Dalla Gran Bretagna alla Corea: le origini della Kallista
La storia della Kallista comincia con la Panther Westwinds, piccolo costruttore britannico specializzato in vetture artigianali dal carattere spiccatamente retrò. Presentata nei primi anni Ottanta come sostituta della Panther Lima, la Kallista originaria era una roadster due posti dal design classico, costruita su una struttura leggera e abbinata a diversi motori Ford, dal 1.6 litri quattro cilindri fino ai V6 Cologne da 2.8 e 2.9 litri.
Le sue proporzioni compatte, il peso contenuto di appena 965 kg e il passo di 2.550 mm ne facevano una vettura agile e reattiva, capace di scattare da 0 a 97 km/h in meno di otto secondi con le motorizzazioni più potenti.
Anni di produzione a marchio SsangYong
1991-1994
La rinascita a marchio SsangYong
Quando SsangYong Motor Company, l'azienda coreana che rappresenta il diretto predecessore dell'attuale KGM, rileva i diritti di produzione della Panther Westwinds, decide di continuare a costruire la piccola roadster con il proprio marchio. Nasce così la SsangYong Kallista, prodotta in una serie estremamente limitata tra i primi anni Novanta e la metà del decennio.
- Le fonti divergono leggermente sui dettagli: alcune indicano l'avvio della produzione nel 1991, altre nel 1992
- Il numero complessivo di esemplari costruiti oscilla, a seconda della fonte, tra 73 e 77 unità
- La produzione si concluse comunque entro la metà degli anni Novanta
Rispetto ai primi esemplari britannici, le vetture a marchio SsangYong presentavano una carrozzeria leggermente più larga di circa dieci centimetri.
Motori e meccanica di un'auto artigianale
La gamma motori della Kallista a marchio SsangYong si restringe rispetto alla versione Panther originaria, limitandosi a due propulsori Ford: un quattro cilindri 2.0 litri DOHC e un V6 2.9 litri. La trasmissione affidava la trazione posteriore a un ponte GKN Salisbury, abbinato a un cambio manuale Ford MT75 a cinque marce; sulla versione 2.9i era disponibile anche un cambio automatico a tre rapporti.
La scocca poteva essere realizzata in vetroresina, la soluzione più diffusa, oppure in alluminio come opzione più raffinata e leggera, mentre l'abitacolo si distingueva per finiture artigianali con pelle Connolly e inserti in legno verniciato, un tratto distintivo ereditato direttamente dalla tradizione britannica della Panther.
Un capitolo raro nell'eredità di KGM
Oggi la Kallista non compare tra i modelli storici ufficialmente celebrati nelle timeline pubblicate dal marchio, che si concentrano soprattutto su SUV e pickup come Korando, Musso, Rexton e Tivoli. Resta però un tassello reale, seppur marginale, della storia societaria che collega SsangYong all'odierna KGM: un esperimento isolato di vettura sportiva artigianale, nato dall'incontro tra il design britannico della Panther Westwinds e l'iniziativa industriale coreana.
Proprio per la sua rarità, la Kallista è oggi ricercata quasi esclusivamente dal collezionismo di nicchia, più che dal mercato dell'usato tradizionale, dove è praticamente impossibile trovarne un esemplare in vendita.









