Il progetto: nato per il Gruppo B
La RS200 non è un'evoluzione di un modello di serie, ma una vettura pensata da zero per un unico scopo: vincere nel Gruppo B. Il regolamento FIA imponeva la costruzione di almeno 200 esemplari stradali per ottenere l'omologazione, e Ford scelse di percorrere la strada più radicale possibile.
- Telaio a cellula centrale in alluminio a nido d'ape, rinforzato con kevlar e fibra di carbonio
- Struttura tubolare in acciaio per i sottotelai anteriore e posteriore
- Carrozzeria in vetroresina e materiali compositi disegnata dal centro stile Ghia
- Motore posizionato centralmente, davanti all'asse posteriore
Il risultato fu una vettura leggera, compatta e con un baricentro molto basso, presentata al pubblico nel 1984.
Potenza versione stradale
Circa 250 CV
Motore Cosworth e trazione integrale
Il cuore della RS200 è il quattro cilindri Ford-Cosworth BDT, di 1.803 cc, con testata bialbero a 4 valvole per cilindro e turbocompressore Garrett AiResearch. Nella versione stradale erogava circa 250 CV, mentre le versioni da competizione superavano ampiamente i 350 CV.
La trazione integrale, imposta dalla necessità di contrastare Audi Quattro e Peugeot 205 Turbo 16, richiedeva una soluzione meccanica particolare: la potenza dal motore centrale veniva inviata prima in avanti al cambio, per poi essere ripartita all'indietro verso le ruote posteriori. Una configurazione complessa, ma efficace su terreni sconnessi.
Anni di produzione
1984-1986
Il Gruppo B e la fine prematura
La carriera agonistica della RS200 fu breve e travagliata. Il miglior risultato in un rally del Mondiale arrivò con Kalle Grundel, terzo al Rally di Svezia 1986. La vettura, però, soffriva di un pronunciato ritardo di risposta del turbo ai bassi regimi, che ne limitava la competitività rispetto alle rivali.
Pochi mesi dopo, al Rally del Portogallo 1986, una RS200 guidata da Joaquim Santos uscì di strada travolgendo il pubblico, causando la morte di tre spettatori. L'incidente, unito ad altri gravi episodi della stagione, spinse la FIA ad abolire il Gruppo B al termine dell'anno, chiudendo di fatto la carriera rally della RS200 dopo una sola stagione piena.
Le versioni Evolution e la seconda vita nel rallycross
Con la fine del Gruppo B, Ford convertì parte degli esemplari stradali nella specifica Evolution (E2), con motore BDT-E maggiorato a 2.1 litri e potenze che, nelle versioni più estreme da competizione, superavano gli 800 CV. Una piccola serie speciale denominata 'S', con dotazioni più confortevoli, fu inoltre realizzata su commissione per il mercato nordamericano.
Private della carriera nei rally, molte RS200 Evolution trovarono una seconda vita nel Campionato Europeo Rallycross tra il 1986 e il 1992, dove il pilota norvegese Martin Schanche conquistò il titolo continentale 1991 al volante di una RS200 E2. La vettura fu impiegata anche in gare IMSA GTO e nella storica cronoscalata di Pikes Peak.
Il mercato del collezionismo oggi
Proprio per la sua rarità, la breve carriera sportiva e il ruolo simbolico nella fine del Gruppo B, la Ford RS200 è oggi una delle vetture da collezione più ricercate tra gli appassionati di rally storico. Gli esemplari, soprattutto in configurazione Evolution, vengono scambiati in asta a cifre che superano abbondantemente le centinaia di migliaia di euro, confermando lo status di icona assoluta degli anni Ottanta.









