Un debutto al Mondial di Parigi
Il Roadster viene svelato in anteprima al Mondial de l'Automobile di Parigi nell'ottobre 1996, all'interno dello stand De la Chapelle fino ad allora noto soprattutto per le sue interpretazioni in chiave BMW della Bugatti Type 55. Il disegno porta la firma dello studio Barré Design di Lione, mentre il primo esemplare viene equipaggiato con il quattro cilindri Peugeot 405 Mi16 da 160 CV, montato in posizione centrale-posteriore e trasversale.
Il telaio della prima vettura viene messo a punto da Jacques Hubert, tecnico con un passato in René Bonnet e Matra, mentre dal terzo prototipo in avanti il progetto passa nelle mani di Philippe Belou, già attivo in Venturi e nelle Automobiles Rondeau. Un quarto esemplare, rimasto incompiuto, avrebbe dovuto ricevere lo stesso propulsore V6 utilizzato dalle Venturi.
Motorizzazioni
4 cilindri PSA 2.0 da 135-167 CV o V6 PSA 3.0 da 210 CV
Meccanica leggera con cuore Peugeot
La struttura è un telaio tubolare in acciaio con elementi in alluminio, rivestito da una carrozzeria in vetroresina pensata per contenere il peso complessivo tra 780 e 900 kg a seconda della motorizzazione scelta. Le sospensioni indipendenti, i freni a disco su tutte e quattro le ruote e lo sterzo diretto puntano dichiaratamente a un piacere di guida vicino a quello delle roadster leggere inglesi.
- 4 cilindri 2.0 litri 16 valvole PSA da 135 CV con cambio a 5 marce
- 4 cilindri 2.0 litri 16 valvole PSA da 167 CV con cambio a 6 marce
- V6 3.0 litri PSA da 210 CV con cambio a 5 marce
Con la motorizzazione più potente il Roadster dichiara un 0-100 km/h in meno di 6 secondi e una velocità massima superiore ai 230 km/h su pista, prestazioni di assoluto rilievo per un'auto di questo peso e di questa epoca.
Velocità massima
Oltre 230 km/h
Un'industrializzazione mai arrivata
Il piano originario prevedeva l'avvio di una produzione vera e propria entro il 1998, ma i tempi si allungano progressivamente e il traguardo non viene mai raggiunto. Nel corso degli anni De la Chapelle cerca più volte un partner industriale in grado di sostenere i costi: si susseguono contatti con investitori in Cina, un accordo con un imprenditore indiano naufragato dopo la sua scomparsa improvvisa, e un interesse del costruttore inglese Reliant che si spegne con lo scoppio della bolla internet nel 2000.
Al termine di questo percorso solo tre o quattro esemplari del prototipo originale vengono effettivamente completati nell'officina di Brignais, vicino Lione, mentre negli anni successivi il modello resta comunque presente a listino come vettura costruibile su ordinazione, con le sigle commerciali LWR1, LWR2, GT4.6R e GT6.5R e prezzi compresi indicativamente tra 36.000 e 50.000 euro.
Anni di produzione
Dal 1996 (prototipi), poi su ordinazione fino ai primi anni 2000
Un'auto quasi introvabile oggi
Proprio per la sua storia produttiva così frammentata, il Roadster resta uno dei capitoli meno conosciuti della De la Chapelle, oscurato sia dalla fama delle repliche in stile Bugatti sia, più di recente, dalla Atalante V8 con cui il marchio ha rilanciato la propria immagine. Trovarne un esemplare sul mercato dell'usato è un'eventualità rarissima, riservata più al collezionismo di nicchia che a una compravendita ordinaria, e qualsiasi valutazione andrebbe condotta caso per caso verificando storia e provenienza specifica della vettura.