Una storia lunga vent'anni: le quattro generazioni
La prima Charade (sigle G10/G20) debutta nel 1977 con un motore tricilindrico da 993 cc e carrozzeria che passa rapidamente dalla berlina 5 porte all'hatchback 3/5 porte. Nel 1983 arriva la seconda generazione (G11/G21/G30), riconoscibile per l'impostazione a tetto rialzato pensata per aumentare lo spazio interno a parità di ingombri esterni, disponibile anche come berlina, furgone e, in Italia, con il badge Innocenti Minitre.
- Terza generazione (G100/G101/G102, 1987-1993): la più diffusa e ricordata in Europa, con linea più moderna e un coefficiente aerodinamico di 0,32.
- Quarta generazione (G200/G201/G202, 1993-2000): l'ultima serie, con motori fino a 1,6 litri e la variante sportiva sviluppata con De Tomaso.
La produzione della Charade termina nel 2000 in Giappone, sostituita dalla Sirion, ma in Cina una derivata della seconda generazione viene costruita con il marchio Xiali fino al 2012.
Motore più noto
Turbodiesel 993 cc, primo motore diesel turbo di serie al mondo
Motori all'avanguardia: tre cilindri e il primo turbodiesel di serie
Fin dal debutto la Charade punta su un'architettura insolita per l'epoca: un motore a tre cilindri (993 cc, sigle CB10/CB20) dotato di un albero di equilibratura per contenere le vibrazioni tipiche di questa configurazione, allora poco diffusa sulle auto di serie.
Il salto tecnico più significativo arriva nell'autunno 1984, sulla seconda generazione: la Charade monta il motore turbodiesel 993 cc CL, riconosciuto come il primo motore diesel sovralimentato di serie al mondo e, all'epoca, il più piccolo motore diesel da un litro mai prodotto. I consumi dichiarati a velocità costante di 60 km/h si fermavano attorno ai 2,74 litri per 100 km.
Versione sportiva di riferimento
GTti, turbo 993 cc 105 CV
GTti e De Tomaso: quando l'utilitaria diventa sportiva
Sulla terza generazione debutta la Charade GTti, equipaggiata con lo stesso 993 cc ma in versione turbo DOHC a 12 valvole con intercooler, capace di 105 CV (101 CV secondo l'omologazione italiana). Nonostante la cilindrata minima, il motore fu tra i primi di serie al mondo a superare i 100 CV per litro, con uno 0-100 km/h coperto in 8,2 secondi e una velocità massima dichiarata di 185 km/h.
Sulla quarta generazione la sportività passa a un motore 1,6 litri, con la variante realizzata in collaborazione con il costruttore argentino Alejandro De Tomaso: la Charade GTi De Tomaso arrivava a 124 CV nella versione giapponese (105 CV nelle versioni per l'esportazione), con sedili Recaro, volante Nardi e cerchi in lega. Complessivamente le varianti De Tomaso hanno raggiunto circa 120.000 esemplari prodotti.
Anni di produzione
1977 - 2000 (poi rilanciata come rebadge nel 2011-2013)
La Charade in Europa e l'eredità del nome
In Europa la Charade è stata venduta anche con altri marchi, come l'Innocenti Minitre in Italia sulla seconda generazione, mentre negli Stati Uniti è arrivata solo tra il 1988 e il 1992 e unicamente nelle versioni base, senza mai importare la GTti.
Il nome Charade è tornato brevemente nel 2011, quando Daihatsu ha presentato in Europa un modello con questa denominazione basato però sulla Toyota Yaris di seconda generazione, prodotto in Thailandia e motorizzato con un 1,3 benzina da 99 CV: un'operazione di rebadging che nulla ha a che vedere, dal punto di vista tecnico, con la Charade originale, e che ha preceduto di poco il ritiro di Daihatsu dal mercato europeo nel 2013.
