La prima serie: dalla Bellett Gemini alla base Opel Kadett
La prima generazione nasce nel novembre 1974 come Bellett Gemini, per poi assumere il solo nome Gemini dall'aprile 1975. La vettura utilizza la piattaforma a trazione posteriore condivisa con l'Opel Kadett C del gruppo General Motors, con cui Isuzu aveva stretto un'alleanza industriale nei primi anni Settanta.
- Carrozzerie disponibili: berlina 4 porte e coupé 2 porte
- Motori benzina da 1.6 e 1.8 litri, compresa una versione 1.8 DOHC
- Motore turbodiesel 1.8 litri tra le motorizzazioni disponibili
- Restyling nel 1977, con nuova calandra e fari squadrati, e nel 1979 con il frontale ribassato "a muso di squalo"
La produzione della prima serie si chiude nel febbraio 1987 dopo 768.537 unità realizzate, un volume che ne fa ancora oggi il modello passeggeri di maggior successo nella storia di Isuzu secondo i dati diffusi dalla stessa casa.
Motorizzazioni
Benzina 1.3-1.8 litri, Diesel 1.5-1.8 litri, anche turbo
La svolta a trazione anteriore firmata Giugiaro
Nel 1984 Isuzu affida nuovamente a Giorgetto Giugiaro, già autore della 117 Coupé e della Piazza, il disegno di una nuova generazione a trazione anteriore. Le vendite della Gemini FF partono nel maggio 1985, con carrozzerie hatchback 3 porte e berlina 4 porte costruite sulla piattaforma GM R-body.
- Motori benzina 1.3 e 1.5 litri (anche in versione turbo) e 1.6 litri DOHC
- Motore turbodiesel 1.5 litri
- Cambio manuale a 5 rapporti, automatico a 3 rapporti e la semiautomatica NAVi5
Le modifiche imposte da General Motors al progetto senza consultare il designer italiano, tuttavia, segnano la fine della storica collaborazione tra Giugiaro e Isuzu. La seconda serie totalizza 748.216 esemplari prodotti fino al 1990.
Anni di produzione
1974 - 2000
La terza generazione e la sportiva Irmscher-R
Il cambio di modello completo arriva nel marzo 1990, seguito ad agosto dalla variante coupé. La gamma si amplia con motori benzina da 1.5 a 1.8 litri e un turbodiesel 1.7 litri, mentre al vertice si colloca la Irmscher-R, equipaggiata con un 1.6 litri DOHC turbo abbinato alla trazione integrale permanente.
- Carrozzerie: coupé 2 porte, hatchback 3 porte, berlina 4 porte
- Motore Irmscher-R turbo DOHC con trazione integrale a ripartizione permanente
- Produzione complessiva della terza serie: 406.625 unità
La produzione della terza generazione si conclude nel giugno 1993, chiudendo di fatto il capitolo dello sviluppo interamente Isuzu del modello.
Il declino: da Isuzu a Honda Domani rimarchiata
Da settembre 1993 Isuzu rinuncia allo sviluppo autonomo della Gemini e adotta una fornitura in OEM da Honda: la quarta generazione è di fatto una Honda Domani con marchio Isuzu, proposta solo in versione berlina 4 porte con motori 1.5 litri VTEC-E e 1.6 litri.
Nel febbraio 1997 arriva un ulteriore cambio generazione, basato sulla seconda serie della Domani, con motori Honda da 1.5 e 1.6 litri e gamma ridotta rispetto all'omologa giapponese. La produzione, e con essa il nome Gemini, si estingue definitivamente nel 2000.
Un'auto dai mille nomi nel mondo
Il progetto Gemini fa parte di un più ampio programma "world car" di General Motors, che porta la stessa base tecnica a essere venduta con denominazioni diverse nei vari continenti.
- Holden Gemini in Australia e Nuova Zelanda, premiata come Car of the Year 1975 in Australia
- Buick Opel/Opel by Isuzu e Isuzu I-Mark, poi Chevrolet Spectrum, Geo Spectrum e Pontiac Sunburst in Nord America
- Saehan Gemini e Daewoo Maepsy in Corea del Sud
- Chevrolet Chevette in Brasile
Questa diffusione capillare, unita ai continui cambi di badge, spiega perché oggi la Gemini sia più conosciuta all'estero con nomi diversi da quello originale giapponese.









