Il nome che non era ufficiale
Pochi sanno che "Daytona" non è mai stato il nome scelto da Ferrari per questo modello, la cui denominazione tecnica è sempre stata 365 GTB/4. Fu il pubblico e la stampa specializzata a coniare il soprannome, richiamando la storica prima fila tutta Ferrari conquistata nella 24 Ore di Daytona del 1967. Il nome piacque così tanto da restare per sempre legato alla vettura, tanto da essere oggi la denominazione più usata anche nei documenti storici e nei circuiti del collezionismo.
Motore
V12 anteriore 4390 cc
Motore e telaio: la ricetta della velocità
Al centro del progetto c'è il V12 Tipo 251 da 4390 cc, alimentato da sei carburatori doppio corpo Weber ed erogante 352 CV a 7.500 giri, per una velocità massima dichiarata di 280 km/h. Una scelta controcorrente rispetto alla tendenza del periodo verso il motore centrale, compensata da una soluzione tecnica che si sarebbe rivelata vincente.
- Cambio manuale a 5 marce abbinato al differenziale autobloccante, montato in blocco sull'asse posteriore
- Distribuzione dei pesi quasi paritaria tra i due assi, a beneficio della stabilità alle alte velocità
- Telaio tubolare centrale con sospensioni posteriori indipendenti a quadrilateri sovrapposti
Il risultato è un'auto che regala il massimo sopra certe andature sostenute, quando lo sterzo si alleggerisce e l'assetto trova il suo equilibrio, mentre nella guida cittadina rivela tutta la sua natura di gran turismo pensata per il gran viaggio ad alta velocità piuttosto che per la maneggevolezza a basso regime.
Potenza massima
352 CV a 7500 giri/min
Le versioni: Berlinetta, Spider e Competizione
Nel corso della produzione la Daytona si è evoluta in diverse varianti, distinte soprattutto dai fari anteriori e dalla carrozzeria.
- Le prime berlinette, prodotte dal 1968, montavano i fari fissi coperti da una calotta in plexiglass, tratto distintivo del design originale di Fioravanti
- Dal 1971 il restyling introdusse i fari a scomparsa, resi necessari da una nuova normativa di sicurezza statunitense che vietava le coperture trasparenti sui proiettori
- La versione Spider, denominata 365 GTS/4, arrivò nel 1971 pensata soprattutto per il mercato nordamericano e fu realizzata in appena 122 esemplari
- In parallelo furono costruite 15 vetture Competizione, con carrozzeria in alluminio e vetroresina e potenza portata fino a 450 CV, impiegate con successo nelle gare di durata
Velocità massima
280 km/h
Eredità, cultura pop e mercato del collezionismo
Oltre ai successi in pista, la Daytona ha costruito la propria fama anche fuori dai circuiti: nel 1971 Dan Gurney e Brock Yates la guidarono nella traversata record degli Stati Uniti che ispirò il film Cannonball Run, mentre negli anni Ottanta una sua imitazione basata su una Corvette apparve nella serie Miami Vice, prima che Ferrari ne facesse ritirare l'uso per tutela del marchio. Il fascino del nome è tale che Ferrari lo ha richiamato nel 2022 per la Daytona SP3, la limited edition della serie Icona ispirata alle sport prototipo degli anni Sessanta, pur trattandosi di una vettura completamente diversa dalla 365 GTB/4 originale. Oggi la Daytona classica è un pezzo ricercato dal collezionismo internazionale, con quotazioni che partono da alcune centinaia di migliaia di euro per gli esemplari in buone condizioni e possono superare abbondantemente il milione di euro per le versioni Spider più rare e ben documentate.









