Un progetto fuori dagli schemi
Al momento del lancio, nel maggio 1991, Honda presenta la Beat come la prima due posti a motore centrale del segmento kei giapponese, un'idea che rompe con la tradizione delle city car economiche a trazione anteriore diffuse nella categoria. La vettura viene comunicata con lo slogan "Midship Amusement", a sottolineare che l'obiettivo non è il minimo ingombro fine a se stesso, ma il piacere di guida racchiuso in un formato compatto.
- Layout a motore centrale-posteriore e trazione posteriore, raro per una kei car
- Peso distribuito 43% anteriore e 57% posteriore a vettura con un solo occupante
- Baricentro molto basso per esaltare l'agilità in curva
Motore
3 cilindri in linea 656 cc E07A con sistema MTREC
Il motore MTREC e le prestazioni
Il cuore della Beat è un tre cilindri 656 cc raffreddato a liquido, abbinato al sistema Honda MTREC (Multi Throttle Responsive Engine Control), che utilizza un corpo farfallato indipendente per ciascun cilindro. La soluzione, ispirata a tecnologie derivate dall'esperienza Honda in Formula 1, permette al piccolo motore di erogare 64 CV a 8.100 giri/min e una coppia massima di 6,1 kgm a 7.000 giri, con un regime di rotazione che nelle versioni più spinte arriva fino a 9.000 giri.
Per rispettare i limiti di potenza imposti dalla normativa giapponese sulle kei car, la velocità massima è limitata elettronicamente a 135 km/h. L'unico cambio disponibile è un manuale a 5 rapporti.
Potenza massima
64 CV a 8.100 giri/min
Design, dotazioni e versioni speciali
La carrozzeria spider, con capote in tela ad azionamento manuale, porta la firma dello stile Pininfarina. All'interno, la Beat propone una strumentazione dall'ispirazione motociclistica con contagiri, tachimetro e strumenti ausiliari disposti in pod separati, oltre a una selleria con motivo a zebra su alcune versioni.
Tra il 1992 e il 1993 Honda amplia la gamma con alcune edizioni limitate per rilanciare le vendite: la Version F, in tiratura limitata con vernice Aztec Green Pearl, la Version C con carrozzeria Captiva Blue Pearl e cerchi bianchi, e la successiva Version Z, disponibile nelle colorazioni Blade Silver Metallic o Evergrade Green Metallic, con cerchi in lega, terminale di scarico in acciaio inox e alettone posteriore con luce di stop supplementare.
Velocità massima
135 km/h (limitata elettronicamente)
Affidabilità e mercato dell'usato
La meccanica della Beat è considerata generalmente robusta se sottoposta a manutenzione regolare, ma sugli esemplari con chilometraggio elevato o mal tenuti si segnalano alcuni punti di attenzione tipici di una vettura ormai di oltre trent'anni: consumo eccessivo di olio dovuto a usura degli anelli pistone, tubazioni del liquido di raffreddamento che intrappolano aria e vaso di espansione soggetto a incrinature con l'invecchiamento, pinze freno che si bloccano per il liquido non rinnovato e piccole perdite dalle guarnizioni del distributore.
Non essendo mai stata commercializzata ufficialmente fuori dal Giappone, oggi la Beat circola all'estero solo attraverso l'importazione di esemplari usati JDM. La sua rarità relativa e il fascino da piccola sportiva a motore centrale ne sostengono le quotazioni sul mercato del collezionismo.









