Scheda modello

Maserati Biturbo

La Maserati Biturbo è la Gran Turismo che nei primi anni '80 portò per la prima volta la doppia sovralimentazione su una vettura di serie, con l'obiettivo di rendere accessibile il blasone del Tridente a un pubblico più ampio.

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Perché sì

  • Motore V6 biturbo brillante, tra i primi al mondo con doppia sovralimentazione su una vettura di serie
  • Prestazioni da Gran Turismo a un prezzo di listino molto più accessibile rispetto alle rivali dirette dell'epoca
  • Interni curati e signorili, con ampio uso di legno di radica e rivestimenti in pelle
  • Linea elegante, firmata prima da Pierangelo Andreani e poi ristilizzata da Marcello Gandini
  • Oggi rappresenta uno degli accessi più economici al mondo Maserati per gli standard del marchio

Da valutare

  • Le prime serie erano afflitte da difetti di gioventù, in particolare problemi elettrici e di carburazione
  • Corrosione diffusa, specialmente attorno ai finestrini, sugli esemplari prodotti prima dell'introduzione dell'iniezione elettronica
  • Turbocompressori delicati, esposti a danni se il motore viene spento a caldo senza un periodo al minimo per il raffreddamento
  • Manutenzione impegnativa e spesso onerosa, che su molti esemplari supera il valore residuo dell'auto
  • Qualità costruttiva non sempre all'altezza del blasone del marchio nelle annate iniziali

In sintesi

Segmento
Gran Turismo
Carrozzeria
Coupé 2 porte, berlina 4 porte, spyder cabriolet
Anni di produzione
1981/1982 - 1994 (la denominazione Biturbo viene abbandonata nel 1988)
Motore
V6 a 90°, doppio turbocompressore
Cilindrata
da 1.996 a 2.790 cm³
Potenza
da 180 a 285 CV a seconda della versione
Cambio
manuale a 5 marce o automatico, entrambi ZF
Trazione
posteriore
Designer
Pierangelo Andreani (linea originale), Marcello Gandini (restyling)

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La Biturbo nasce a fine 1981 per volontà di Alejandro De Tomaso, che nel 1976 aveva assunto il controllo di Maserati e intendeva trasformarla da costruttore di nicchia in un marchio capace di volumi produttivi ben più ampi. Il progetto puntava a un obiettivo dichiarato di circa 5.000 esemplari l'anno, un traguardo mai raggiunto, complice anche un prezzo di listino che salì rapidamente rispetto alla cifra annunciata al lancio. Nonostante questo, la Biturbo e la lunga famiglia di derivate che ne seguì rappresentarono per oltre un decennio il cuore pulsante della produzione Maserati, in un periodo in cui l'azienda aveva bisogno di volumi per sostenersi economicamente.

Una Gran Turismo per allargare il pubblico Maserati

Quando Alejandro De Tomaso rilevò Maserati nella seconda metà degli anni '70, il marchio modenese era un costruttore di nicchia, lontano dai grandi numeri dei concorrenti generalisti di lusso. La Biturbo, presentata a fine 1981, doveva cambiare questa condizione: una vettura compatta, relativamente economica da produrre, ma capace di offrire prestazioni e un'immagine da Gran Turismo.

Il prezzo di lancio, fissato inizialmente attorno ai 22 milioni di lire, fu aumentato di alcuni milioni già poche settimane dopo l'esordio commerciale, raffreddando in parte l'entusiasmo del mercato rispetto alle attese iniziali. Ciononostante, la Biturbo e la lunga famiglia di derivate che ne seguì rappresentarono per oltre un decennio il cuore pulsante della produzione Maserati, in un periodo in cui l'azienda aveva bisogno di volumi per sostenersi economicamente.

Potenza

da 180 a 285 CV a seconda della versione

Il motore biturbo: la vera novità tecnica

Il cuore del progetto è il propulsore che dà il nome alla vettura: un V6 a 90° derivato nell'architettura di base dal motore del Maserati Merak, dotato di due turbocompressori, uno per ciascuna bancata di cilindri. Si trattava di una soluzione pionieristica per l'epoca, tra le prime applicate a una vettura di serie al mondo.

Nel corso degli anni la gamma di motorizzazioni si è ampliata sensibilmente, passando da cilindrate di 2 litri fino a 2,8 litri, con potenze che sulle prime versioni a carburatori si attestavano attorno ai 180 CV per il mercato italiano, fino a superare i 280 CV sulle varianti più spinte a 24 valvole. Un passaggio tecnico fondamentale avvenne nel 1987, quando l'iniezione elettronica sostituì i carburatori su gran parte della gamma, migliorando in modo netto regolarità di funzionamento e affidabilità generale.

Al vertice prestazionale si colloca la versione Racing, prodotta in soli 230 esemplari, capace di erogare 285 CV e di rappresentare il punto più sportivo raggiunto dall'intera famiglia Biturbo.

Anni di produzione

1981/1982 - 1994 (la denominazione Biturbo viene abbandonata nel 1988)

Coupé, berlina, spyder: le tante declinazioni della gamma

Nel corso di oltre un decennio di carriera commerciale, la piattaforma Biturbo ha dato origine a un numero molto ampio di varianti e carrozzerie, pensate per coprire diversi segmenti di mercato.

  • Coupé 2 porte: la versione originaria, evoluta nel tempo nelle serie S, E, i/Si e infine ristilizzata da Marcello Gandini con la denominazione 222.
  • Berlina 4 porte: introdotta con le sigle 420 e 425, poi evoluta nella 430, pensata come ammiraglia della gamma per una clientela più orientata al comfort.
  • Spyder: la versione cabriolet a due porte, disegnata e assemblata dalla carrozzeria Zagato, prodotta per circa un decennio.
  • 228: una coupé Gran Turismo di fascia più alta, a cinque posti, prodotta in numeri decisamente più contenuti rispetto alle altre varianti.

Sulla stessa base tecnica furono inoltre sviluppati modelli con denominazione propria, come Maserati Karif e Maserati Shamal, generalmente considerati capitoli a sé nella storia del marchio più che semplici varianti della Biturbo.

Pregi, difetti e mercato dell'usato oggi

La Biturbo resta apprezzata per il carattere brillante del suo motore doppio turbo, per la linea elegante e per un abitacolo curato, con legno di radica e pelle diffusi anche sulle versioni meno costose. Il prezzo di listino, inferiore a quello delle Gran Turismo rivali, ne fece a suo tempo un accesso relativamente abbordabile al mondo delle vetture sportive di lusso.

Le prime serie, tuttavia, hanno sofferto di difetti di gioventù piuttosto diffusi: impianti elettrici poco affidabili, problemi di carburazione risolti solo con l'arrivo dell'iniezione elettronica nel 1987, e una marcata tendenza alla corrosione, in particolare attorno ai finestrini. Anche i turbocompressori richiedono attenzione, potendo danneggiarsi se il motore viene spento a caldo senza lasciarlo girare al minimo per qualche istante.

Sul mercato dell'usato la Biturbo è oggi accessibile, con quotazioni che partono da poche migliaia di euro per esemplari da revisionare fino a superare i 30.000 euro per unità ben conservate o per le versioni più rare. Prima dell'acquisto è fondamentale verificare lo storico di manutenzione, lo stato dell'impianto elettrico e la presenza di ruggine, elementi che incidono sul valore molto più del chilometraggio percorso.

Le generazioni della Biturbo

13anni di storia

1981—19854 anni

Biturbo

Coupé originale a due porte, motore a carburatori da 2 litri per il mercato italiano (180 CV) e versioni export fino a 2,5 litri con potenze superiori.

1983—19907 anni

Biturbo S, E, i, Si

Evoluzioni della coupé con potenze incrementate e, dal 1987, il passaggio all'iniezione elettronica al posto dei carburatori, con benefici sull'affidabilità.

1983—199411 anni

420 / 425 / 430

Famiglia di berline a quattro porte su passo allungato, pensate come ammiraglie della gamma, con cilindrate da 2 a 2,8 litri.

1984—199410 anni

Spyder

Versione cabriolet a due porte, disegnata e assemblata dalla carrozzeria Zagato, aggiornata con due restyling nel corso della produzione.

1986—19926 anni

228

Coupé Gran Turismo di fascia più alta a cinque posti, prodotta in numero contenuto rispetto alle altre varianti della famiglia.

1988—19946 anni

222

Restyling firmato Marcello Gandini che abbandona la denominazione Biturbo; comprende le varianti E, SE, SR e la 4v a 24 valvole.

1991—19943 anni

Racing

Versione più sportiva ed estrema della gamma, con motore a 24 valvole da 285 CV, prodotta in soli 230 esemplari.

Domande frequenti sulla Biturbo

Perché si chiama Maserati Biturbo?

Il nome deriva dalla sua caratteristica tecnica più innovativa per l'epoca: un motore V6 sovralimentato da due turbocompressori, uno per ciascuna bancata di cilindri, soluzione tra le prime applicate a una vettura di serie.

Quanti CV ha la Maserati Biturbo?

La potenza varia molto a seconda della versione e dell'anno: si va dai 180 CV circa delle prime coupé a carburatori per il mercato italiano fino ai 285 CV della versione Racing, passando per le varianti a iniezione elettronica e a 24 valvole.

La Maserati Biturbo è affidabile?

Le prime serie, prodotte prima del 1987, hanno sofferto di problemi elettrici, di carburazione e di corrosione. L'introduzione dell'iniezione elettronica e le successive evoluzioni tecniche migliorarono sensibilmente l'affidabilità, senza però raggiungere standard eccellenti; resta comunque un'auto che richiede manutenzione attenta e costante.

Che differenza c'è tra Maserati Biturbo e Maserati 222?

La 222 è il restyling della coupé Biturbo realizzato da Marcello Gandini nel 1988, che segna anche l'abbandono della denominazione originale Biturbo per la nuova sigla.

Quanto costa oggi una Maserati Biturbo usata?

Le quotazioni partono da poche migliaia di euro per esemplari da revisionare e possono superare i 30.000 euro per unità ben conservate o per le versioni più rare, come la Racing.

Quante Maserati Biturbo sono disponibili su Carzaa?

Su Carzaa sono disponibili 5 Maserati Biturbo, pubblicate esclusivamente da concessionari professionali verificati.

Quanto costa una Maserati Biturbo su Carzaa?

Le Maserati Biturbo su Carzaa partono da 10.900 €, con un prezzo medio di 16.860 €. Il prezzo varia in base a versione, anno, chilometraggio e allestimento.

Chi vende Maserati Biturbo su Carzaa?

5 concessionari professionali verificati pubblicano Maserati Biturbo su Carzaa: i privati non possono inserire annunci e sui dealer premium è disponibile il report Carfax.

Fonti

Biturbo verificate

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