Le origini: l'ultimo tassello della gamma Beta
Presentata nella primavera del 1975, la HPE completa la famiglia Beta dopo berlina, coupé e spider, proponendo una carrozzeria a tre porte che unisce l'impostazione sportiva della coupé alla praticità di un grande portellone posteriore. La base tecnica riprende il pianale a passo lungo della berlina, sposato al frontale e alle portiere della coupé, per una linea filante disegnata da Pininfarina.
Dietro il grande lunotto posteriore, protetto da una caratteristica copertura a lamelle, si nasconde un vano bagagli ampliabile grazie ai sedili posteriori sdoppiati e reclinabili, capaci di trasformare l'abitacolo in un unico piano di carico: una soluzione che avvicina la HPE al concetto di shooting brake più che a quello di una semplice coupé.
Potenza massima
135 CV (2.0 Volumex)
Motori e prestazioni: dalla 1.6 alla Volumex sovralimentata
Al debutto la gamma motori comprende unità bialbero 1.6 e 1.8 litri, sostituite già a fine 1975 da nuovi propulsori 1.6 e 2.0. Nel corso degli anni la sigla del modello perde il prefisso Beta per diventare semplicemente HPE, mentre la meccanica viene progressivamente aggiornata, fino a un 2.0 a iniezione elettronica da oltre 120 CV.
Il vertice della gamma arriva nei primi anni Ottanta con la 2.0 Volumex, dotata di compressore volumetrico Roots capace di portare la potenza fino a 135 CV, per una velocità massima dichiarata di 200 km/h e uno scatto da 0 a 100 km/h in circa 9-10 secondi: prestazioni di tutto rispetto per l'epoca, che avvicinano la HPE alle vere gran turismo.
Velocità massima
200 km/h (versione Volumex)
Pregi, difetti e la questione della corrosione
Chi ha guidato una HPE ne apprezza ancora oggi l'erogazione elastica dei motori e il comportamento stradale equilibrato, sostenuto da sospensioni a ruote indipendenti che garantiscono una tenuta di strada solida per gli standard dell'epoca. Il cambio manuale, tuttavia, non è sempre stato apprezzato per la precisione degli innesti, e la qualità di alcuni materiali interni non ha replicato la fama artigianale delle Lancia precedenti.
Il tema più delicato resta però quello della corrosione: come gran parte della gamma Beta, anche la HPE ha sofferto di una scarsa protezione anticorrosiva delle lamiere, un problema che ha pesato sull'immagine del modello, in particolare sui mercati esteri, e che oggi rende ancora più preziosi gli esemplari ben conservati o restaurati.
Anni di produzione
1975-1984
L'HPE oggi: mercato dell'usato e eredità del nome
- Il mercato dell'usato è di nicchia ma attivo, con quotazioni che premiano soprattutto gli esemplari Volumex, i più rari e ricercati dai collezionisti.
- La rarità è accentuata dal numero limitato di unità Volumex prodotte, circa 2.370 su un totale complessivo di circa 70.000 HPE realizzate in tutte le versioni.
- Il nome HPE non è rimasto legato al solo modello Beta: Lancia lo ha ripreso negli anni successivi su altri progetti, fino alla concept a zero emissioni Pu+Ra HPE presentata più recentemente, a conferma della persistenza di questa sigla nella storia del marchio.









