Dalla licenza Willys alla CJ340
La storia della Mahindra Jeep nasce insieme a quella dell'azienda stessa. Già nel 1947 i fratelli Mahindra iniziano a importare componenti Jeep CJ dagli Stati Uniti per assemblarli in India, un'attività che nel giro di pochi anni si trasforma in produzione su licenza vera e propria con il CJ3B. Da questo capostipite derivano nel tempo diverse varianti, tra cui il CJ-4 a passo lungo, fino ad arrivare alla generazione che interessa più da vicino il mercato europeo: la CJ340.
- Il progetto rimane fedele all'impostazione originale Willys: telaio a longheroni, trazione integrale inseribile e carrozzeria semplice
- La produzione per l'export viene adattata ai gusti e alle normative europee, con motorizzazioni diesel non indiane
- Il nome commerciale varia da mercato a mercato, ma in molti paesi europei il modello viene semplicemente chiamato Jeep
Motore
Peugeot XDP 4.90, diesel 2.1 litri
L'arrivo in Europa e in Italia
Tra la fine degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta la CJ340 (insieme alla versione a passo lungo CJ540) viene importata in diversi paesi europei, spesso passando per uno stabilimento di assemblaggio in Grecia prima di raggiungere i mercati finali. In Italia il modello si ritaglia una nicchia di clientela attenta al prezzo e interessata a un fuoristrada vero, capace di affrontare sterrati e terreni impegnativi senza la complessità meccanica ed elettronica dei concorrenti dell'epoca.
La gamma di allestimenti proposta comprende versioni con carrozzeria aperta e hard-top, con nomi commerciali diversi a seconda delle finiture e degli optional disponibili.
Potenza
Circa 62-64 CV
Motore e meccanica
Il cuore della CJ340 è un quattro cilindri diesel Peugeot XDP 4.90 da 2,1 litri, un'unità aspirata già ampiamente collaudata su altri modelli del gruppo francese. Eroga una potenza intorno ai 62-64 CV, abbinata a una coppia motrice modesta ma sufficiente per un utilizzo prevalentemente fuoristradistico, e viene affiancata da un cambio manuale a quattro rapporti.
- Trazione integrale inseribile con riduttore, secondo lo schema classico Jeep
- Sospensioni a ponti rigidi e molle a balestra, robuste ma poco confortevoli su asfalto
- Velocità massima contenuta, coerente con la vocazione fuoristradistica del mezzo
Affidabilità e mercato dell'usato
Rispetto alle Jeep Willys/AMC da cui discende, la produzione Mahindra ha sempre scontato una qualità costruttiva più altalenante, complice anche l'assemblaggio in più stabilimenti con standard non sempre uniformi. Le criticità più segnalate riguardano l'impianto frenante, poco potente per gli standard odierni, la tenuta della carrozzeria alla ruggine e la reperibilità di alcuni ricambi specifici, dopo la cessazione delle importazioni europee.
Oggi la Mahindra Jeep CJ340 si trova sul mercato dell'usato quasi esclusivamente tra gli appassionati di fuoristrada d'epoca e i collezionisti di veicoli particolari, con quotazioni generalmente contenute ma molto variabili in base allo stato di conservazione e alla presenza di ricambi originali.









