Un fuoristrada nato per l'esercito americano
Il Cheetah non nasce da un'iniziativa diretta di Lamborghini, ma da un contratto stipulato dalla società californiana Mobility Technology International (MTI), incaricata dalle forze armate statunitensi di sviluppare un nuovo veicolo da ricognizione a trazione integrale. Fu MTI a coinvolgere la casa di Sant'Agata Bolognese come partner industriale per la realizzazione del prototipo.
Il veicolo venne costruito inizialmente negli stabilimenti californiani di MTI e successivamente inviato in Italia, dove Lamborghini ne curò le rifiniture finali prima della presentazione ufficiale.
- Progetto guidato tecnicamente da Rodney Pharis, figura chiave di MTI
- Impostazione derivata da un precedente veicolo militare sperimentale statunitense
- Presentazione pubblica al Salone di Ginevra nel marzo 1977
Motore
V8 Chrysler 5,9 litri, posizione centrale-posteriore
Meccanica: motore Chrysler e trazione integrale
Sotto la carrozzeria aperta in fibra di vetro, montata su un telaio tubolare in acciaio, il Cheetah non impiegava una meccanica Lamborghini, bensì un V8 Chrysler da 5,9 litri posizionato in posizione centrale-posteriore, abbinato a un cambio automatico a tre rapporti e a una trazione integrale permanente pensata per l'impiego fuoristrada.
L'abitacolo aperto era stato dimensionato per ospitare un equipaggio di quattro militari equipaggiati più il conducente, coerentemente con la destinazione d'uso militare del progetto.
Anno di presentazione
1977 (Salone di Ginevra)
Perché il progetto non arrivò mai in produzione
Il Cheetah pagò innanzitutto un difetto di impostazione tecnica: la posizione arretrata del motore penalizzava la ripartizione dei pesi e, di conseguenza, la maneggevolezza, mentre la potenza disponibile si rivelava limitata rispetto a un peso complessivo di oltre due tonnellate.
A complicare ulteriormente il quadro intervenne una disputa legale: l'azienda statunitense che aveva sviluppato il progetto militare da cui il Cheetah derivava contestò a MTI e a Lamborghini la paternità del design, proprio in coincidenza con la presentazione di Ginevra. Il contratto militare per il nuovo veicolo da ricognizione fu infine assegnato a un altro costruttore, che ne avrebbe ricavato quello che sarebbe diventato l'Humvee.
Il progetto restò così fermo a un solo esemplare completato da Lamborghini, mentre tentativi successivi di un'altra azienda statunitense di costruirne ulteriori telai non arrivarono mai a un vero completamento in serie.
L'eredità del Cheetah: la strada verso la LM002
Nonostante l'insuccesso commerciale, l'esperienza tecnica maturata con il Cheetah non andò perduta. Il concetto di un fuoristrada Lamborghini a trazione integrale venne ripreso pochi anni dopo, dando origine al prototipo LM001, presentato al Salone di Ginevra nel 1981 e ancora impostato con motore posteriore.
Fu il lavoro successivo dell'ingegnere Lamborghini Giulio Alfieri a portare all'evoluzione decisiva: lo spostamento del propulsore all'anteriore, con l'adozione del V12 derivato dalla Countach, superando così i limiti di maneggevolezza già emersi sul Cheetah. Da questo percorso sarebbe nata, nel 1986, la Lamborghini LM002, il primo Super SUV del marchio realizzato in serie.









