Dalla 250 alla 330: la nascita del quattro litri
All'inizio degli anni Sessanta Ferrari decide di ampliare la cilindrata del suo V12 Colombo per offrire più coppia e comfort di marcia alle proprie granturismo. Nasce così il motore Tipo 209 da quasi quattro litri, montato per la prima volta sulla 330 America del 1963: una vettura di passaggio, praticamente una 250 GTE aggiornata nella meccanica, prodotta in appena 50 esemplari.
Il vero debutto della nuova famiglia arriva però nel gennaio 1964 con la 330 GT 2+2, presentata al pubblico al Salone di Bruxelles come erede della 250 GT 2+2.
Motore
V12 anteriore-longitudinale 4,0 litri
330 GT 2+2: la Gran Turismo di famiglia
La 330 GT 2+2 è la versione più diffusa della gamma. La Serie I, riconoscibile per i doppi fari sovrapposti, viene prodotta in 625 esemplari tra il 1964 e il 1965; la Serie II, con un solo faro per lato e linee ispirate alla 275 GTS, adotta un cambio a cinque marce sincronizzato e viene realizzata in 474 unità fino al 1967.
- Motore V12 di 3.967 cm³ da 300 CV a 6.600 giri/min
- Passo di 2.650 mm, peso a vuoto attorno ai 1.380 kg
- Velocità massima dichiarata di 245 km/h
Fu sostituita nel 1967 dalla 365 GT 2+2, con motore portato a 4,4 litri.
Potenza
da 300 CV nelle versioni stradali fino a 420 CV nel prototipo P3
330 GTC e GTS: l'anima più sportiva
Presentata al Salone di Ginevra nel marzo 1966, la 330 GTC è una coupé a due posti che condivide il telaio a passo corto e le sospensioni posteriori indipendenti con la 275 GTB, risultando più agile e sportiva della 2+2 pur restando comoda e silenziosa nell'uso quotidiano. Ne vengono costruiti circa 600 esemplari fino alla fine del 1968.
Nell'ottobre dello stesso anno debutta a Parigi la 330 GTS, versione spider della GTC, molto più rara con circa 100 unità prodotte. Entrambe montano lo stesso V12 da 300 CV con tre carburatori Weber a doppio corpo.
Anni di produzione
1963-1968
Le vetture da corsa: 330 LMB e i prototipi P2, P3, P4
Accanto alle stradali, la sigla 330 identifica anche vetture pensate per le corse. La 330 LMB del 1963, appena quattro esemplari, è un'evoluzione della 250 GTO con il nuovo motore quattro litri da 390 CV, capace di superare per la prima volta i 300 km/h sul rettilineo del Mulsanne a Le Mans.
Sul fronte dei prototipi a motore centrale, la 330 P del 1964 arriva seconda alla 24 Ore di Le Mans dietro alla sorella 275 P. Le evoluzioni successive, P2 e P3, portano la potenza fino a 420 CV grazie alla distribuzione bialbero e all'iniezione Lucas. Il culmine arriva con la 330 P4 del 1967, capace di 450 CV grazie a tre valvole per cilindro: protagonista, insieme alla 412 P, della celebre tripletta Ferrari all'arrivo della 24 Ore di Daytona del 5 febbraio 1967, una delle immagini più iconiche della storia del marchio.
Il mercato del collezionismo oggi
Tra le Ferrari V12 classiche degli anni Sessanta, la 330 GT 2+2 resta una delle più accessibili: gli esemplari in buone condizioni si scambiano generalmente in un intervallo ampio, con le Serie II a faro singolo particolarmente apprezzate dal mercato.
La 330 GTC, più rara e sportiva, raggiunge quotazioni superiori, con i migliori esemplari originali che possono superare i 700.000 dollari. Le vetture da competizione sono naturalmente su un altro piano: telai storici legati alla famiglia 330 hanno toccato in asta valori di svariati milioni di dollari, confermando lo status di icone assolute del collezionismo Ferrari.









