Storia e design: la berlina a cuneo di William Towns
La prima Lagonda a marchio Aston Martin nasce nel 1974 come variante a passo lungo e quattro porte della coupé V8, di cui vengono costruiti appena sette esemplari (Series 1). È con la Series 2, presentata nell'ottobre 1976, che il modello trova la sua identità definitiva: William Towns disegna una carrozzeria a cuneo dalle superfici piatte, imposte anche dalla lavorazione manuale dei pannelli in alluminio, difficili da curvare in stabilimento.
Il risultato è una delle sagome più radicali mai viste su una berlina di serie, accostata per audacia a contemporanee come la Lamborghini Countach o la Lotus Esprit. La produzione, artigianale e lenta, richiede circa 2.200 ore di lavoro per ogni vettura destinata al mercato statunitense. Nel 1987 lo stesso Towns firma un ultimo restyling (Series 4), che arrotonda gli spigoli e sostituisce i fari a scomparsa con gruppi ottici tripli fissi.
Motore
V8 5,3 litri (Taraf: V12 5,9 litri)
Motore, meccanica e prestazioni
Sotto il cofano la Lagonda monta un V8 di 5,3 litri (5.340 cc) con doppio albero a camme in testa, in origine alimentato da quattro carburatori doppio corpo Weber ed evoluto, dalla Series 3, verso l'iniezione elettronica. La potenza dichiarata va dagli 280 CV a 5.000 giri/min della Series 2 fino a valori superiori nelle versioni a iniezione più recenti.
Alla trasmissione automatica Torqueflite a tre rapporti, di origine Chrysler e scelta dalla maggior parte dei clienti, si affianca un cambio manuale a cinque marce per chi cercava un carattere più sportivo. Le prestazioni erano di tutto rispetto per una berlina di lusso dell'epoca: velocità massima intorno ai 238 km/h e scatto 0-100 km/h in circa 8-9 secondi, a fronte di un peso a vuoto superiore ai 2.000 kg.
Anni di produzione
1974-1990 (versione classica); 2015-2016 (revival Taraf)
Tecnologia di bordo, tra innovazione e affidabilità incerta
- Prima vettura di serie al mondo dotata di plancia digitale, con display a cristalli liquidi e comandi touch per climatizzatore e impianto audio
- Sulla Series 3 i quadranti LCD lasciano il posto a display a tubo catodico (CRT), poi sostituiti da tecnologia a fluorescenza sottovuoto sulla Series 4
- Interni rivestiti in pelle Connolly e legni pregiati, con climatizzatore elettronico e, su alcune versioni, persino un televisore a colori
Questa impostazione avveniristica ha però un costo: l'elettronica di bordo si è rivelata cronicamente inaffidabile, con quadri strumenti soggetti a malfunzionamenti, fari a scomparsa che si bloccavano e componenti digitali guasti con frequenza, tanto da valere alla Lagonda una fama di auto tanto affascinante quanto capricciosa.
Rarità, mercato del collezionismo e il revival Taraf
Con soli 645 esemplari costruiti tra il 1974 e il 1990, la Lagonda è oggi un'auto da collezione ricercata soprattutto da appassionati del design radicale degli anni '70-'80, più che da chi cerca un'auto d'epoca da usare quotidianamente: la manutenzione dell'elettronica originale resta infatti una delle sfide principali per i proprietari.
Il nome Lagonda è tornato in scena nel 2015 con la Taraf, una berlina di lusso costruita in appena 120 esemplari sulla piattaforma VH condivisa con DB9 e Rapide, animata da un V12 5,9 litri da 540 CV capace di 0-100 km/h in 4,4 secondi. Pensata inizialmente per il solo mercato mediorientale e proposta a oltre un milione di dollari, resta finora l'unico erede diretto della Lagonda originale.





