Dalla Beta alla Trevi: una berlina per ricostruire la fiducia
La Trevi nasce come costola a tre volumi della Beta, condividendone meccanica e pianale ma con una coda completamente ridisegnata, un nuovo lunotto e fanaleria posteriore inedita. Il lancio avviene in un contesto complicato: pochi anni prima la Beta era stata travolta da una vicenda di corrosione precoce delle scocche, legata anche a partite di lamiere di provenienza sovietica, che aveva danneggiato pesantemente l'immagine del marchio soprattutto sul mercato britannico.
- Presentata al Salone di Torino nel maggio 1980 come Beta Trevi
- Costruita nello stabilimento Lancia di Chivasso
- Dal 1983 il nome viene semplificato in Trevi, in coincidenza con un restyling della gamma
Potenza massima
135 CV (2.0 Volumex)
Motori: dai bialbero aspirati al Volumex sovralimentato
La gamma motori della Trevi si basa su due cilindrate, entrambe con distribuzione bialbero: il 1.6 da 1.585 cm³ e il 2.0 da 1.995 cm³, quest'ultimo disponibile sia a carburatore che con accensione elettronica e iniezione. Il vertice della gamma arriva nel 1982 con la Volumex, equipaggiata con un compressore volumetrico tipo Roots che porta la potenza a 135 CV e la coppia a 205 Nm, con una velocità massima dichiarata attorno ai 190 km/h.
- 1.6 bialbero: circa 101-102 CV
- 2.0 bialbero a carburatore: 115 CV
- 2.0 i.e. a iniezione elettronica: 122 CV
- 2.0 Volumex sovralimentato: 135 CV
Il cambio manuale a cinque marce è di serie su tutta la gamma, con un automatico a tre rapporti offerto in opzione sulle versioni più potenti.
Anni di produzione
1980-1984
L'abitacolo firmato Mario Bellini
Gli interni della Trevi portano la firma del designer Mario Bellini, che disegna una plancia dalle forme insolite per l'epoca, presto soprannominata a formaggio svizzero per le sue forature circolari. Una scelta che divide la critica: se da un lato viene apprezzata l'originalità e la qualità dei materiali, dall'altro la stampa specializzata dell'epoca ne critica la disposizione dei comandi, giudicata poco intuitiva rispetto alla concorrenza.
Sul fronte dinamico, la Trevi raccoglie invece giudizi più unanimemente positivi: l'assetto a ruote indipendenti con MacPherson su entrambi gli assi garantisce una tenuta di strada e un equilibrio in curva che la collocano tra le berline più apprezzate del suo segmento per il piacere di guida.
Erede
Lancia Prisma (dal 1984)
La rarissima Bimotore: un laboratorio tecnico per la Delta S4
Nel 1984 l'ex tecnico Abarth Giorgio Pianta realizza un prototipo sperimentale di Trevi a due motori, pensato per test su pneumatici Pirelli e come banco di prova per soluzioni a trazione integrale in vista di impieghi rallystici. La vettura monta due propulsori Volumex elaborati, uno anteriore e uno centrale-posteriore, per una potenza complessiva di circa 300 CV, ma problemi di surriscaldamento e un peso eccessivo ne impediscono l'impiego in competizione. Alcune delle soluzioni tecniche sviluppate per questo esperimento confluiranno comunque nello sviluppo della successiva Delta S4.
Fine carriera e mercato dell'usato
Nel corso dei quattro anni di produzione la Trevi non riesce a raggiungere il successo commerciale sperato, anche perché si trova a competere internamente con la Prisma, lanciata a fine 1982 e destinata a raccogliere il testimone dal 1984. Con circa 40.628 esemplari prodotti in tutte le versioni, la Trevi resta oggi un'auto d'epoca relativamente rara sul mercato italiano, ricercata soprattutto dagli appassionati del marchio nelle rare varianti Volumex, mentre trovare esemplari di base in buone condizioni di carrozzeria e meccanica richiede spesso una ricerca paziente tra club e raduni specializzati.









