendo danneggiarsi se il motore viene spento a caldo senza lasciarlo girare al minimo per qualche istante.
Sul mercato dell'usato la Biturbo è oggi accessibile, con quotazioni che partono da poche migliaia di euro per esemplari da revisionare fino a superare i 30.000 euro per unità ben conservate o per le versioni più rare. Prima dell'acquisto è fondamentale verificare lo storico di manutenzione, lo stato dell'impianto elettrico e la presenza di ruggine, elementi che incidono sul valore molto più del chilometraggio percorso.




