Una coproduzione senza precedenti
La Freeclimber nasce da un'idea della Bertone, che a fine anni Ottanta cercava un modo per proporre un fuoristrada di lusso a proprio marchio senza dover sviluppare da zero una meccanica. La scelta cadde sulla Daihatsu Rugger, apprezzata per la struttura a telaio separato e per le doti fuoristradistiche, già venduta in Europa anche con il nome Rocky.
- Base meccanica e telaio: Daihatsu
- Motori: BMW
- Stile, interni e assemblaggio finale: Bertone, a Grugliasco
Il risultato, presentato nel 1989, fu un fuoristrada dall'identità del tutto originale, capace di rivolgersi a una clientela più esigente rispetto a quella delle Daihatsu di serie.
Anni di produzione
1989-1993, in due generazioni
Meccanica giapponese, cuore BMW
La caratteristica più sorprendente della Freeclimber è la sostituzione dei motori Daihatsu con propulsori BMW. Sulla prima serie erano disponibili tre motorizzazioni a sei cilindri in linea: un benzina 2.0 da 129 CV, un benzina 2.7 sempre da 129 CV e un turbodiesel 2.4 da circa 116 CV, tutti abbinati a cambio manuale a 5 marce e a un sistema di trazione posteriore con integrale inseribile e riduttore.
Con la Freeclimber II, basata sul telaio più moderno F300 (condiviso con Rocky e Feroza), la gamma motori si semplificò drasticamente: restò infatti disponibile un solo propulsore, il quattro cilindri BMW 1.6 da circa 100 CV, lo stesso impiegato sulla BMW Serie 3 316i dell'epoca.
Lo stile e gli interni firmati Bertone
Bertone non si limitò a cambiare il motore: ridisegnò anche la carrozzeria, con una calandra inedita a quattro fari rotondi, cerchi in lega dedicati e, sulla prima serie, la possibilità di scegliere tra versione wagon e cabriolet con hard-top rimovibile.
Gli interni furono impreziositi con sedili in pelle chiara, strumentazione Veglia e numerosi richiami al marchio Bertone. In Francia l'importatore Chardonnet propose inoltre un allestimento ancora più esclusivo, la serie speciale Blue Lagoon, con interni in Alcantara o pelle. In Italia alcuni esemplari furono utilizzati anche dall'Arma dei Carabinieri.
Un'auto rara da collezione
Complice la produzione molto limitata, la Freeclimber non ha mai avuto una diffusione capillare ed è oggi una vettura di nicchia, ricercata soprattutto dagli appassionati di auto d'epoca e di fuoristrada d'autore. La combinazione di meccanica giapponese, motore tedesco e stile italiano la rende un pezzo più unico che raro nel panorama dei SUV di fine anni Ottanta.
Sul mercato dell'usato gli esemplari disponibili sono pochi e in condizioni molto variabili: prima di un acquisto è quindi importante verificare con attenzione lo stato del telaio, la storia manutentiva del motore BMW e la reperibilità dei ricambi, spesso condivisi solo in parte con le Daihatsu di serie o con le BMW dell'epoca.









