Scheda modello

Austin Cooper

L'Austin Cooper è la versione sportiva della Mini, nata nel 1961 dalla collaborazione tra Alec Issigonis e il costruttore di monoposto John Cooper. Motore maggiorato, freni a disco e un carattere brillante ne fecero un'icona del motorsport britannico.

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Perché sì

  • Handling agile e diretto, reso celebre come "go-kart feeling" grazie a passo corto e carreggiata larga
  • Motore A-Series robusto e semplice da mantenere per gli standard dell'epoca
  • Palmarès sportivo che ne ha consolidato il valore storico e collezionistico
  • Ingombri estremamente compatti, ideali nell'uso urbano
  • Ampia disponibilità di ricambi grazie al lungo supporto degli specialisti Mini

Da valutare

  • Carrozzeria molto soggetta a ruggine, in particolare su sottotelai, longheroni e montanti del parabrezza
  • Motore e cambio condividono lo stesso olio, quindi contaminazioni o surriscaldamenti possono danneggiare entrambi
  • Cambio che su esemplari molto percorsi tende a "grattare" in seconda
  • Abitacolo angusto e dotazioni essenziali anche nelle versioni Cooper S
  • Reperire un esemplare non incidentato e con matricole originali richiede molta attenzione

In sintesi

Segmento
Utilitaria sportiva
Carrozzeria
Berlina 2 porte
Anni di produzione a marchio Austin
1961-1969
Motore
4 cilindri in linea A-Series, 997-1275 cm³
Potenza
Da 55 a 76 CV a seconda della versione
Trazione
Anteriore
Cambio
Manuale a 4 marce
Passo
2.036 mm
Peso
580-686 kg a seconda della versione
Palmarès
3 vittorie al Rally di Montecarlo (1964, 1965, 1967)

Quando nel 1959 debutta la piccola Mini disegnata da Alec Issigonis, nessuno immagina che diventerà anche una vettura da competizione. È John Cooper, costruttore di auto da corsa e figura di riferimento della Formula 1 dell'epoca, a intuire il potenziale sportivo di quel progetto compatto e a convincere Issigonis, inizialmente scettico, a sviluppare una variante più performante. Nel settembre 1961 nasce così la Austin Mini Cooper, venduta in parallelo anche come Morris Mini Cooper secondo la consueta pratica BMC di affiancare più marchi allo stesso modello. Il piccolo quattro cilindri viene alesato da 848 a 997 centimetri cubici, la potenza sale da 34 a 55 CV e debuttano freni a disco anteriori, allora una rarità su una vettura di queste dimensioni. È l'inizio di una carriera che porterà la Cooper a dominare i rally europei nel corso del decennio.

Come nasce la Cooper: l'incontro tra Issigonis e John Cooper

La Mini di Alec Issigonis nasce nel 1959 come risposta economica e compatta alla crisi di Suez, non certo come base per il motorsport. È John Cooper, titolare dell'omonima scuderia e progettista di monoposto di Formula 1, a vedere nel piccolo telaio a trazione anteriore un potenziale che lo stesso Issigonis fatica inizialmente a riconoscere.

Dal loro confronto nasce, nel settembre 1961, la Austin Mini Cooper: il quattro cilindri passa da 848 a 997 centimetri cubici, la potenza sale da 34 a 55 CV, arrivano un cambio dai rapporti più ravvicinati, doppio carburatore SU e freni a disco all'anteriore, elementi tutt'altro che scontati su un'utilitaria di quella fascia.

Potenza

Da 55 a 76 CV a seconda della versione

La Cooper S e il trionfo a Montecarlo

Nel 1963 arriva la Cooper S, pensata esplicitamente per le competizioni: monta un motore da 1.071 centimetri cubici e freni a disco maggiorati. L'anno seguente la gamma si arricchisce con due ulteriori tagli, 970 e 1.275 centimetri cubici, questi ultimi capaci di erogare fino a 76 CV.

Il risultato più celebre arriva il 21 gennaio 1964, quando Paddy Hopkirk porta la sua Cooper S al successo assoluto al Rally di Montecarlo, avendo la meglio su rivali molto più potenti come Ford Falcon e Mercedes-Benz 300 SE. La vittoria si ripete nel 1965 con Timo Mäkinen e nel 1967 con Rauno Aaltonen, mentre il successo del 1966, sempre di Mäkinen, viene annullato per una contestata squalifica tecnica. A questi risultati si aggiunge il successo al Rally dell'Acropoli del 1967.

  • 1964: vittoria di Paddy Hopkirk
  • 1965: vittoria di Timo Mäkinen
  • 1966: successo su strada, poi squalifica
  • 1967: vittoria di Rauno Aaltonen

Anni di produzione a marchio Austin

1961-1969

Motori e generazioni: dal Mark I al Mark II

Nel 1964 il motore Cooper originale da 997 centimetri cubici viene sostituito da un'unità da 998 centimetri cubici, di potenza equivalente ma più moderna. La gamma Cooper S, nello stesso periodo, si articola sui tre tagli da 970, 1.071 e 1.275 centimetri cubici, quest'ultimo destinato a diventare il riferimento delle versioni più prestazionali.

Dal 1967 debutta la Mark II, con aggiornamenti a mascherina, fanaleria e assetto. Il 1969 segna però uno spartiacque: la Mini diventa un marchio indipendente e le denominazioni Austin e Morris vengono abbandonate, chiudendo di fatto il capitolo della Cooper a marchio Austin. Il nome Cooper resterà comunque in listino fino al 1971, per poi essere ripreso dal 1990 al 2000 sotto il marchio Mini, in un periodo in cui John Cooper tornò a collaborare con la casa britannica.

Palmarès

3 vittorie al Rally di Montecarlo (1964, 1965, 1967)

Guida, affidabilità e mercato dell'usato oggi

Il fascino della Cooper resta legato soprattutto al comportamento su strada: passo corto, carreggiata relativamente larga per l'epoca e peso contenuto, tra 580 e 686 chilogrammi a seconda della versione, regalano un'agilità che ha fatto scuola, tanto da essere ancora oggi ricordata come esperienza di guida da "kart stradale".

Chi valuta l'acquisto di un esemplare storico deve però fare i conti con i punti deboli tipici della meccanica e della carrozzeria dell'epoca: la ruggine attacca facilmente sottotelai, longheroni, pianale e montanti del parabrezza, mentre motore e cambio, condividendo lo stesso olio, risentono di eventuali contaminazioni o surriscaldamenti. Su esemplari molto percorsi non è raro incontrare qualche resistenza nell'innesto della seconda marcia.

  • Verificare lo stato dei sottotelai anteriore e posteriore
  • Controllare pianale, soglie e montanti A per infiltrazioni d'acqua
  • Accertarsi della corrispondenza tra numeri di telaio e motore, specie sulle Cooper S

Le generazioni della Cooper

8anni di storia

1961—19676 anni

Mini Cooper Mark I

Prima serie della Cooper, lanciata nel settembre 1961 con motore da 997 centimetri cubici e 55 CV, sostituito nel 1964 dall'unità da 998 centimetri cubici. Introduce freni a disco anteriori e cambio dai rapporti ravvicinati rispetto alla Mini di base.

1963—19674 anni

Mini Cooper S Mark I

Variante ad alte prestazioni pensata per le competizioni, disponibile con motori da 970, 1.071 e 1.275 centimetri cubici e potenze fino a 76 CV. Protagonista delle vittorie al Rally di Montecarlo del 1964, 1965 e 1967.

1967—19692 anni

Mini Cooper Mark II

Ultima evoluzione a marchio Austin, con aggiornamenti estetici a mascherina e fanaleria e assetto rivisto. Nel 1969 il marchio Austin viene abbandonato a favore della denominazione indipendente Mini.

Domande frequenti sulla Cooper

Chi ha ideato la Austin Mini Cooper?

La Cooper nasce nel 1961 dalla collaborazione tra Alec Issigonis, progettista della Mini, e John Cooper, costruttore di vetture da competizione e figura di riferimento della Formula 1 dell'epoca, che ne intuì il potenziale sportivo.

Che differenza c'è tra la Cooper e la Cooper S?

La Cooper S, introdotta nel 1963, monta motori più potenti (970, 1.071 e 1.275 centimetri cubici, fino a 76 CV) e freni a disco maggiorati, mentre la Cooper standard utilizza l'unità da 997 poi 998 centimetri cubici da 55 CV.

Quante volte ha vinto il Rally di Montecarlo?

La Cooper S ha vinto tre volte il Rally di Montecarlo: nel 1964 con Paddy Hopkirk, nel 1965 con Timo Mäkinen e nel 1967 con Rauno Aaltonen. Il successo del 1966, sempre di Mäkinen, fu annullato per squalifica.

Fino a quando la Cooper è stata venduta con il marchio Austin?

Il marchio Austin è stato utilizzato fino al 1969, anno in cui Mini è diventato un brand indipendente. Il nome Cooper è comunque rimasto in listino, sotto il marchio Mini, fino al 1971 ed è stato poi ripreso dal 1990 al 2000.

Quali sono i punti deboli da controllare su un esemplare usato?

I principali rischi riguardano la ruggine su sottotelai, longheroni, pianale e montanti del parabrezza, oltre a possibili problemi al cambio, che condivide l'olio con il motore ed è soggetto a usura sulla seconda marcia negli esemplari molto percorsi.

Fonti

Cooper verificate

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