Dalle officine belliche alla nascita di un marchio
Il nome Ansaldo affonda le radici nell'Ottocento, quando Giovanni Ansaldo rileva nel 1853 un'azienda genovese dedicata alla costruzione di locomotive, navi e mezzi militari. Dopo la Prima guerra mondiale il gruppo cerca nuovi sbocchi per la propria capacità produttiva e decide di entrare nel settore automobilistico, dando vita nel 1919 a una divisione dedicata.
Il primo prototipo, disegnato negli anni precedenti e perfezionato nel 1919, sfocia nella vettura che verrà presentata ufficialmente nel marzo 1920. Da lì la produzione si sposta stabilmente a Torino, cuore dell'industria automobilistica italiana, dove Ansaldo Automobili resterà attiva fino ai primi anni Trenta.
La gamma: dalla 4A alla 4C, fino ai sei e otto cilindri
Il primo modello di serie, la 4A, monta un quattro cilindri con distribuzione bialbero in testa da circa 1.847 cc, una soluzione tecnica raffinata per l'epoca che contribuisce alla fama di affidabilità della vettura. Le evoluzioni successive, 4B e 4C, affinano meccanica e carrozzeria, mentre la versione sportiva 4CS diventa la punta di diamante della gamma.
- 4A/4B/4C: quattro cilindri OHC, circa 1.847-1.981 cc
- 6A/6B: sei cilindri da 1.991 e 2.179 cc
- Tipo 10: veicolo utilitario, prodotto su licenza anche in Cecoslovacchia dalla Wikov
- Tipo 18: sei cilindri da 2.783 cc
- Tipo 22: otto cilindri da 3.532-3.534 cc, al vertice della gamma
Dal 1928 Ansaldo propone anche autotelai per uso commerciale, impiegati per autobus e ambulanze, e nel 1929 arrivano le prime versioni pensate per il servizio taxi.
Corse, record e innovazioni di marketing
La 4CS sportiva viene affidata a un giovane pilota che si farà conoscere negli anni successivi in tutto il mondo: Tazio Nuvolari. Una 4C di serie, inoltre, stabilisce un record di percorrenza sulla distanza di 10.000 km, coperti in 138 ore, 35 minuti e 12 secondi.
Ansaldo si distingue anche fuori dalla pista: è tra le prime case automobilistiche italiane a utilizzare articoli redazionali a fini pubblicitari, arrivando a curare un proprio inserto, la Gazzetta Ansaldo, pubblicato sul giornale Auto Italiana. Sul piano estetico introduce inoltre le carrozzerie bicolore, soluzione allora diffusa soprattutto negli Stati Uniti e ancora poco comune in Italia.
La crisi e la fine del marchio
Le difficoltà iniziano presto: già nel 1921 il fallimento della Banca Italiana di Sconto, principale azionista del gruppo, mette in seria difficoltà i conti dell'azienda. Ansaldo Automobili prosegue comunque la propria attività per tutti gli anni Venti, ma la crisi economica mondiale del 1929, unita all'incapacità del management di adattare la gamma alle nuove richieste del mercato, si rivela fatale.
Nel 1932 il marchio viene assorbito da O.M. (Officine Meccaniche), ma la crisi non si arresta: macchinari e impianti finiscono per essere ceduti alle Officine Viberti, chiudendo di fatto la breve ma intensa parabola di uno dei costruttori scomparsi più apprezzati dagli storici dell'auto italiana.

