Perché si chiama Domino
Nella seconda metà del Novecento Daihatsu adotta in Europa nomi commerciali diversi a seconda del mercato per la propria utilitaria di ingresso gamma. Mentre la maggior parte dei paesi europei riceve la vettura con il badge Cuore, in Belgio e Lussemburgo la casa giapponese sceglie di mantenere il nome Domino, utilizzato fin dal debutto della vettura nei primi anni Ottanta.
Si tratta quindi dello stesso modello, con la medesima meccanica e le stesse basi tecniche della Mira giapponese, semplicemente commercializzato con un'identità locale pensata per quei due mercati specifici.
Motori
Bicilindrico e tricilindrico, da 547 a circa 1000 cc
Motori e meccanica
La gamma motori della Domino segue quella della Mira/Cuore giapponese, articolata su due filoni: le unità più piccole, pensate per rispettare i vincoli di cilindrata delle kei car in Giappone (nell'ordine dei 550-660 cc), e le versioni con motore leggermente più grande destinate all'esportazione, con cilindrate che nel corso delle generazioni sono cresciute fino a circa 850-1000 cc.
- Prima fase: motore bicilindrico di poco superiore ai 500 cc
- Fasi successive: passaggio a unità tricilindriche, con varianti aspirate e turbo a seconda dell'allestimento
- Versioni export: cilindrata maggiorata per garantire prestazioni più adatte alle strade e alle autostrade europee
La trazione è sempre anteriore, con cambio manuale a quattro o cinque rapporti oppure, su alcune versioni, automatico a tre rapporti.
Anni di produzione
Dal 1980 (nome Domino fino a metà anni '90)
Le generazioni
Il nome Domino accompagna diverse generazioni della Mira/Cuore giapponese, prima di essere accantonato definitivamente a favore della sola denominazione Cuore anche nei mercati in cui era rimasto in uso.
La Domino oggi: usato e collezionismo
Essendo un modello fuori produzione da diversi decenni e diffuso solo in due piccoli mercati europei, la Daihatsu Domino è oggi un'auto rara da incontrare, sia sul mercato dell'usato sia tra gli appassionati di auto d'epoca giapponesi. Gli esemplari sopravvissuti sono per lo più quelli meglio conservati o oggetto di un uso molto limitato, mentre ricambi e assistenza specifica risultano difficili da reperire al di fuori di canali specializzati in auto giapponesi d'epoca.









