Le origini di un progetto artigianale
La Vertigo nasce dall'idea di Tony Gillet di costruire un'auto sportiva con il proprio nome dopo anni passati come pilota e come importatore della olandese Donkervoort. Il primo prototipo, presentato al Salone di Bruxelles nel gennaio 1992, monta inizialmente un quattro cilindri turbo di derivazione Ford Cosworth da 2,0 litri, scelto per garantire leggerezza e reattività su una vettura pensata fin dall'inizio per pesare pochissimo.
Il vero elemento distintivo, però, è il telaio: una monoscocca in fibra di carbonio e struttura a nido d'ape sviluppata con tecnologie prese in prestito dalla Formula 1, che consente di contenere il peso complessivo intorno ai 950-990 kg a seconda delle versioni. Questa impostazione porta la Vertigo, nel dicembre 1994, a conquistare il record Guinness per l'accelerazione più rapida mai fatta registrare da un'auto di serie: 0-100 km/h in 3,266 secondi.
Motore top di gamma
V8 Maserati 4.2 litri, versione Vertigo.5 Spirit
Motori e generazioni: dal Cosworth al V8 Maserati
Nel corso degli anni la Vertigo ha cambiato più volte cuore meccanico, sempre restando fedele alla filosofia del peso ridotto abbinato a un motore potente. Dopo la prima serie con il quattro cilindri Cosworth, il propulsore di riferimento diventa il V6 Alfa Romeo di 3,0 litri, lo stesso impianto impiegato su modelli come 156 e 147 GTA, con potenze che nelle diverse evoluzioni sono arrivate fino a circa 350-360 CV.
Nel 2011 debutta la Vertigo.5 Spirit, il restyling più profondo della storia del modello: la vettura viene alleggerita e riprogettata, e sotto il cofano posteriore trova posto un V8 Maserati di 4,2 litri aspirato da 420 CV, abbinato a un cambio sequenziale a sei rapporti. È la configurazione più potente mai offerta sulla Vertigo e rappresenta ancora oggi il vertice della gamma.
Potenza massima
420 CV
La Vertigo Streiff, un omaggio e un'auto su misura
Una delle pagine più particolari della storia del modello riguarda Philippe Streiff, ex pilota di Formula 1 rimasto tetraplegico dopo un incidente nel 1989 e diventato importatore della Vertigo in Francia. In suo onore, dal 2002 la generazione allora in produzione viene ribattezzata Vertigo Streiff, e per lo stesso Streiff viene realizzato un esemplare personalizzato, guidabile tramite un joystick al posto di volante e pedali, con cambio automatico dedicato.
La serie Streiff, rimasta in listino fino al 2007, ha impiegato un V6 Alfa Romeo di cilindrata maggiorata fino a 3,6 litri per circa 360 CV, confermando la vocazione della Vertigo a restare un prodotto costruito attorno alle esigenze specifiche di ogni singolo cliente.
Anni di produzione
Dal 1992, tuttora costruita su commissione
Vita da corsa e collaborazioni
- Dal 1998 le versioni da competizione della Vertigo prendono parte al campionato belga Belcar e al FIA GT Championship nella categoria G2, riservata alle vetture non omologate.
- Con il Belgian Racing Team e un equipaggio di soli piloti belgi, la Vertigo conquista tre titoli mondiali FIA GT consecutivi nella classe G2, nel 2006, 2007 e 2008.
- Nel 2018 una versione speciale con carrozzeria in fibra di lino, guidata da Vanina Ickx, ha affrontato la Pikes Peak International Hill Climb negli Stati Uniti.
- Il telaio e la meccanica della Vertigo hanno fatto da base anche a progetti esterni, come l'Alfa Romeo TZ3 Corsa disegnata da Zagato nel 2010 e la Zagato Mostro con motore Maserati V8.
0-100 km/h
3,266 secondi (record Guinness 1994)
Un'auto per pochi: mercato e clientela
Coerente con la propria natura artigianale, la Gillet Vertigo non è mai stata una vettura di grande diffusione: ogni esemplare viene assemblato a mano nello stabilimento di Gembloux, nel Parc Créalys, spesso su specifica richiesta del cliente. Questo approccio ha attratto nel tempo anche proprietari di rilievo, tra cui il Principe Alberto II di Monaco e il cantante e attore francese Johnny Hallyday.
Sul mercato dell'usato la Vertigo resta quindi un'auto rara, con scambi occasionali e valutazioni che dipendono molto dalla generazione, dalla motorizzazione e dallo stato di conservazione del singolo esemplare, più che da listini di riferimento consolidati.