Dalla Stratos Zero alla vettura da rally
Tutto comincia con la Stratos Zero, la concept a cuneo che Bertone porta al Salone di Torino del 1970 per attirare l'attenzione di Lancia. L'anno successivo, sempre a Torino, arriva il prototipo HF: stesse linee radicali firmate da Marcello Gandini, ma con il motore finalmente collocato in posizione centrale, alle spalle dell'abitacolo.
- 1970: presentazione della Stratos Zero, basata sulla meccanica della Fulvia HF
- 1971: prototipo HF con layout a motore centrale
- 11 febbraio 1973: accordo definitivo con Ferrari per la fornitura del V6 Dino
Motore
V6 Ferrari Dino 246, 2418 cc
Il cuore Ferrari sotto la carrozzeria Bertone
La versione di serie, necessaria per l'omologazione in Gruppo 4, monta lo stesso motore e cambio della Ferrari Dino 246: un V6 da 2418 cc capace di 190 CV a 7000 giri/min e 23 kgm di coppia, per una velocità massima dichiarata intorno ai 230 km/h. Il peso contenuto, appena 980 kg, e il passo cortissimo di 2180 mm regalano una maneggevolezza estrema, pensata più per il cronometro che per la strada di tutti i giorni.
Per le corse il propulsore viene ulteriormente spinto: le versioni Gruppo 4 arrivano a circa 275-280 CV nella configurazione a 12 valvole e fino a 320 CV in quella a 24 valvole, mentre le rare Gruppo 5 Turbo Silhouette, costruite per le competizioni endurance, sfruttano la sovralimentazione per superare i 550 CV.
Potenza versione stradale
190 CV a 7000 giri/min
Tre mondiali rally consecutivi
La Stratos debutta ufficialmente nelle competizioni nel 1973, con la vittoria al Tour de France Automobile, per poi imporsi come vettura dominante nel Campionato del Mondo Rally: tre titoli manifatture consecutivi nel 1974, 1975 e 1976, ai quali si aggiungono titoli europei e italiani.
- Vittorie multiple al Rally di Montecarlo
- Successi ripetuti al Tour de Corse e al Rally di Sanremo
- Affermazioni al Giro d'Italia automobilistico
- Coppa del Mondo Piloti FIA vinta da Sandro Munari nel 1977
Dal 1975 la vettura corre con la celebre livrea bianca e verde Alitalia, diventata una delle immagini più riconoscibili della storia del rallismo.
Velocità massima
Circa 230 km/h
Difetti, fine produzione e mito nel collezionismo
Nonostante il prezzo di listino elevato, circa 10.725.000 lire nel pieno della crisi petrolifera, la qualità costruttiva della Stratos non fu sempre all'altezza: le porte in vetroresina tendevano a deformarsi, la carrozzeria poteva incrinarsi in corrispondenza delle cerniere e il piccolo bagagliaio posteriore si surriscaldava durante la marcia, rendendolo di fatto inutilizzabile. Anche in gara il tallone d'Achille fu spesso il cambio, non sempre all'altezza della potenza del motore.
La produzione stradale si ferma nel 1975, quando la politica sportiva del gruppo Fiat sposta le risorse ufficiali verso la Fiat 131 Abarth, pur senza impedire alla Stratos di continuare a vincere in gara fino alla scadenza dell'omologazione. Oggi la rarità costruttiva e il palmarès sportivo ne fanno una delle vetture italiane più ambite dal collezionismo, con quotazioni che partono da alcune centinaia di migliaia di euro per gli esemplari stradali meglio conservati e salgono ulteriormente per le rarissime vetture da competizione.









