Scheda modello

Aston Martin Lagonda

La Aston Martin Lagonda è la berlina di lusso a quattro porte dal profilo a cuneo, disegnata da William Towns tra il 1976 e il 1990: un'icona di stile e tecnologia pionieristica, prodotta in appena 645 esemplari.

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Perché sì

  • Design radicale e senza tempo, tra le wedge car più iconiche degli anni '70-'80
  • Tecnologia d'avanguardia per l'epoca: plancia digitale, comandi touch, climatizzatore elettronico
  • Interni di gran lusso con pelle Connolly e legni pregiati
  • Rarità ed esclusività, con soli 645 esemplari prodotti nella versione classica
  • Prestazioni brillanti per una berlina di lusso dell'epoca, grazie al V8 5,3 litri

Da valutare

  • Affidabilità elettronica storicamente problematica, tra plancia digitale e display CRT soggetti a guasti
  • Costi di manutenzione elevati e reperibilità complicata dei componenti elettronici originali
  • Carrozzeria in alluminio soggetta a corrosione nei punti di giunzione con la struttura in acciaio
  • Consumi molto elevati, con test dell'epoca che riportano circa 12,4-12,5 miglia per gallone
  • Accoglienza critica contrastata, spesso citata tra le vetture più discusse della storia dell'auto

In sintesi

Segmento
Berlina di lusso executive
Carrozzeria
Berlina 4 porte a cuneo
Anni di produzione
1974-1990 (versione classica); 2015-2016 (revival Taraf)
Progettista
William Towns
Esemplari prodotti
645 (versione classica)
Motore
V8 5,3 litri (Taraf: V12 5,9 litri)
Trazione
Posteriore
Cambio
Manuale 5 marce o automatico 3 rapporti Torqueflite

Nata nel 1974 come versione allungata a quattro porte della Aston Martin V8, la Lagonda cambia completamente pelle nel 1976, quando il designer William Towns la ridisegna con una linea a cuneo estrema, tra le più radicali mai viste su una berlina di serie. Presentata al London Motor Show del 1976, inizia a essere consegnata ai clienti solo nel 1979 a causa delle difficoltà di messa a punto della sofisticata plancia digitale. Nei tredici anni di produzione la Lagonda attraversa quattro serie, ciascuna con piccoli affinamenti meccanici e stilistici, fino al restyling firmato ancora da Towns nel 1987. Il suo pubblico più fedele si trova soprattutto in Medio Oriente, mentre in Europa e Stati Uniti la clientela del lusso tradizionale fatica ad accettarne le forme spigolose.

Storia e design: la berlina a cuneo di William Towns

La prima Lagonda a marchio Aston Martin nasce nel 1974 come variante a passo lungo e quattro porte della coupé V8, di cui vengono costruiti appena sette esemplari (Series 1). È con la Series 2, presentata nell'ottobre 1976, che il modello trova la sua identità definitiva: William Towns disegna una carrozzeria a cuneo dalle superfici piatte, imposte anche dalla lavorazione manuale dei pannelli in alluminio, difficili da curvare in stabilimento.

Il risultato è una delle sagome più radicali mai viste su una berlina di serie, accostata per audacia a contemporanee come la Lamborghini Countach o la Lotus Esprit. La produzione, artigianale e lenta, richiede circa 2.200 ore di lavoro per ogni vettura destinata al mercato statunitense. Nel 1987 lo stesso Towns firma un ultimo restyling (Series 4), che arrotonda gli spigoli e sostituisce i fari a scomparsa con gruppi ottici tripli fissi.

Motore

V8 5,3 litri (Taraf: V12 5,9 litri)

Motore, meccanica e prestazioni

Sotto il cofano la Lagonda monta un V8 di 5,3 litri (5.340 cc) con doppio albero a camme in testa, in origine alimentato da quattro carburatori doppio corpo Weber ed evoluto, dalla Series 3, verso l'iniezione elettronica. La potenza dichiarata va dagli 280 CV a 5.000 giri/min della Series 2 fino a valori superiori nelle versioni a iniezione più recenti.

Alla trasmissione automatica Torqueflite a tre rapporti, di origine Chrysler e scelta dalla maggior parte dei clienti, si affianca un cambio manuale a cinque marce per chi cercava un carattere più sportivo. Le prestazioni erano di tutto rispetto per una berlina di lusso dell'epoca: velocità massima intorno ai 238 km/h e scatto 0-100 km/h in circa 8-9 secondi, a fronte di un peso a vuoto superiore ai 2.000 kg.

Anni di produzione

1974-1990 (versione classica); 2015-2016 (revival Taraf)

Tecnologia di bordo, tra innovazione e affidabilità incerta

  • Prima vettura di serie al mondo dotata di plancia digitale, con display a cristalli liquidi e comandi touch per climatizzatore e impianto audio
  • Sulla Series 3 i quadranti LCD lasciano il posto a display a tubo catodico (CRT), poi sostituiti da tecnologia a fluorescenza sottovuoto sulla Series 4
  • Interni rivestiti in pelle Connolly e legni pregiati, con climatizzatore elettronico e, su alcune versioni, persino un televisore a colori

Questa impostazione avveniristica ha però un costo: l'elettronica di bordo si è rivelata cronicamente inaffidabile, con quadri strumenti soggetti a malfunzionamenti, fari a scomparsa che si bloccavano e componenti digitali guasti con frequenza, tanto da valere alla Lagonda una fama di auto tanto affascinante quanto capricciosa.

Rarità, mercato del collezionismo e il revival Taraf

Con soli 645 esemplari costruiti tra il 1974 e il 1990, la Lagonda è oggi un'auto da collezione ricercata soprattutto da appassionati del design radicale degli anni '70-'80, più che da chi cerca un'auto d'epoca da usare quotidianamente: la manutenzione dell'elettronica originale resta infatti una delle sfide principali per i proprietari.

Il nome Lagonda è tornato in scena nel 2015 con la Taraf, una berlina di lusso costruita in appena 120 esemplari sulla piattaforma VH condivisa con DB9 e Rapide, animata da un V12 5,9 litri da 540 CV capace di 0-100 km/h in 4,4 secondi. Pensata inizialmente per il solo mercato mediorientale e proposta a oltre un milione di dollari, resta finora l'unico erede diretto della Lagonda originale.

Le generazioni della Lagonda

42anni di storia

1974—19751 anno

Series 1

Prima versione della Lagonda a marchio Aston Martin, una variante berlina a passo allungato della coupé V8. Ne vengono costruiti solo 7 esemplari, con motore V8 5,3 litri da 320 CV.

1976—19859 anni

Series 2

La generazione che rende celebre la Lagonda: carrozzeria a cuneo disegnata da William Towns, plancia digitale pionieristica e motore V8 5,3 litri da 280 CV. Le consegne ai clienti iniziano nel 1979.

1986—19871 anno

Series 3

Aggiorna la meccanica con l'iniezione elettronica al posto dei carburatori e sostituisce i display LCD con quadranti a tubo catodico, poi rivelatisi ancora meno affidabili. Ne vengono prodotti 75 esemplari.

1987—19903 anni

Series 4

Ultimo restyling firmato ancora da William Towns, con linee più arrotondate e tre fari fissi al posto dei gruppi ottici a scomparsa. Chiude la produzione della Lagonda classica con circa 105 esemplari.

2015—20161 anno

Lagonda Taraf

Revival moderno del nome Lagonda: berlina di lusso costruita in 120 esemplari sulla piattaforma VH di Aston Martin, con motore V12 5,9 litri da 540 CV e prezzo di lancio oltre il milione di dollari.

Domande frequenti sulla Lagonda

Quanti esemplari di Aston Martin Lagonda sono stati prodotti?

In totale furono realizzati 645 esemplari tra il 1974 e il 1990, suddivisi in quattro serie: Series 1 con 7 unità, Series 2, Series 3 con 75 unità e Series 4 con circa 105 unità.

Chi ha disegnato l'Aston Martin Lagonda?

Il designer britannico William Towns, autore della caratteristica linea a cuneo del 1976 e anche del restyling della Series 4 nel 1987.

L'Aston Martin Lagonda è affidabile?

Storicamente no: la sofisticata elettronica di bordo, dalla plancia digitale ai successivi display a tubo catodico, si è rivelata spesso inaffidabile, tanto da farle guadagnare critiche severe da testate come Time.

Che motore monta l'Aston Martin Lagonda classica?

Un V8 da 5,3 litri con doppio albero a camme in testa, alimentato a carburatori nelle prime serie e a iniezione elettronica nelle ultime, con una potenza che parte da 280 CV.

Esiste una versione moderna della Lagonda?

Sì, tra il 2015 e il 2016 Aston Martin ha realizzato la Lagonda Taraf, una berlina di lusso in soli 120 esemplari con motore V12 5,9 litri da 540 CV, pensata soprattutto per il mercato mediorientale.

Fonti

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