Un progetto costruito sulla Civic
La Orthia condivide il pianale con la Civic di sesta generazione, ma la parte posteriore della scocca venne allungata di circa 20 centimetri per ricavare un bagagliaio più capiente. La stessa base meccanica, in quegli anni, sosteneva anche la prima generazione della CR-V, il che spiega diverse affinità tecniche tra i due modelli.
La carrozzeria a cinque porte, i mancorrenti sul tetto, il portellone con lunotto separato e i fendinebbia sulle versioni a motore 2.0 la avvicinavano nell'aspetto ai fuoristrada leggeri, pur restando una wagon a tutti gli effetti nella struttura e nell'impostazione di guida.
Motorizzazioni
1.8L B18B (140 CV), 2.0L B20B (145-150 CV)
Motori, cambio e trazione integrale
La gamma motori della Orthia si è sempre limitata a due unità aspirate a benzina derivate dalla Civic e dalla CR-V:
- 1.8L B18B DOHC, circa 140 CV
- 2.0L B20B DOHC, 145-150 CV a seconda dell'allestimento
Il cambio poteva essere un manuale a 5 marce o un automatico a 4 rapporti. Sulle versioni a trazione integrale, Honda montava il sistema Real Time 4WD, una trazione integrale a innesto automatico basata su una pompa idraulica a doppio stadio che trasferisce coppia all'asse posteriore in caso di slittamento delle ruote anteriori: una soluzione pensata più per la sicurezza su fondi scivolosi che per un uso sportivo o fuoristradistico spinto.
Anni di produzione
1996–2002
Due fasi in sei anni di carriera
La Orthia ha attraversato un'unica generazione articolata in due fasi commerciali. Lanciata il 21 febbraio 1996, la prima serie è rimasta in listino fino al maggio 1999, quando un restyling ha introdotto paraurti, gruppi ottici e finiture interne rinnovate, mantenendo invariata l'impostazione meccanica. La produzione si è chiusa nel gennaio 2002, con la Orthia rimasta esclusivamente un prodotto per il mercato domestico giapponese fino alla fine, senza mai debuttare in Europa o negli Stati Uniti come modello venduto ufficialmente.
Perché non si è mai vista in Italia
Honda ha riservato la Orthia al solo mercato giapponese, dove veniva proposta come alternativa pratica e con trazione integrale alle wagon più tradizionali. Fuori dal Giappone il modello è rimasto sconosciuto al grande pubblico, ed è arrivato all'estero solo tramite canali di importazione di auto usate giapponesi (JDM), un mercato di nicchia dove la meccanica condivisa con la Civic la rende oggi una base interessante per manutenzione e personalizzazione grazie alla compatibilità con numerosi componenti Honda dell'epoca.









