Un laboratorio su ruote
La Hurricane non era pensata per la produzione, ma per esplorare in un unico progetto tecnologie che Holden riteneva rilevanti per il futuro dell'automobile. Il pianale era uno spaceframe in acciaio tubolare, sul quale venne applicata una carrozzeria realizzata in resina epossidica (successivamente rifatta in resina poliestere durante il restauro), dipinta in un arancio metallizzato diventato il colore distintivo della vettura.
Il motore, un V8 Holden derivato dal blocco di serie da 4,2 litri, era montato in posizione centrale-posteriore e fortemente elaborato: testata a valvole in testa con punterie solide, carburatore Rochester Quadra-Jet e una potenza dichiarata di circa 194 kW (259-262 CV) a 6.000 giri, ben superiore ai circa 185 CV del propulsore stradale di partenza. Il cambio era un transitassale a quattro marce di origine Pontiac Tempest, adattato al blocco Holden, mentre le sospensioni posteriori riprendevano soluzioni ispirate alla Corvette di seconda generazione.
Motore
V8 Holden 4,2 litri (253 cid) elaborato, posizione centrale
Accesso alla cabina e tecnologia di bordo
L'elemento più scenografico della Hurricane era l'assenza di porte tradizionali: l'accesso all'abitacolo avveniva tramite un'unica calotta trasparente che si apriva in avanti grazie a un comando idraulico, sollevando contestualmente sedili e pedaliera per facilitare l'ingresso.
- Strumentazione digitale per il controllo dei principali parametri di marcia
- Climatizzazione automatica denominata Comfortron
- Autoradio con ricerca automatica delle stazioni
- Telecamera posteriore a circuito chiuso, usata al posto del lunotto per la visibilità retrovisiva
- Sistema di navigazione sperimentale Pathfinder, capace in teoria di indicare il percorso al conducente tramite magneti integrati nel manto stradale
- Colonna dello sterzo e pedaliera regolabili, freni anteriori a disco con raffreddamento a olio
Potenza
Circa 194 kW (259-262 CV) a 6.000 giri/min
Dal ritrovamento al restauro
Dopo gli anni delle esposizioni, la Hurricane finì per essere accantonata e in parte dimenticata, fino al suo ritrovamento nel 1988 presso un centro di addestramento Holden. Solo a partire dal 2006 un gruppo di designer, ingegneri e tecnici Holden, coordinati da Paul Clarke con il contributo determinante del progettista in pensione Rick Martin, avviò un meticoloso lavoro di restauro basato su fotografie e disegni d'archivio, portato a termine dopo cinque anni di lavoro volontario.
Il ritorno pubblico della vettura restaurata avvenne nell'ottobre 2011 al salone Motorclassica di Melbourne, per poi trovare collocazione stabile al National Motor Museum di Birdwood, in Australia, dove è oggi conservata come testimonianza del lavoro di ricerca e sviluppo condotto da Holden alla fine degli anni Sessanta.