Un nome nato da una rivalità
Il nome Mangusta racconta da solo buona parte della storia del modello. In italiano indica il piccolo mammifero noto per la sua capacità di avere la meglio sui serpenti velenosi, e non è un caso che molti appassionati e storici del marchio lo abbiano sempre letto come un riferimento diretto alla Shelby Cobra.
- Il progetto nasce dalla collaborazione, poi naufragata, tra Alejandro De Tomaso e Carroll Shelby per una vettura da competizione
- Dopo l'addio di Shelby, De Tomaso porta avanti da solo lo sviluppo della vettura
- Il risultato diventa una gran turismo stradale capace di rivaleggiare, almeno nell'immaginario, proprio con le creazioni di Shelby
Motore
V8 Ford 4.727 cc (versione europea)
Il disegno di Giugiaro e l'architettura a motore centrale
La linea della Mangusta porta la firma di Giorgetto Giugiaro, che all'epoca lavora per la Carrozzeria Ghia. Il disegno, con un parabrezza molto ampio e un profilo bassissimo, era stato inizialmente pensato per un altro costruttore e viene poi adattato da De Tomaso al proprio telaio a struttura portante, derivato da quello della Vallelunga e della P70.
L'elemento più riconoscibile resta il lungo cofano posteriore diviso in due sezioni con apertura a libro, quasi a farfalla, che lascia intravedere il propulsore montato centralmente. Una soluzione tecnica ancora poco comune per una vettura destinata alla strada, che anticipa l'impostazione della successiva Pantera.
Potenza
306 CV in Europa, 220 CV negli USA
Il motore V8 Ford e le prestazioni
Sotto la carrozzeria firmata Ghia batte un cuore americano: un V8 Ford 289 da 4,7 litri per il mercato europeo, capace di erogare 306 CV, abbinato a un cambio manuale a cinque rapporti fornito da ZF. Per il mercato statunitense, dove le normative anti-inquinamento erano più stringenti, De Tomaso adotta invece il Ford 302 da circa 220 CV.
Con un peso complessivo intorno ai 1.300 kg e una velocità massima dichiarata di circa 250 km/h, la Mangusta si colloca ai vertici delle prestazioni della sua epoca, pur restando una vettura impegnativa da condurre: la distribuzione dei pesi, sbilanciata verso il retrotreno, la rende meno indulgente rispetto a molte concorrenti dell'epoca.
Velocità massima
Circa 250 km/h
Rarità, mercato e uso quotidiano
Con appena 401 esemplari costruiti tra il 1967 e il 1971, di cui una parte destinata al mercato europeo e la maggioranza esportata negli Stati Uniti, la Mangusta è oggi una vettura estremamente rara. Gli esemplari nordamericani più tardivi si distinguono anche esteticamente per i fari a scomparsa, al posto dei quattro fari rotondi fissi delle versioni europee.
- La ridotta altezza da terra e l'abitacolo angusto la rendono poco adatta a un utilizzo quotidiano
- La meccanica derivata dal V8 Ford è relativamente semplice da mantenere rispetto a soluzioni più esotiche dell'epoca
- La scarsità di esemplari e ricambi originali rende oggi ogni intervento di restauro un'operazione da specialisti