Dalla DS alla Maserati: la nascita di una Gran Turismo francese
Il progetto che porterà alla SM affonda le radici nei primi anni Sessanta, quando in Citroën si studia una variante sportiva a due porte della DS, siglata internamente Projet S. L'occasione per trasformarlo in realtà arriva nel marzo 1968, con l'acquisizione da parte di Citroën del pacchetto di maggioranza della Maserati, allora controllata dalla famiglia Orsi. L'operazione nasce con un obiettivo preciso: dotare le raffinate soluzioni telaistiche francesi di un motore capace di reggere il confronto con le grandi Gran Turismo dell'epoca.
La vettura viene svelata al Salone di Ginevra nel marzo 1970. Il nome SM riprende la sigla del progetto originario (S) e la provenienza del propulsore (M, Maserati), anche se nel tempo sono circolate anche altre letture non ufficiali della sigla.
Motore
V6 Maserati a 90°, 2.670 cc (poi 2.965 cc)
Il cuore Maserati: motore e trasmissione
Sotto il lungo cofano trova posto un V6 Maserati con angolo di bancata insolito di 90 gradi, progettato dall'ingegnere Giulio Alfieri e derivato dal V8 della Casa del Tridente. Nella versione di lancio, alimentata da tre carburatori doppio corpo Weber, il motore ha una cilindrata di 2.670 cc ed eroga 170 CV a 5.500 giri, per una coppia di 231 Nm. Dal 1972 arriva la variante a iniezione elettronica Bosch D-Jetronic, che porta la potenza a 178 CV, mentre successivamente viene introdotta anche un'unità da 2.965 cc con potenza di circa 180 CV.
La trasmissione di serie è un cambio manuale a 5 rapporti; a richiesta è disponibile un automatico Borg Warner a 3 rapporti. Le prestazioni dichiarate variano dai 220 km/h di punta della versione a carburatori fino a valori superiori per le varianti a iniezione, con uno 0-100 km/h compreso tra 8,9 e 9,5 secondi a seconda dell'allestimento.
Potenza
Da 170 a circa 180 CV a seconda della versione
Tecnologia all'avanguardia: sospensioni, sterzo e fari orientabili
La SM eredita dalla DS le sospensioni idropneumatiche autolivellanti, capaci di garantire un comfort di marcia fuori dal comune indipendentemente dal carico. A questo si affianca lo sterzo DIRAVI, acronimo di Direction à Rappel Asservi: una servoassistenza idraulica a effetto variabile che rende lo sterzo via via più diretto e leggero a bassa velocità e più fermo e stabile ai regimi elevati, richiedendo circa due giri di volante da un finecorsa all'altro.
Altro elemento distintivo sono i sei proiettori anteriori, dei quali i due più interni ruotano seguendo l'angolo di sterzata, così da illuminare meglio l'interno delle curve. L'impianto frenante utilizza dischi su tutte e quattro le ruote, con quelli anteriori montati in posizione interna (inboard) e un dispositivo idraulico che regola automaticamente la ripartizione della frenata evitando il bloccaggio delle ruote posteriori.
Velocità massima
Circa 220-230 km/h a seconda della versione
Sport, record e versioni speciali
Nonostante la vocazione da Gran Turismo da viaggio, la SM si è messa alla prova anche in gara: nel 1971 vince al debutto il Rally del Marocco con l'equipaggio Deschazeaux-Plassard, e partecipa ad altre competizioni africane e al Rally del Portogallo con una versione a passo accorciato. Nel 1980 una SM Turbo Bonneville stabilisce un record di velocità per vetture a trazione anteriore, toccando 332 km/h sulle saline di Bonneville.
Il carrozziere Henri Chapron realizza alcune serie speciali, tra cui la berlina a quattro porte Opéra e la cabriolet Mylord, mentre viene costruita anche una versione cabriolet a passo allungato destinata al Presidente della Repubblica francese. La SM riceve inoltre il titolo di Motor Trend Car of the Year 1972 negli Stati Uniti.
Anni di produzione
1970-1975
La fine di un'epoca e l'eredità della SM
Il destino della SM si intreccia con gli eventi che sconvolgono l'industria automobilistica dei primi anni Settanta. La crisi petrolifera del 1973 colpisce duramente il segmento delle grandi Gran Turismo ad alti consumi, proprio mentre Citroën attraversa una grave crisi finanziaria che porterà, tra il 1974 e il 1976, al passaggio di controllo a Peugeot. Il nuovo gruppo cederà anche Maserati a De Tomaso, interrompendo il legame che aveva reso possibile la SM. A complicare ulteriormente la situazione contribuiscono le nuove normative statunitensi sui paraurti, che di fatto escludono il modello dal mercato americano dal 1974.
La produzione si ferma quindi nel 1975 dopo 12.920 esemplari costruiti. Oggi la SM è considerata un'icona di ingegneria e design, ricercata dai collezionisti proprio per la rarità e per l'insieme di soluzioni tecniche che, all'epoca, la resero unica nel panorama delle Gran Turismo europee.









