Scheda modello

De Tomaso Pantera

La De Tomaso Pantera è la coupé a motore centrale che ha reso celebre il marchio modenese in tutto il mondo, unendo la linea firmata Tom Tjaarda alla potenza diretta di un V8 Ford. Prodotta per oltre vent'anni, resta ancora oggi una delle sportive italo-americane più amate dai collezionisti.

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Perché sì

  • Motore V8 Ford potente e relativamente semplice da mantenere, con ricambi meccanici più reperibili rispetto a molte rivali italiane
  • Linea firmata Tom Tjaarda, tra le proporzioni più equilibrate del design mid-engine anni Settanta
  • Prestazioni ancora oggi brillanti, con punte fino a 280 km/h e scatti 0-100 km/h attorno ai 5,5 secondi
  • Rapporto tra prestazioni e prezzo storicamente più accessibile rispetto a Ferrari e Lamborghini coeve
  • Buona diffusione internazionale, soprattutto negli USA, che oggi facilita la reperibilità di esemplari sul mercato del collezionismo

Da valutare

  • Le prime serie sono soggette a ruggine e corrosione della monoscocca in acciaio
  • Qualità costruttiva non sempre all'altezza negli anni iniziali, con ampio uso di stucco per correggere i difetti della carrozzeria
  • Impianto di raffreddamento del motore centrale storicamente delicato, con tendenza al surriscaldamento
  • Interni essenziali nelle prime versioni, con sedili spesso criticati per la scarsa ergonomia
  • Restauro e manutenzione possono risultare onerosi su esemplari mal conservati o poco curati nel tempo

In sintesi

Segmento
Sportiva a motore centrale
Carrozzeria
Coupé 2 posti
Anni di produzione
1971 - 1993
Esemplari prodotti
Oltre 7.260
Motore
Ford V8 Cleveland 5.8 litri (poi Windsor e 4.9 litri Si)
Potenza massima
Fino a 350 CV (versione GTS)
Velocità massima
Fino a 280 km/h (GT5-S)
Passo
2.500 mm
Designer
Tom Tjaarda (Ghia), telaio di Gianpaolo Dallara

La Pantera nasce alla fine degli anni Sessanta da un'intesa tra Alejandro De Tomaso e i vertici di Ford, con Lee Iacocca intenzionato a mettere in listino, attraverso la rete Lincoln-Mercury, una gran turismo capace di misurarsi con la Corvette. Il disegno della carrozzeria viene affidato a Tom Tjaarda per la Carrozzeria Ghia, mentre l'ingegnere Gianpaolo Dallara cura il telaio, una monoscocca in acciaio inedita per la casa modenese. La vettura debutta a Modena nel marzo 1970 e viene presentata poche settimane dopo al Salone di New York, per poi entrare in produzione l'anno successivo. Nei primi anni la maggior parte degli esemplari viene esportata negli Stati Uniti, prima che il ritiro del sostegno Ford, a metà anni Settanta, riporti l'intera produzione nelle mani di De Tomaso a Modena, dove la Pantera continuerà a essere costruita, in numeri sempre più ridotti, fino ai primi anni Novanta.

Un progetto nato dall'incontro tra Modena e Detroit

La Pantera è il frutto di un'alleanza industriale tra l'estro italiano e la potenza americana. Ford cercava una gran turismo da vendere attraverso i concessionari Lincoln-Mercury, capace di sfidare la Corvette sul suo stesso terreno, e trovò in Alejandro De Tomaso il partner ideale per realizzarla a Modena.

  • Design della carrozzeria affidato a Tom Tjaarda per Carrozzeria Ghia
  • Telaio a monoscocca in acciaio progettato da Gianpaolo Dallara, già ingegnere in Lamborghini
  • Debutto a Modena nel marzo 1970, seguito dalla presentazione al Salone di New York

Il legame con Ford fu decisivo nei primi anni: oltre tre quarti della produzione iniziale prese la via degli Stati Uniti, prima che l'azienda americana si ritirasse dall'accordo a metà anni Settanta, lasciando a De Tomaso la piena responsabilità della vettura.

Motore

Ford V8 Cleveland 5.8 litri (poi Windsor e 4.9 litri Si)

Motori e prestazioni: la potenza a stelle e strisce

Il cuore della Pantera è sempre stato un V8 di origine Ford. Le prime versioni montano il celebre Cleveland da 5,8 litri, capace di erogare intorno ai 330 CV nella configurazione stradale e di superare i 340-350 CV nella più sportiva GTS.

  • Velocità massima di circa 260 km/h per le prime serie
  • Accelerazione 0-100 km/h in circa 5,5 secondi
  • Cambio manuale a 5 rapporti con trazione posteriore

Con il tempo il propulsore Cleveland lascia spazio al Windsor, fino all'ultima evoluzione della Pantera 90 Si, dotata di un V8 Ford da 4,9 litri con iniezione elettronica: una svolta tecnica che porta la vettura più vicina agli standard delle sportive di fine anni Ottanta, con punte di velocità fino a 280 km/h per le versioni allargate GT5-S.

Potenza massima

Fino a 350 CV (versione GTS)

Design, carrozzeria e qualità costruttiva

La produzione delle carrozzerie passò nel tempo da Vignale a Maggiora e infine a Embo, un percorso che rispecchia le difficoltà industriali attraversate dal marchio dopo l'uscita di scena di Ford. Proprio Ford, negli anni della collaborazione, dovette intervenire per imporre stampi più precisi e migliorare gli standard produttivi, a fronte di lamentele su ruggine, finiture approssimative e assemblaggi non sempre curati nei primi esemplari.

  • Estetica firmata Tom Tjaarda, poi rivista da Marcello Gandini per la Si
  • Passaruota allargati in fibra di vetro sulla GT5, poi in acciaio sulla GT5-S
  • Attenzione richiesta oggi alla scocca in acciaio, punto debole storico del modello

Velocità massima

Fino a 280 km/h (GT5-S)

La Pantera oggi: mercato dell'usato e quotazioni

Il mercato del collezionismo colloca la Pantera in una fascia ampia di prezzi, legata soprattutto ad anno di produzione, versione e stato di conservazione. Gli esemplari standard e le Pantera L dei primi anni Settanta si trovano generalmente tra i 90.000 e i 160.000 euro, mentre le versioni GTS e le più rare GT5/GT5-S di fine anni Settanta e anni Ottanta possono superare i 150.000-230.000 euro.

  • Restauri completi o esemplari in condizioni impeccabili possono superare i 250.000 euro
  • Il chilometraggio, la storia manutentiva e l'originalità incidono molto sulla valutazione
  • La relativa diffusione internazionale rende la Pantera più reperibile di altre supercar italiane coeve

Le generazioni della Pantera

  • Pantera (1971) — Versione originale con motore Ford Cleveland 5,8 litri da 330 CV, monoscocca in acciaio e carrozzeria realizzata da Vignale.
  • Pantera L (1972) — Variante pensata per il mercato americano, con paraurti rinforzati per rispettare le normative di sicurezza statunitensi.
  • Pantera GTS (1972) — Declinazione più sportiva orientata all'Europa e alle competizioni di Gruppo 3, con livrea bicolore e potenza superiore.
  • GT5 (1980) — Restyling con passaruota allargati in fibra di vetro e kit aerodinamico più marcato, in linea con lo stile delle supercar dell'epoca.
  • GT5-S (1984) — Evoluzione della GT5 con parafanghi allargati in acciaio integrati nella scocca, ultima grande revisione stilistica prima della Si.
  • Pantera 90 Si (1990-1992) — Restyling finale firmato da Marcello Gandini, con motore Ford 4,9 litri a iniezione elettronica; prodotta in appena 41 esemplari.

Domande frequenti sulla Pantera

Quanti esemplari di De Tomaso Pantera sono stati prodotti in totale?

Nell'arco dell'intera produzione, tra il 1971 e i primi anni Novanta, sono stati realizzati oltre 7.260 esemplari, la maggior parte dei quali destinati al mercato statunitense nei primi anni di commercializzazione.

Che motore monta la De Tomaso Pantera?

La Pantera utilizza un V8 di origine Ford montato in posizione centrale: il Cleveland da 5,8 litri nelle prime serie, poi il Windsor, fino al 4,9 litri con iniezione elettronica adottato sulla Pantera 90 Si.

Chi ha disegnato la De Tomaso Pantera?

La carrozzeria porta la firma di Tom Tjaarda per la Carrozzeria Ghia, mentre il telaio a monoscocca in acciaio è opera dell'ingegnere Gianpaolo Dallara.

Quanto costa oggi una De Tomaso Pantera usata?

Le quotazioni variano molto in base a versione e stato di conservazione: si parte da circa 90.000-160.000 euro per gli esemplari standard e le Pantera L, per arrivare a 150.000-230.000 euro per GTS e GT5/GT5-S, con punte oltre i 250.000 euro per i restauri migliori.

La De Tomaso Pantera ha problemi di affidabilità noti?

Le prime serie sono note per problemi di ruggine sulla scocca in acciaio, finiture non sempre curate e un impianto di raffreddamento del motore centrale storicamente delicato, aspetti poi in parte corretti grazie all'intervento di Ford sugli standard produttivi.

Fonti

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