Perché nasce la 4.18v
La 418 è figlia di un'esigenza molto pratica più che di un progetto sportivo autonomo. Nell'Italia di inizio anni novanta, le vetture con cilindrata oltre i duemila centimetri cubi sconontavano un carico fiscale molto più pesante rispetto a quelle sotto quella soglia.
- Maserati aveva già in gamma la 4.24v, con motore più prestazionale ma di cilindrata superiore a 2 litri
- Per non perdere clientela italiana sensibile al fattore fiscale, la Casa di Modena sviluppò una variante con motore contenuto entro i 2.000 cc
- Il risultato fu una berlina che univa la meccanica derivata dalla 422 al frontale e al posteriore ridisegnati della 4.24v
Motore
V6 biturbo, 1.996 cc, iniezione elettronica, 3 valvole per cilindro
Motore e meccanica
Il cuore della 418 è un V6 biturbo di 1.996 cc a iniezione elettronica, con testata a tre valvole per cilindro, capace di erogare 220 CV a 6.350 giri al minuto. Una configurazione che, pur restando un gradino sotto il quattro valvole per cilindro della 4.24v (245 CV), garantiva prestazioni brillanti per la cilindrata grazie alla doppia sovralimentazione.
L'elemento che distingue davvero la 418 dalle altre berline Biturbo dell'epoca è però un altro: fu la prima vettura della famiglia a montare l'ABS come equipaggiamento di serie, un dettaglio non da poco per una gamma nata più di un decennio prima con impostazioni tecniche molto meno evolute.
Potenza
220 CV (162 kW) a 6.350 giri/min
Una rarità tra le Biturbo
Con appena 77 esemplari costruiti tra il 1991 e il 1992, la 418 è la variante meno diffusa dell'intera famiglia Biturbo. La sua diffusione limitata si spiega non solo con la clientela di nicchia a cui era destinata, ma anche con la maggiore attenzione che il pubblico riservava alla 4.24v, percepita come la proposta più completa e prestazionale.
Oggi questa scarsità la rende un oggetto di interesse quasi esclusivamente collezionistico: reperire un esemplare, soprattutto in buone condizioni, è un'operazione tutt'altro che semplice.
Velocità massima
228 km/h
Affidabilità e mercato dell'usato
Le prime Maserati Biturbo, quelle a carburatore dei primi anni ottanta, avevano lasciato un ricordo non proprio lusinghiero in termini di affidabilità, complice una meccanica turbo allora ancora acerba. Con l'arrivo dell'iniezione elettronica, a partire dalla seconda metà degli anni ottanta, molte delle criticità iniziali furono risolte, e i modelli successivi, 418 compresa, beneficiarono di una affidabilità decisamente migliorata rispetto alle origini della gamma.
Resta comunque una vettura di quasi trentacinque anni, con una meccanica turbo complessa che richiede manutenzione specialistica e attenta ai dettagli, elemento da mettere in conto per chi si avvicina a un esemplare di questo tipo.









