Scheda modello

Daihatsu Freeclimber

Fuoristrada compatto di fascia alta nato alla fine degli anni Ottanta dall'unione di tre tradizioni industriali: la meccanica robusta della Daihatsu Rugger/Rocky, i motori sei e quattro cilindri BMW e lo stile firmato dalla carrozzeria torinese Bertone, che ne curava anche l'assemblaggio.

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Perché sì

  • Meccanica fuoristradistica solida ereditata da Daihatsu: telaio a longheroni, assali rigidi, riduttore e trazione integrale inseribile
  • Motori BMW che garantiscono più brillantezza e raffinatezza rispetto alle Daihatsu di serie da cui derivano
  • Interni curati da Bertone, con sedili in pelle, strumentazione Veglia e dettagli non presenti sulla base giapponese
  • Rarità e fascino da vettura da collezione, frutto di una collaborazione industriale unica tra Giappone, Germania e Italia

Da valutare

  • Numeri di produzione molto limitati, che rendono oggi difficile trovare ricambi ed esemplari in buono stato
  • Consumi elevati, soprattutto nelle versioni con i sei cilindri BMW da 2,0 e 2,7 litri
  • Dotazioni e comfort ormai datati rispetto agli standard dei moderni fuoristrada
  • Vita commerciale molto breve, in particolare per la Freeclimber II, prodotta per un solo anno

In sintesi

Segmento
Fuoristrada/SUV compatto di fascia alta
Carrozzeria
Wagon a 3 porte o cabriolet con hard-top rimovibile
Anni di produzione
1989-1993, in due generazioni
Base meccanica
Daihatsu Rugger/Rocky (telaio F75, poi F300)
Costruttore carrozzeria/assemblaggio
Bertone, Grugliasco (Torino)
Motorizzazioni
Sei e quattro cilindri BMW, benzina e turbodiesel
Trazione
Posteriore con integrale inseribile e riduttore
Esemplari prodotti
Circa 2.795 (I serie) + 2.860 (Freeclimber II)

Alla fine degli anni Ottanta la Bertone di Torino, storica carrozzeria che stava riducendo il lavoro per le grandi case automobilistiche, decise di costruire un fuoristrada di lusso con proprio marchio. Il punto di partenza fu la Daihatsu Rugger (nota anche come Rocky), robusto SUV giapponese dal telaio a longheroni già apprezzato per l'affidabilità fuoristradistica. Bertone ne ridisegnò carrozzeria e interni e sostituì i motori giapponesi con propulsori BMW, dando così vita alla Freeclimber, presentata nel 1989. L'operazione permetteva inoltre di aggirare le quote di importazione imposte in alcuni paesi europei, come Italia e Francia, alle vetture di provenienza giapponese, poiché il veicolo assemblato a Grugliasco poteva essere commercializzato come prodotto italiano. Al debutto seguì nel 1992 una seconda serie, la Freeclimber II, basata sulla piattaforma più recente F300 (la stessa di Rocky e Feroza), con dimensioni più compatte e un'unica motorizzazione a quattro cilindri.

Una coproduzione senza precedenti

La Freeclimber nasce da un'idea della Bertone, che a fine anni Ottanta cercava un modo per proporre un fuoristrada di lusso a proprio marchio senza dover sviluppare da zero una meccanica. La scelta cadde sulla Daihatsu Rugger, apprezzata per la struttura a telaio separato e per le doti fuoristradistiche, già venduta in Europa anche con il nome Rocky.

  • Base meccanica e telaio: Daihatsu
  • Motori: BMW
  • Stile, interni e assemblaggio finale: Bertone, a Grugliasco

Il risultato, presentato nel 1989, fu un fuoristrada dall'identità del tutto originale, capace di rivolgersi a una clientela più esigente rispetto a quella delle Daihatsu di serie.

Anni di produzione

1989-1993, in due generazioni

Meccanica giapponese, cuore BMW

La caratteristica più sorprendente della Freeclimber è la sostituzione dei motori Daihatsu con propulsori BMW. Sulla prima serie erano disponibili tre motorizzazioni a sei cilindri in linea: un benzina 2.0 da 129 CV, un benzina 2.7 sempre da 129 CV e un turbodiesel 2.4 da circa 116 CV, tutti abbinati a cambio manuale a 5 marce e a un sistema di trazione posteriore con integrale inseribile e riduttore.

Con la Freeclimber II, basata sul telaio più moderno F300 (condiviso con Rocky e Feroza), la gamma motori si semplificò drasticamente: restò infatti disponibile un solo propulsore, il quattro cilindri BMW 1.6 da circa 100 CV, lo stesso impiegato sulla BMW Serie 3 316i dell'epoca.

Lo stile e gli interni firmati Bertone

Bertone non si limitò a cambiare il motore: ridisegnò anche la carrozzeria, con una calandra inedita a quattro fari rotondi, cerchi in lega dedicati e, sulla prima serie, la possibilità di scegliere tra versione wagon e cabriolet con hard-top rimovibile.

Gli interni furono impreziositi con sedili in pelle chiara, strumentazione Veglia e numerosi richiami al marchio Bertone. In Francia l'importatore Chardonnet propose inoltre un allestimento ancora più esclusivo, la serie speciale Blue Lagoon, con interni in Alcantara o pelle. In Italia alcuni esemplari furono utilizzati anche dall'Arma dei Carabinieri.

Un'auto rara da collezione

Complice la produzione molto limitata, la Freeclimber non ha mai avuto una diffusione capillare ed è oggi una vettura di nicchia, ricercata soprattutto dagli appassionati di auto d'epoca e di fuoristrada d'autore. La combinazione di meccanica giapponese, motore tedesco e stile italiano la rende un pezzo più unico che raro nel panorama dei SUV di fine anni Ottanta.

Sul mercato dell'usato gli esemplari disponibili sono pochi e in condizioni molto variabili: prima di un acquisto è quindi importante verificare con attenzione lo stato del telaio, la storia manutentiva del motore BMW e la reperibilità dei ricambi, spesso condivisi solo in parte con le Daihatsu di serie o con le BMW dell'epoca.

Le generazioni della Freeclimber

4anni di storia

1989—19923 anni

Freeclimber I

Prima serie basata sulla Daihatsu Rugger/Rocky con telaio F75, disponibile con motori BMW a sei cilindri (benzina 2.0 e 2.7, turbodiesel 2.4) e carrozzeria wagon o cabriolet con hard-top. Ne furono realizzati circa 2.795 esemplari.

1992—19931 anno

Freeclimber II

Seconda serie su base Daihatsu F300 (la stessa di Rocky e Feroza), con dimensioni più compatte, nuovo frontale e un'unica motorizzazione, il quattro cilindri BMW 1.6 da circa 100 CV. Prodotta per una sola stagione, con circa 2.860 unità realizzate.

Domande frequenti sulla Freeclimber

La Daihatsu Freeclimber è davvero una Daihatsu?

Meccanicamente sì: telaio e impostazione fuoristradistica derivano dalla Daihatsu Rugger/Rocky. Il modello, però, fu commercializzato con marchio Bertone, che ne curava design, interni e assemblaggio finale, mentre i motori erano forniti da BMW.

Che motore monta la Freeclimber?

La prima serie offriva tre motori BMW a sei cilindri in linea, benzina 2.0 e 2.7 litri e turbodiesel 2.4 litri. La Freeclimber II montava invece un solo motore, il quattro cilindri BMW 1.6 da circa 100 CV.

Quante Freeclimber sono state prodotte?

In totale furono realizzati circa 5.650 esemplari: circa 2.795 della prima serie, prodotta dal 1989 al 1992, e circa 2.860 della Freeclimber II, prodotta nel solo biennio 1992-1993.

Perché la Freeclimber fu costruita in Italia?

L'assemblaggio a Grugliasco, a cura di Bertone, permetteva di vendere l'auto come prodotto italiano, aggirando così le quote di importazione applicate in alcuni mercati europei alle vetture giapponesi.

Fonti

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